Interni

La legge, la pagliuzza e la trave

9 marzo 2010

Lacci e lacciuoli fanno comodo sempre quando sono gli altri che se li dimenticano

“La Legge! La Legge! Forma è sostanza!” Ma perché i sempiterni piazzaioli della Costituzione gridano tanto? E cos’è questa novità? Da quando mai sono diventati sfegatati partigiani delle formalità burocratiche? Li conoscevamo come cultori della legalità ma non patiti dei timbri e delle firme, di quelle leggibili e di quelle non leggibili. Ma non è stata sempre la loro grande specialità, il valore aggiunto della loro specialissima condotta civile, sulla quale dovevamo deferenti chiudere un occhio, andare “oltre la legge” in nome della democrazia, giacché stavamo e stiamo ancora vivendo in uno stato che è una “finzione” democratica, e non una democrazia “vera”? E se stiamo vivendo in una finzione democratica, dal regime democristiano al decennio craxiano, dal decennio craxiano al ventennio berlusconiano, perché fanno tanto i difficili su microscopici dettagli della storia? Quante volte i cultori della legalità hanno opposto alla “democrazia formale” la loro “democrazia sostanziale”? Quante volte i “magistrati democratici” hanno piegato il diritto alla loro creatività interpretativa in ottemperanza (visto che parliamo di timbri) alla loro missione civilizzatrice e non al loro ruolo di semplici amministratori della giustizia? Quante volte la sinistra ha tollerato se non benedetto le “okkupazioni” e gli scioperi selvaggi? Quante volte la sinistra ha appoggiato i “disobbedienti civili” di qualsiasi tipo contro una polizia “fascista” che voleva far rispettare le “regole”? Quante volte i giustizieri di Mani Pulite del rispetto scrupoloso delle regole formali – cioè della Legge – si son fatti beffe? Quante volte, sistematicamente, con metodo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, nell’ineffabile disinteresse democratico del Consiglio Superiore della Magistratura e della Associazione Nazionale Magistrati, dai palazzi di giustizia sono usciti verbali e intercettazioni coperti dal segreto istruttorio? Ma non sarebbe ora di riflettere su queste cose, cari giovani virgulti viola, invece di ripetere come pappagalli le solite cretinate che vi mettono in bocca?

