L’ultima eredità di Silvio: la disuguaglianza

12/03/2010 - La tassa di successione era sta presentata come un balzello ingiusto ed iniquo. Oggi però si scopre che senza quell’imposta riequilibratrice cancellata dal governo Berlusconi, nel nostro Paese si è ridotta l’uguaglianza e l’immobilismo sociale è nettamente aumentato La tassa

     
 

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La tassa di successione era sta presentata come un balzello ingiusto ed iniquo. Oggi però si scopre che senza quell’imposta riequilibratrice cancellata dal governo Berlusconi, nel nostro Paese si è ridotta l’uguaglianza e l’immobilismo sociale è nettamente aumentato

La tassa di successione è stata considerata negli anni passati una tassa ingiusta, un iniquo balzello, un furto perpetrato ai danni di chi, magari dopo anni di duro lavoro, aveva comprato una casa di proprietà, che poi non avrebbe potuto cedere con facilità ai propri eredi. Un tassa, quindi, impopolare (quale non lo è?) che sia i governi di centrosinistra, a cominciare da quello di Massimo D’Alema 1998, sia, manco a dirlo, quelli di centrodestra targati Silvio Berlusconi, hanno prima ridotto (solo per i redditi più bassi) e poi, come è accaduto qualche tempo dopo pure per l’Ici sulla prima casa, completamente abolito. Una notizia apparentemente positiva, se non fosse che – in un paese sostanzialmente immobile sul piano sociale come il nostro – anche l’eliminazione di quest’imposta ha contribuito ad accrescere, ulteriormente, le tante disuguaglianze sociali che opprimono ed impediscono, di fatto, lo sviluppo di questo paese.

IL BLOCCO DELLO SVILUPPO – Perché la scarsa mobilità sociale è uno dei mali che affliggono l’Italia. Come abbiamo detto qui, l’Italia è una società pietrificata, dove tutti, nel bene e nel male, sono e restano “figli di papà”, con gerarchie pressoché immutabili, dove il merito individuale e il talento contano quasi nulla e in cui, dunque, salire (o scendere) la scala è una possibilità minima, precaria e riservata a pochi fortunati (o sfortunati). Sono le conclusioni a cui si arriva leggendo lo studio dell’Ocse, “A family affair” che, dati alla mano, misura la mobilità sociale tra le generazioni nei paesi ricchi del mondo. Questo fenomeno non è nuovo, e ha molte cause: le barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro, nei percorsi professionali. Nell’ultimo decennio si è fatto più sensibile. Ma non per colpa del destino cieco e baro, ma per le scelte del legislatore italiano. Le mancate riforme sulle liberalizzazioni, le controriforme scolastiche, da ultimo quella di Maria Stella Gelmini. E anche in materia di fisco, i governi nazionali hanno operato non per favorire lo “sblocco” della società ingessata, ma in senso opposto. Il governo Berlusconi, in particolare, ha giustificato l’abolizione dell’imposta di successione come una misura per il rilancio dell’economia come una misura in grado di dare maggiore slancio all’accumulazione del capitale. Mentre secondo molti, questa è stata l’ennesima mazzata contro l’uguaglianza e la mobilità sociale.

L’IMPOSTA DI SUCCESSIONE – Lo spiega un’analisi su Lavoce.info sulle imposte di successione. Nel dibattito economico l’imposta di successione ha dei detrattori e dei sostenitori. C’è chi dice che l’imposta di successione è profondamente ingiusta e che comunque ha poco senso parlarne vista la marginalità del gettito prodotto. Ci sono però coloro che ne mettono in luce la progressività, che agisce sulla diseguaglianza. E’ un dato di fatto che i sistemi fiscali di gran parte del mondo prevedono questo tipo di imposte, e che esse suscitano spesso un acceso dibattito politico economico. Forse perché vengono viste come uno strumento per promuovere la mobilità sociale, evitando di cristallizzare le situazioni tra le generazioni. I dati della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane, recentemente pubblicati, consentono di valutare l’effettivo impatto della riforma sulla propensione a lasciare immobili in eredità. E di vedere quindi se la distribuzione della ricchezza e la sua mobilità tra le famiglie sia favorita o meno dalla riforma. Tenendo conto che nel nostro Paese la ricchezza immobiliare rappresenta l’87% del totale e che in Italia molto più altrove la proprietà delle abitazioni è distribuita tra i capifamiglia con oltre 50 anni di età..

     
 

66 Commenti

  1. libertyfighter scrive:

    “L’accumolo di immobili con lo scopo di sfruttarne la rendita non è dissimile dall’accaparramento di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato davanti allo stadio.
    Leggittimo certo, ma socialmente inutile, svantaggioso per l’utente, e non contribuisce in alcun modo a migliorare lo sport.”

    Anche questo è sbagliato. Infatti chi fa incetta di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato fa qualcosa di utilissimo. Infatti offre un bene limitato (i posti allo stadio non sono infiniti) e li vende a chi li valuta di più. Quindi lo speculatore non fa altro che allocare risorse scarse secondo la logica che queste devono andare a chi è disposto a fare più sacrifici degli altri per averle. Invece senza la speculazione, i biglietti andrebbero ai primi cazzoni che han fatto la fila al botteghino, magari alle 8 del mattino perché sono disoccupati e non hanno da lavorare, impedendo a persone che invece sarebbero disposte a pagarli di più di vedere la partita. La speculazione è un freno allo sperpero di risorse scarse. Impedire la speculazione significa permettere l’esaurimento delle risorse.

    • Amadiro scrive:

      Fa qualcosa di utilissimo solo a se stesso, dal punto di vista sociale ed economico è un inutile parassita.
      Chi compra i biglietti a prezzo maggiorato lo fà solo perchè può permettersi di comprarli, e preferisce pagare una cifra in denaro che sottoporsi a lunghe ed estenuanti file.
      L’accaparratore non crea nuovi biglietti, non migliora la qualità dello spettacolo, non devolve una cifra maggiore alla società sportiva che li ha emessi; la differenza tra il valore nominale del biglietto e quello finale a cui lo vende finisce unicamente nelle sue tasche.
      Tutto ciò che fà lo speculatore è di impedire l’accesso allo stadio ad alcuni per permetterlo ad altri.
      E’ un pò come se i primi avessero venduto il biglietto ai secondi, ma con la differenza che i guadagni della trasanzione finiscono unicamente nelle tasche dello speculatore.

  2. Pingback: L’Italia fuori dalla crisi? Forse, ma quante bugie

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