Inchiesta

Con Bondi siamo agli ultimi giorni di Pompei?

9 marzo 2010

Varchi incustoditi, degrado, incuria e stato di abbandono per numerosi scavi in attesa di restauro. Dopo due anni di commissariamento voluto dal ministro Sandro Bondi, ecco in quale desolante stato versano gli Scavi archeologici “più famosi del mondo”: quelli di Pompei.

Commissariare Pompei non è servito a riportare l’area in un alveo di piena legalità e di rispetto delle regole, perché quest’atto non è stato il frutto di un progetto meditato, perseguito con continuità. Al momento direi che manca proprio un progetto, non esiste o, almeno, non c’è dato modo di conoscerlo“. Così, il Consigliere regionale Tonino Scala, ha denunciato pubblicamente lo stato di abbandono in cui attualmente versano gli Scavi archeologici di Pompei, patrimonio dell’umanità, sotto egida dell’Unesco dal 1997, che continuano a soffrire, duemila anni dopo la celebre eruzione del Vesuvio datata 79 dC, “dell’abbandono e dell’imperizia delle autorità“.

UNA CRONACA ELOQUENTE - Secondo quanto riporta il quotidiano partenopeo Il Mattino di sabato 6 marzo, gli Scavi sono rimasti incustoditi e per un paio d’ore alla mercé dei turisti. I cancelli sono rimasti inspiegabilmente aperti mentre era in corso un’assemblea sindacale indetta da Cisl, Uil, Flp e Rdb. Gli addetti alla sorveglianza erano impegnati nell’auditorium a discutere del loro futuro lavorativo e a contestare gli ordini di servizio emessi dalla Soprintendenza e diverse altre norme emanate dal Commissariato straordinario “all’emergenza”. Poco lontano, tra le antiche vestigia, i visitatori circolavano liberamente tra le ” insulae” e le famose Ville restate, come detto, prive di custodia. Chiunque, quindi, avrebbe potuto penetrare negli Scavi. Curiosi, vandali o peggio ancora ladri d’opere d’arte che avrebbero potuto staccare un mosaico oppure impadronirsi di una statua e così portarsela via. Di certo, molti turisti sono saliti sui ruderi di alcune colonne, in posa come antiche statue romane, per farsi immortalare in una “foto-ricordo”. I cancelli, dunque, sono stati spalancati alle 8,30, il consueto orario di apertura al pubblico, nonostante non fosse stata garantita la necessaria vigilanza a tutela del sito e dei visitatori, mentre la biglietteria, da qualche anno gestita da una società privata, continuava a staccare regolarmente i biglietti ai visitatori che, come tutti i giorni, affollavano il sito archeologico.

UN DEGRADO PROGRESSIVO - L’Italia è il paese con il più importante patrimonio artistico del mondo, tanto che da molti viene considerato il nostro “petrolio”. In realtà, con buona pace della ministra Michela Vittoria Brambilla, come abbiamo già ricordato,  la crisi economica ha colpito duramente pure questo nostro importante comparto, tanto che abbiamo perso posizioni rispetto ad altri nostri “competitors” internazionali. Eppure, siamo il paese col maggior numero di luoghi e monumenti protetti dall’Unesco. Ciononostante, l’Italia spende per la cultura solo 0,29% del Pil. Si pensi che dei due miliardi di euro previsti nell’ultima Finanziaria, la metà verrà utilizzata per il solo funzionamento del Ministero dei Beni Culturali. La Merryl Lynch, la nota banca d’affari americana, ha calcolato che l’indotto prodotto dagli Scavi di Pompei è solo il 5% del suo reale potenziale. E’ evidente, quindi, che c’è uno spreco palese di risorse accompagnato, allo stesso tempo, da un’evidente mancanza di progettazione e pianificazione per valorizzare al meglio questo nostro immenso patrimonio. L’incuria di cui parlano, ormai da diverso tempo, gli esperti ed i giornali, sta mettendo in serio rischio l’intera area archeologica di Pompei e il costituendo “Polo archeologico” con le vicine Ercolano, Stabiae ed Oplonti. Diversi archeologi, da qualche tempo, stanno lanciando l’allarme. “E’ ora di correre ai ripari ed in fretta”. Il governo Berlusconi, appena insediato, ha pensato bene di mandare l’ennesimo commissario nella speranza di turare una falla che, invece, proprio durante la fase del commissariamento si è ulteriormente allargata. “Un degrado progressivo e visibile. Nel quale precipita, anno dopo anno, il sito archeologico di Pompei. Ma le condizioni degli Scavi sono legate a quelle del contesto. Se non si risana il territorio, non credo sia possibile salvare l’antica Pompei“.

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