POPULISMO – Dall’epoca post-Giolittiana la vita politica italiana è percorsa da un confuso radicalismo di massa che prima della seconda guerra mondiale ha trovato sfogo nel massimalismo di sinistra e nel fascismo, e con la fine della seconda guerra mondiale si è incanalato a sinistra nel mito tutto italiano della democrazia “incompiuta”. La grandissima parte della violenza politica del dopoguerra si è nutrita di questo mito. Se l’Italia è stata, ed è ancora, un simulacro di democrazia, una “forma” di democrazia e non la sua “sostanza”, perché si dovrebbe sottostare alle sue regole? Il malaffare, lo scarso senso civico, le “caste” date in pasto agli sciocchi, di cui oggi, come ieri, si fanno grandi lamentazioni, sono in realtà solo le turpi ma non mortali escrescenze di un male che è più profondo, e di cui sono portatori proprio i fautori della palingenesi dei costumi italici. Gran disprezzatori del popolo, quando non marcia compatto per idee belle e nobili, le loro, sono gli stessi che fin dall’inizio hanno messo moralmente sub judice la legittimità del nuovo ordine democratico-repubblicano, nella persona dei suoi rappresentanti. Ne hanno minato la fiducia alla base, introducendo un elemento generalizzato di sospetto, ed è questo che ha quasi soffocato nella culla il senso civico in Italia, e che ha quasi costretto la politica ad oscillare in continuazione tra utopia e piccolissimo, miserabile cabotaggio. E quindi, come per ogni Credo che si rispetti, non c’è niente di sorprendente che alla fine della giostra la parola dovesse realmente passare ai giudici. Fra questi demolitori, insospettabili, anche certi liberali al cento per cento (oggi) col chiodo fisso di una salvifica nuova classe dirigente. Che non arriverà mai, mettetevi il cuore in pace, perché di liberale in questa speranza non c’è nulla. Fra discorsi contorti ed allusioni, questo lavoro di demolizione prosegue imperterrito. Gustavo Zagrebelsky sarebbe assai stupito di vedersi catalogato fra gli aspiranti demolitori della democrazia italiana, e tardo interprete del sopramenzionato radicalismo di massa con tutta quella brutta compagnia al seguito. Ma lo è. Appena l’anno scorso in un’intervista su Repubblica diceva: «Si può notare quanto questo testo sia lontano dal cliché che fa del professor Bobbio un teorico della democrazia esclusivamente formale, cioè della democrazia come insieme di regole procedurali. Senza queste regole, non c’è democrazia. Ma non è vero che la democrazia si esaurisca qui. Non bastano le istituzioni; occorre che le istituzioni siano “alimentate da saldi principi” e questi saldi principi sono l’humus della democrazia. Occorre dunque che le forme della democrazia operino in una sostanza democratica. Bobbio, in questo campo, era tutt’altro che un formalista. Avendo appreso la lezione dalla teoria e dalla storia, sapeva bene che, senza sostanza, la democrazia si trasforma in un guscio vuoto che può contenere, cercando magari di nasconderla o di imbellettarla, qualsiasi sozzura e che ciò, alla fine, si rivolgerà contro le sue regole formali, rendendole odiose ai più. Se le procedure democratiche si riducono a una scorciatoia per gli interessi dei potenti di turno, è facile che la frustrazione dei molti possa essere indirizzata contro la democrazia, invece che contro chi ne abusa. L’origine del populismo è questa.» Anche volendo stare a questo gioco di parole, chi è poi che decide quali leggi siano meri orpelli retorici per i potenti di turno, e quali siano quelle “sostanziate” democraticamente? Non basta infatti che siano formalmente impeccabili; devono “vivere” in una società democratica nella quale «l’uguaglianza è una condizione onnipervasiva della democrazia. Senza uguaglianza di mezzi materiali e intellettuali, la libertà cambia natura e la democrazia si trasforma in maschera dell’oligarchia, cioè del regime del privilegio di pochi, non necessariamente i migliori, a danno dei molti, non necessariamente i peggiori, ma certamente i più deboli. Cioè: la democrazia, che dovrebbe essere il regime che bandisce tra gli esseri umani l’uso della forza, si rovescia nel suo contrario, cioè nel regime basato sullo squilibrio della forza. Da qui può venire una risposta alla sua domanda. Mai come in questo momento della vita della nostra società constatiamo tanta iniquità nella distribuzione dei beni materiali, delle conoscenze e delle risorse intellettuali.» E quindi, cari miei, senza questo eloquente incubo criptototalitario, questa “uguaglianza di mezzi materiali e intellettuali”, inconciliabile ovviamente con la libertà, ma che sta alla base, secondo Zagrebelsky, della democrazia, e da cui siamo irrimediabilmente lontani nell’epoca berlusconiana (per fortuna), le questioni formali non dovrebbero contare un fico secco. Altre sarebbero le priorità. Invece contano, e giustamente. Ma di cosa si è nutrito in tutti questi anno il menefreghismo italico per norme e regole, già abbondante per natura, se non del generale disprezzo per la nostra “democrazia” dispensato a piene mani dalle grosse teste pensanti della cultura egemone? Quello stesso disprezzo al quale hanno attinto, per altro verso, i fanatismi delle bande terroriste?

