di John B (John)
postato alle 11:42 del 23 settembre 2008 in La rubricaTorna alla home

COSA FANNO AL CERN? - Una delle principali attività di ricerca del CERN consiste nel cercare di scoprire i segreti dell’infinitamente piccolo. Nel corso degli ultimi decenni gli scienziati hanno ipotizzato l’esistenza di una serie di particelle sub-atomiche (come i quark, ad esempio) che dovrebbero spiegare la composizione della materia e la natura delle forze che agiscono su di essa. Esiste un solo modo per verificare l’effettiva esistenza di queste particelle: far cozzare tra loro, a velocità elevatissime, le particelle che già conosciamo (come i protoni e gli elettroni) e studiare cosa succede. In conseguenza dell’urto, le particelle “nascoste” rivelano la propria presenza e sulla base delle loro caratteristiche e del loro comportamento si possono trovare conferme o smentite alle teorie degli scienziati. L’acceleratore di particelle LHC di Ginevra serve proprio a questo: due fasci di particelle vengono accelerati attraverso una specie di “ciambella” elettromagnetica con una circonferenza di ben 27 km e poi vengono fatti collidere in un punto preciso dove sono collocati i sensori che registreranno le tracce energetiche che si sviluppano dopo l’impatto.


L’ESPERIMENTO LHC
- Gli scienziati hanno scoperto da tempo l’esistenza dell’anti-materia, ossia di atomi che hanno una struttura opposta, speculare rispetto a quella della materia che conosciamo e in cui viviamo. In teoria, nel momento in cui è nato l’Universo (il Big Bang) si sarebbe dovuta generare la stessa quantità di materia e antimateria. Un po’ come se lanciassimo in aria milioni di monetine: statisticamente una metà dovrebbe cadere mostrando il lato “Testa” e l’altra metà il lato “Croce”. Invece, sembra proprio che l’Universo sia costituito di sola materia. Per risolvere l’enigma, i ricercatori del CERN hanno realizzato l’LHC, l’acceleratore di particelle più potente esistente al mondo, progettato per riuscire ad accelerare e far collidere due fasci di protoni a velocità prossime a quelle della luce: al momento della collisione i protoni si “schiacceranno” l’uno contro l’altro ricreando le condizioni di densità esistenti al momento del Big Bang. Proprio questa capacità ha innescato le critiche ed i timori di una piccola parte della comunità scientifica: nel momento in cui la materia viene portata a simili livelli di densità, si otterrà l’effetto di generare un piccolo buco nero con le conseguenze nefaste che abbiamo descritto più sopra. Il 10 settembre il gigantesco marchingegno (27 chilometri di circonferenza) è stato attivato, ma l’esperimento vero e proprio, lo “scontro” dei due fasci di protoni, avverrà il 21 ottobre.

UN RISCHIO CALCOLATO - I fisici nucleari del CERN avevano già analizzato i rischi di questi esperimenti sin dal 2003 e adesso hanno redatto una nuova analisi che tiene conto degli sviluppi della ricerca in questi anni. In sostanza i ricercatori del CERN fanno notare che l’LHC svilupperà livelli energetici molto inferiori di quelli generati dalle collisioni dei raggi cosmici che colpiscono la Terra quotidianamente. Se queste collisioni non hanno mai generato buchi neri, spiegano, non c’è ragione di temere che accada con le collisioni provocate nell’LHC. A dire il vero il promotore della contestazione nei confronti del CERN è stato il Prof. Otto Rössler, biochimico tedesco. Non vogliamo togliere nulla a Rössler, ma certi settori scientifici richiedono una vita di studi: un biochimico non può fare anche il fisico nucleare e viceversa.

RICERCA PURA - La storia della “fine del mondo” ha il merito di aver fatto conoscere all’opinione pubblica le ricerche che gli scienziati del CERN portano avanti da molti anni. Al contrario di altri settori della scienza, questo non sembra connesso a particolari esigenze commerciali, industriali o militari. È ricerca pura: lo scopo è quello di capire cosa siamo, come siamo stati creati e cos’è l’Universo in cui viviamo. Domande che abbracciano buona parte delle grandi questioni filosofiche e teologiche di tutti i tempi. Il lavoro del CERN può proiettarci oltre un confine della conoscenza che, forse, molti (anche tra gli scienziati) non intendono varcare e ciò può spiegare le vere ragioni dell’allarmisco che circonda l’esperimento. Il vero timore, forse, non è quello che il mondo finisca, ma che cambi drasticamente il modo in cui oggi lo vediamo.

COMMENTI (5)STAMPA - FALLO LEGGERE