Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, ed è per questo finito spesso nel dimenticatoio.
Brasile 1998: il 2 luglio 1992 il Comitato Esecutivo di Zurigo assegna alla Francia, dopo 60 anni, l’organizzazione della 16ª Coppa del Mondo: battuti Marocco e Svizzera. Si cambia formula, colle finaliste che salgono a 32: i gironi della prima fase diventano 8 e passano agli ottavi solo le prime due. Purtroppo è mantenuta la novità di USA 94 dell’azzeramento delle ammonizioni a partire dalla fase ad eliminazione diretta, che rende più difficile la squalifica per cumulo di gialli. Già qualificato come detentore, il Brasile si presenta da grande favorito. Dovrebbero essere i Mondiali della definitiva consacrazione di
Ronaldo e in panchina c’è pure l’amuleto Zagallo (sempre presente in vari ruoli quando il Brasile ha vinto la Coppa). Si ha però la maledetta sensazione che il Brasile aspiri a diventare pentacampione senza dannarsi troppo l’anima: per poco non vi riuscirà. Inserito a tavolino nel Gruppo A (in modo da avere una finale coi padroni di casa, se tutto va come dovrebbe andare) il Brasile esordisce il 10 giugno a Saint-Denis contro la classica Scozia delle fasi finali, quella che pare farlo apposta a fermarsi sempre ai gironi iniziali. Infatti, 4 minuti e già è sotto: non bastassero i grandi nomi noti, Cesar Sampaio (poi scomparso dalle cronache) si mette in luce deviando di testa su angolo. Tempo mezz’ora e frana su Gallacher in piena area: rigore di Collins e pareggio. Come detto, la Scozia è assai masochista: a meno di un quarto d’ora dalla fine Cafú ci prova e Leighton respinge proprio sull’accorrente Boyd per il più beffardo degli autogol.
POI - La seconda uscita è un confortante 3-0 sul Marocco, che pure aveva ben impressionato contro la Norvegia (2-2 frutto delle papere di Benzekri): Ronaldo al 9’ segna la prima delle sue 15 reti mondiali. Proprio contro la Norvegia scatta il primo campanello d’allarme per la missione “mi piace vincere facile”: il Brasile è matematicamente primo e si risparmia, la Norvegia non rischia nulla e la noia regna sovrana. Fino al finale: al 78’ Denilson scatta, cade da solo, si rialza e serve l’1-0 a Bebeto. Scatta qui il duello in due mosse T.A. Flo-J.Baiano, vinto dal primo: all’83’ dribbling e pareggio, all’89’ altro dribbling e trattenuta fallosa per il rigore sorpasso di Rekdal. Sconfitta indolore per il Brasile, ma non per il Marocco, eliminato a vantaggio dei nordici dopo aver seppellito la Scozia, e urlante al complotto per farlo fuori. Il Brasile passa oltre e agli ottavi incontra il Cile, giunto fin lì con 3 pareggi: è un festival giallo verde e di Ronaldo. Il 4-1 finale è fin troppo stretto: C.Sampaio per due volte ringrazia una punizione di Dunga per la sua doppietta personale, imitato da Ronaldo che, non contento, centra pure due legni. Salas rende meno amara (si fa per dire) la batosta. Secondo tradizione si scrive che il Brasile ha trovato “la formula giusta”, ma in realtà questa rimane l’ultima gara pienamente convincente. Per ritornare coi piedi per terra, il 3 luglio coi danesi, occorrono due minuti: il tempo per Jorgensen di fare l’1-0. Certo, i sudamericani sono
tecnicamente migliori e al 27’ hanno già ribaltato la situazione con Bebeto e Rivaldo, ma non è affatto una passeggiata. Al 50’ R.Carlos dimostra che tutto sommato Hodgson aveva visto giusto nel definirlo poco abile nella copertura (e detto ad un terzino…): una sua assurda rovesciata mancata permette a Laudrupino di siglare il 2-2. Fortuna che 10’ dopo Rivaldo pesca il jolly da 30 metri sorprendendo Schmeichel ma fino al termine si suda freddo.
FINALE - E le cose non vanno meglio il 7 a Marsiglia, semifinale cogli olandesi. Il Brasile vince, ma ai rigori e ringraziando Kluivert che pur pareggiando all’87’ il vantaggio di Ronaldo spreca 3 ghiotte occasioni (ma anche il Fenomeno era riuscito a divorarsi il raddoppio facendosi recuperare quasi sulla linea di porta da Davids). Dal dischetto, è confermato lo stellone di Taffarel o, se preferite, che gli olandesi sono quasi peggio degl’italiani in tal frangente. Insomma, con qualche pericolo di troppo, il Brasile arriva in finale quasi riuscendo nel suo compito di non sudare troppo: avversaria la Francia, giunta all’ultimo atto praticamente senza attaccanti decenti (e pensare col senno di poi che nei 22 ci sono Henry e Trezeguet!). Ma la partita del 12 luglio è falsata irrimediabilmente dal malore che coglie Ronaldo a qualche ora dall’inizio, e sul quale ancora non s’è fatta piena luce: l’attaccante è formalmente in campo, ma in realtà coi suoi compagni è colla mente da tutt’altra parte. La Francia ne approfitta a piene mani, con un secco 3-0, aperto da due zuccate di uno Zidane fin lì in ombra, e chiuso nel recupero da Petit. Il Brasile si rifarà già nel 2002, mentre la Francia apre un’età dell’oro che in 5 anni la porta a vincere anche un Europeo e 2 Coppe delle Confederazioni.




L’articolo m’è piaciuto come spesso però sul falsata la finale non sono d’accordo.
Chiaramente è un mio parere personale: finale falsata nel senso che non so se in condizioni “normali” il Brasile avrebbe potuto vincerla, ovvero la Francia poteva batterlo comunque, ma quantomeno sono sicuro che se la sarebbe “giocata”, cosa che non ha fatto.
Mi pareva di vedere la Sampdoria contro la Roma subito dopo la morte di Mantovani: solo fisicamente i blucerchiati erano in campo, esattamente come il Brasile.