STORIA - Nel “Discorso sulla Costituzione” del 10 maggio 1793, Robespierre si dilungò in lungo ed in largo sulle libertà pubbliche, sulla necessità di limitare il potere dei governanti, sulla divisione dei poteri e tante altre belle cose. Il suo proposito era di “dare al governo la forza necessaria per ottenere che i cittadini rispettino sempre i diritti dei cittadini e che neppure il governo stesso possa violarli”. Ma che belle parole! E come somigliano a quelle dei nostri adoratori della Legge! Eppure eravamo all’inizio del Terrore. Per dare più pregnanza alla nobile astrattezza dei suoi discorsi sul governo ideale si scelse un esempio in negativo: « …l’Inghilterra dove l’oro e il potere del monarca fanno costantemente pendere la bilancia dalla stessa parte, dove lo stesso partito d’opposizione sollecita, di tanto in tanto, la riforma della rappresentanza nazionale solo per allontanarla, d’accordo con la maggioranza che apparentemente combatte. Una specie di governo mostruoso dove le virtù pubbliche non sono che una scandalosa parata, dove la legge consacra il dispotismo, dove i diritti del popolo sono oggetto di un aperto mercato, dove la corruzione è priva del freno stesso del pudore.» Corruzione, mancanza di pudore, leggi consacranti il dispotismo, opposizione collaborazionista se non complice. E parlava dell’Inghilterra, la patria della democrazia moderna, mica di Berlusconi.

14 commenti a La legge, la pagliuzza e la trave

  1. In realtà, non so quanto volutamente, tutto questo bel testo denso denso, lascia un po’ delusi. Perchè in fondo, come dice Zamax, ci si trova ad attaccarsi alla democrazia formale proprio in questo momento in cui siamo carenti di quella sostanziale. I principi democratici non permeano le nostre istituzioni (nè tantomeno la nostra società) e l’unico, l’ultimo baluardo per la difesa della democrazia dalle “caste” e dai “soprusi” sia rimasto proprio il rispetto formale delle regole.

  2. 1) Che oggi in Italia manchi una democrazia “sostanziale” è una balla tragica e colossale. Sono cose che fanno cascare le braccia. Che ricordano le balle tragiche e colossali degli anni settanta, quando in Italia c’era piena libertà per gli standard di allora – e comunque la si pensasse dei governi di allora – ma non solo: furono gli anni in cui le libertà individuali e i costumi fecero un balzo epocale nella nostra storia. Ma qualcuno – molti – parlavano di regime. Cattivi maestri. Fra qualche anno o qualche decennio qualcuno penserà alle cose che dice oggi, e si dirà: ma che cazzo dicevo?
    2) Non esiste la democrazia “incompiuta” perché non esiste alcuna “democrazia compiuta”. La democrazia non è cosa statica, un punto d’arrivo, che squalifica tutti gli ordinamenti politici del passato. Esiste solo la libertà e il suo espandersi col tempo. Ma la democrazia moderna ha bisogno di infrastruture materiali ed immateriali vastissime. I regimi aristocratici non erano “moralmente” peggiori degli odierni ordinamenti democratici. Erano i soli funzionali alla realtà – materiale ed immateriale – dei tempi passati. Nei paesi anglosassoni i regimi aristocratici si trasformarono piano piano in ordinamenti democratici. Non furono abbattuti.
    3) Volendo giocare con le parole, se qualcuno dice che la Costituzione è vecchia e deve essere cambiata, anche nella sua prima parte, non dice forse che c’è una mancanza di “democrazia sostanziale”? E che chi la difende come il Corano, attaccandosi alla lettera, è in realtà contro la democrazia?
    4) Non so quali siano i principi democratici che permeano le istituzioni. Questo è un discorso tipico di chi vuole sostituire al gioco democratico un Decalogo Valoriale nel quale si “sostanzia” la democrazia. Spesso lo usa chi vuole andare “oltre la legge” in nome della democrazia, perché i “formalismi” non farebbero altro che legittimare i “soprusi” e le “prepotenze” delle “cricche”. I casi meno gravi di queste manifestazioni sono quelli del tipo delle “affirmative actions” a favore di minoranze di vario genere: si elude il problema della violazione dell’universalismo del diritto, in nome di determinati “valori democratici”. I casi più gravi sono quelli del sovvertimento delle istituzioni. Va da sè che la stessa gente che parla di principi democratici allo scopo di superare i “formalismi” della democrazia, è la stessa che, quando gli fa comodo, si attacca a questi ultimi.

    • Purtroppo per le tue teorie il mondo è pieno di democrazie incompiute. Che tu ne sia d’accordo o meno la sostanza poco cambia. Anche io sono contrario, ma non ne rifiuto l’esistenza per questo.

