Memoria fotografica
07/03/2010 - Quando anche una disavventura spiacevole può rivelarsi utile Sono un turista vecchia maniera, uno di quelli che guarda le immagini lentamente fino a che scoppiano in cuore, lasciando una traccia indelebile nel tempo. Ma ultimamente l’età sta vincendo la mia
Quando anche una disavventura spiacevole può rivelarsi utile
Sono un turista vecchia maniera, uno di quelli che guarda le immagini lentamente fino a che scoppiano in cuore, lasciando una traccia indelebile nel tempo. Ma ultimamente l’età sta vincendo la mia memoria e, per quanto mi sforzi, le figure tornano distorte, confuse, come puzzle irrisolti di un bambino che mischia pezzi di scatole diverse. E allora anch’io ho indossato un cinturino attaccato ad una diavoleria giapponese, per imprimere su una memoria
elettronica le mie tremolanti visioni.
Sono all’antica, non capisco come anche nella mia classe, di ragazzini di famiglie perbene, si può nascondere un piccolo ladro, un monello attratto dall’oggetto più che dalle cose che può registrare. Così, entrato nel refettorio del Convento di S. Maria delle Grazie ho dimenticato tutto, ho abbandonato il mio corpo e ho cenato in mezzo ai discepoli, ho udito le parole di Gesù e mi sono scandalizzato per i suoi dubbi; ho sentito i miei calzari cozzare con quelli degli altri mentre, agitati, parlottiamo per discolparci.
Sono rimasto così, a contemplare la pazza inventiva di Leonardo, fino a che il quarto d’ora della visita è finito; uscito, ho smesso di fissare nella mia memoria tutte quelle figure e mi sono accorto della strana leggerezza della mia borsa, della caducità di quell’altra memoria fotografica, ormai sparita dal mio zainetto.
Subito ho volto il mio sguardo a quei ragazzini viziati e li ho visti difendersi, offesi dall’accusa che qualcuno avesse preso la mia macchina fotografica. La sera, in albergo, ho cercato di ritornare all’affresco di Leonardo, ma la mia memoria vi sovrapponeva i ragazzini offesi. Cercavo di ricordare Simone Zelota parlare incredulo con Matteo e Taddeo ma il suo viso aveva quindici anni: Tommaso era Francesco che non era entrato per seguire una ragazzina americana, Giacomo era Carlo che tranquillo mi assicurava che non ne sapeva niente.
Ricordandoli tutti mi sono accorto che uno solo non si agitava verso di me, ma discuteva con gli altri senza guardarmi. Come Giuda temeva di tradirsi incontrando il mio sguardo.
Quando, infuriato, sono entrato nella sua stanza, mi ha restituito la macchina fotografica confessando che sperava di ricavarci trenta euro, per un concerto con la fidanzatina.
Una volta a casa ho regalato a mio figlio la macchina fotografica e sono tornato alla mia memoria: messer Leonardo mi ha dimostrato che mi può essere ancora utile.












