E’ un’Ansa di ieri, e probabilmente passerà inosservata: “«Sporco negro». Così un giovanissimo calciatore della squadra del Real Boccea di Roma, che milita nel campionato Allievi regionali, ha apostrofato più volte il portiere del Civita Castellana, un ragazzo di colore, durante la gara disputata domenica pomeriggio. Dopo l’ennesima frase razzista, il giovane di colore ha risposto per le rime al coetaneo. Ne è scaturito un parapiglia con scambio di calci e pugni. Per evitare che la rissa degenerasse, sono intervenuti i carabinieri che hanno redatto un verbale sull’accaduto”. Poi arriva la parte più tragica: “Secondo quanto si è appreso, alla scazzottata avrebbe partecipato anche il padre del ragazzo che ha espresso le frasi razziste, il quale, dopo aver scavalcato la recinzione del campo di calcio, avrebbe colpito il ragazzo di colore, che vive da anni a Civita Castellana. I carabinieri lo hanno identificato e,
probabilmente, verrà denunciato”.
Queste scene non sono esattamente una novità. Anche se raramente finiscono con i cari papà che scendono in campo per difendere i figli, si sentono spesso, ultimamente, nei campi di una città come Roma, frasi e frasette sempre più odiose. Sia in campo che sugli spalti. Anzi: soprattutto sugli spalti, dove signori di una mezza età inframmezzano, durante le partite dei figli, consigli decisivi ai giocatori a insulti ripetuti agli arbitri, conditi con qualche battutina un po’ pesante specialmente nei confronti del colore della pelle, ma anche – i più raffinati – verso “lo straniero” che “ruba il posto in campo” al figlio, che “all’ala renderebbe molto di più che lì in difesa, ma c’è lo straniero, e te pareva, pure qua è così“.
Ora, magari il genitore in questione è sceso in campo perché ha visto il figlio picchiato, e non c’entra niente quello che il ragazzo ha fatto prima. Magari no. Però questo clima (questa puzza) comincia a sentirsi in maniera molto distinta, nei campetti di periferia. Ma siccome succede lontano dai riflettori, fa notizia solo quando intervengono i carabinieri. Ecco, non sarebbe male che le televisioni, magari nelle settimane in cui il campionato è fermo e sono più libere, si facessero un giorno un giretto su questi campi. Basterebbe che un paio di troupe di Rai, Mediaset o Sky effettuassero una ricognizione pomeridiana, mandando poi il tutto in onda nell’ora di punta, per attivare i responsabili istituzionali di cotanto scempio. Sospensione di campionato, strilli, urla, vergogna et raccapriccio. Certo, durerebbe al massimo un paio di settimane. Ma sarebbe di certo meglio rispetto a questo insopportabile silenzio.
(Vignetta di Rectoverso)




E quando succede, quando mai viene ripreso qualcosa che non porti soldi. Fosse anche solo per investire nel futuro, nei nostri ragazzi.