Stefano Caldoro dice di non saperne nulla, eppure a suo sostegno troviamo candidato Roberto Conte, già condannato per associazione camorristica. Intanto, la parlamentare calabrese del Pdl, Angela Napoli dice che non voterà per il suo partito. “In lista troppi impresentabili”.
“No alla candidatura di Roberto Conte, sono voti che non vogliamo“. Così, lo scorso 27 febbraio, poche ore prima della chiusura delle liste elettorali, Stefano Caldoro, il candidato berlusconiano alla presidenza della Regione Campania, solennemente prendeva le distanze dall’ipotesi di candidatura dell’ex consigliere regionale, condannato, in primo grado, a due anni e otto mesi di reclusione per concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Infatti, il giorno successivo, a liste presentate, Roberto Conte è risultato candidato con una lista collegata allo stesso Caldoro… Uno svarione, un sabotaggio di una “misteriosa manina” come adombra ancora lo stesso Caldoro oppure, come pare a molti altri, è solo un gioco delle parti con Caldoro che rifiuta di giorno ciò che Conte, magari, gli porta di notte?
UN CONTE POCO NOBILE - La sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Napoli sostiene che Roberto Conte per ben tre volte è andato a fare visita al potentissimo boss della camorra del rione Sanità, Giuseppe Misso. Secondo quando accertato dalla corte di Assise, Conte si sarebbe rivolto alla camorra per assicurarsi il sostegno elettorale in virtù di un “patto politico-mafioso”, per le elezioni regionali di due lustri fa. Conte, inoltre, avrebbe promesso agli emissari del clan Misso la chiusura di importanti “affari”, quella che avrebbe lui stesso definito “le vacche grasse dei lavori pubblici”. Sta di fatto che da allora, dal giorno di quella condanna in primo grado a quasi tre anni di carcere, Roberto Conte non ha mai rinunciato all’idea di una sua possibile rentrèe in politica e così, alla prima occasione buona, ha pensato bene di candidarsi. Lo ha fatto, per di più, salendo sul carro che alla vigilia delle elezioni quasi tutti danno per favorito: quello di Stefano Caldoro, il candidato “invisibile” come è stato ribattezzato dagli avversari del centrosinistra e, magari sotto voce, persino da suoi molti alleati.
“PARLO SOLO PER PRENDERE I VOTI” - Secondo quanto ricostruisce sulle pagine napoletane di Repubblica, Concita Sannino “ai telefoni ufficiali, Conte non risponde più. Ai suoi collaboratori lascia detto: “Voi non sapete dove sto“. Capita addirittura che sotto casa sua, in un parco residenziale alla periferia di Aversa, spicchi il manifesto di un altro candidato ma non il suo. Anche nel raggio di duecento metri, non un cartellone 6×3 che pubblicizzi la sua candidatura nella lista discussa. Un ripensamento? Forse in lui, si è incuneato in lui il tarlo del dubbio? Teme che la sua candidatura possa diventare un boomerang per il suo stesso schieramento politico? Macché! Conte, secondo chi lo conosce bene, da sempre alla propaganda appariscente, pacchiana e rumorosa tanto cara ad altri candidati (di tutti gli schieramenti), ha sempre preferito il contatto diretto, magari carsico: il cosiddetto “porta a porta”, poco appariscente ma dall’effetto assicurato. Che fine ha fatto, dunque, Roberto Conte? Secondo i “soliti bene informati” è in campagna elettorale, ovviamente fatta modo suo, in modo capillare e silenzioso. Un voto conquistato a colpi di promesse che, tuttavia, ai suoi interlocutori devono apparire assai concrete. Chissà se allo stesso modo di come lo apparvero, a suo tempo, al boss Misso, che raccontò agli inquirenti di aver ricevuto da Conte, tramite alcuni affiliati “100 o 120 milioni di lire”? Ad un cronista che l’ha intercettato al suo cellulare “privato” ha dichiarato: “Parlo solo per reperire i consensi, i v
oti. Poi soddisferemo i cronisti“. Davanti ad un ulteriore domanda del giornalista, Conte o avrebbe poi così replicato stizzito “Ma voi conoscete la mia voce? Chi vi dice che state parlando proprio con Conte?”. La consegna, da parte degli amici del centrodestra, é: silenzio. Silenzio d’oro, evidentemente, come recita il vecchio adagio popolare.



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