      Quindi puoi “giudicare” le mie idee come “balla colossale”, fortunatamente siamo ancora in grado di esprimere idee e opinioni dissenzienti, come posso permettermi di confutare io dei ragionamenti che – purtroppo per noi – si regono su fragili assiomi più simili ad artifizi retorici che a prove sostanziose…

  3. giuspe

    da feticista della forma allora rilancio: di fatto tutti cornuti? di fatto il piú pulito ciá la rogna? di fatto la chiamata a correo di Craxi é il fondamento della nostra (ormai disastrata) democrazia?

    benissimo, non mi oppongo a tale raffinato (s)ragionare.

    peró lo voglio NERO-SU-(CAZZO)-BIANCO. lo voglio ratificato. FORMALIZZATO.

    dimodo che quando, da semplice cittadino, andró a confrontarmi con uno qualunque dei volti dello Stato (tasse, giustizia, sanitá, ecc, ecc, ecc) che – malgré soi – sia ancora normato da regole che mi si impone di rispettare io possa agitare in faccia al mio interlocutore un foglietto timbrato, una fotocopia della Gazzetta Ufficiale che dichiari “Si fa quel cazzo che ci pare, ognuno per sé, con ogni mezzo”.

    allora – e solo allora – vi daró ragione, o raffinati argomentatori degli Ultimi Giorni, e per sempre staró silente nel mio antro.

    [fino ad allora, cortesemente, andatevene pure affanculo]

    • stefania

      un po’ duro ma condivido.

    • Variatio5

      Giustamente duro. Perfetto.

    • STURMTRUPPEN ELEKTORALEN

      Più di vent’anni fa feci il segretario in un seggio elettorale. Credo che poco sia cambiato da allora. Eravamo tutti nuovi, presidente, scrutatori e sottoscritto, al grande dovere democratico. Io non mi offri certo per la seccatura. Feci un piacere al presidente che aveva bisogno di un disperato. Siccome eravamo tutti nuovi – e fessi – e il sottoscritto in più con una certa tendenza, spesso rimproverata, a fare un po’ troppo il “tedesco” – un po’ chiedevamo come fare, un po’ studiavamo il Manuale di Perfetto Skrutatore che ci era stato dato. Veramente fui Io a studiare Manualen e a dirigere operazionen di spoglio elettorale. Un vero e proprio rituale, un vera e propria liturgia, con ogni scheda tirata fuori una ad una, controllata, ribadita, e battezzata:

      3. Compiute le operazioni di cui all’articolo 67, il presidente procede alle operazioni di spoglio delle schede. Uno scrutatore designato mediante sorteggio estrae successivamente ciascuna scheda dall’urna e la consegna al presidente. Questi enuncia ad alta voce il contrassegno della lista a cui è stato attribuito il voto. Passa quindi la scheda ad altro scrutatore il quale, insieme con il segretario, prende nota dei voti di ciascuna lista.” (Art. 68 Titolo V Testo Unico Leggi elettorali)

      Fu sicuramente uno dei rari casi in cui in Italia si recitò questa commedia. Era bello sentire il Presidente, tutto compreso dei suoi doveri democratici, “enunciare ad alta voce” il contrassegno di lista. Dopo un po’ cominciarono le telefonate dal Municipio. Chiedevano dati. Telefonate sempre più nervose. Alla fine arrivo la condanna: eravamo gli ultimi, gli ULTIMI. Ma cosa stava succedendo lì da noi? Niente stava succedendo. Stavamo seguendo per filo e per segno LE REGOLE.
      Siccome sono ragionevolmente convinto che diciamo all’ingrosso nel 99% delle Sezioni Elettorali non si segua e non si sia mai seguito Manualen, che facciamo, invalidiamo tutte le Elezioni passate, presenti e verosimilmente future?

      • Variatio5

        Probabilmente eravate solo lenti. Ho fatto anch’io segretario o presidente di seggio, ho sempre seguito le regole e ho sempre finito insieme agli altri seggi. Esempio sbagliato, dunque, perché la mia esperienza dice che i seggi che finiscono per ultimi sono sempre quelli in cui ci si incasina, non tornano i conti, si è stati disordinati a tenere le schede, si litiga, eccetera. Ovvero tutto fuorché seguire le regole. Non sarà stato certo il tuo caso, perché siete stati precisini e puntigliosi, ma se sei “ragionevolmente convinto” che “all’ingrosso nel 99% delle Sezioni Elettorali” non si seguano le regole, questa è una tua (discutibilissima) opinione.
        Saluti.

