Quando anche una disavventura spiacevole può rivelarsi utile
Sono un turista vecchia maniera, uno di quelli che guarda le immagini lentamente fino a che scoppiano in cuore, lasciando una traccia indelebile nel tempo. Ma ultimamente l’età sta vincendo la mia memoria e, per quanto mi sforzi, le figure tornano distorte, confuse, come puzzle irrisolti di un bambino che mischia pezzi di scatole diverse. E allora anch’io ho indossato un cinturino attaccato ad una diavoleria giapponese, per imprimere su una memoria
elettronica le mie tremolanti visioni.
Sono all’antica, non capisco come anche nella mia classe, di ragazzini di famiglie perbene, si può nascondere un piccolo ladro, un monello attratto dall’oggetto più che dalle cose che può registrare. Così, entrato nel refettorio del Convento di S. Maria delle Grazie ho dimenticato tutto, ho abbandonato il mio corpo e ho cenato in mezzo ai discepoli, ho udito le parole di Gesù e mi sono scandalizzato per i suoi dubbi; ho sentito i miei calzari cozzare con quelli degli altri mentre, agitati, parlottiamo per discolparci.
Sono rimasto così, a contemplare la pazza inventiva di Leonardo, fino a che il quarto d’ora della visita è finito; uscito, ho smesso di fissare nella mia memoria tutte quelle figure e mi sono accorto della strana leggerezza della mia borsa, della caducità di quell’altra memoria fotografica, ormai sparita dal mio zainetto.