  4. pietro

    In effetti gli scritti di Zamax sono dettati più dalla disperazione che da altro, la sua difesa di Berlusconi è dovuta al fatto che turandosi abbondantemente il naso e sperando di non essere tra quelli che ne pagheranno le conseguenze difende quello che ritiene il meno peggio, ma intanto la vanità e l’attaccamento alla poltrona di un vecchio rottame come Berlusconi sta portando nel PDL alla selezione dei meno capaci, e se Zamax trova sopportabile l’idea che le leggi in base alle quali sarà speso quel 50% del reddito che produce lavorando, saranno scritte e votate da una banda di incapaci buon per lui, come diceva quel tale “gli dei accecano coloro che vogliono perdere”.

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  6. ipazia

    Tu con questi Giacobini ce l’hai sempre a morte,Zamarion:ma che cosa t’hanno fatto?Non preoccuparti,che non verranno a tagliarvi la testa quando il vostro “Antico regime” crollerà sotto i colpi della corruzione e della insipienza,come quello ben più “Nobile” di allora.L’unica cosa che vi accomuna ai parassiti di Versailles è che avete messo in piedi un sistema di latrocinio rispetto al quale,però, il loro è stato un giochetto da educande dello Orsoline,e prima o poi, a qualcuno dovrete pur renderne conto.Ed allora qualche ingenuo tornerà a Piazzale Loreto,mentre i furbi si inginocchieranno sotto la “Grand’ala del perdono d’Iddio”,inteso come Vaticano,che li trasferirà in qualche paesino delle Ande argentine o in qualche oasi protetta dei deserti tunisini.

    • C’è l’antifascismo e c’è l’antigiacobinismo, che è l’anticomunismo nell’era postcomunista. Il primo si dichiara bello ed eterno, il secondo non vuole essere da meno, sennò per voi sarebbe troppo facile. La differenza è che l’antigiacobinismo è moralmente superiore, intellettualmente più profondo, e storicamente più scrupoloso. Laddove nell’antifascismo domina quasi incontrastato il populismo becero, l’antigiacobinismo si divide fra l’antigiacobinismo di tipo reazionario, con l’occhio di falco per i particolari ma spesso incapace di vedere le cose più in largo e in profondità, e l’antigiacobinismo illuminato, equanime, superiore agli accidenti della storia, magnanimo, nobile, tollerante, delizia del genere umano, ornamento della sua intelligenza, ecc. ecc. come il mio e di altri famosi uomini del passato.

  7. ipazia

    Come al solito ti fai capire poco,altrimenti ci potremmo divertire.La prima affermazione che ti esce dalla penna,che cioè i post-comunisti sarebberto dei giacobini, fa sorridere.Se i Giacobini hanno tratto tutte le loro fortune politiche dall’attivazione dei ceti medi in funzione antiborghese,questa è esattamente la posizione politica intorno alla quale ruotano alcuni dei successi berlusconiani.Se ne deduce che i tuoi strali si dovrebbero appuntare contro il Cavaliere,in luogo che contro il buon Bersani,che sembra orientato piuttosto ad inseguire gli interessi del grande capitale.

    • Ma il giacobinismo è una malattia dello spirito. Nasce in tempi democratici, è il partito del partito preso, mira al potere, si muove come una falange in mezzo alla società, e si sposò perfino con liberalismo ottocentesco prima che questo fosse epurato da una cordata più pura di giacobini. Certo, fu il marito ideale dell’ideologia comunista. In Italia, morta questa, e non avendo fatto conti onesti col passato, alla sinistra è rimasta il giacobinismo. Malgrado i cambi di nome. Onde per cui, in this crazy country of ours it’s always time for democratic emergency…
      E andiamo, annamo, vamo, ‘ndemo…

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