Gruppo choc su Facebook contro down, scoperto l’autore

6 marzo 2010

È un diciannovenne cingalese che abita in una località isolata vicino Roma il promotore del gruppo-choc apparso nel febbraio scorso sul social network Facebook intitolato ‘Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down: è l’unica fine che meritano questi parassiti’, che aveva come logo la foto di un neonato down con la parola ‘scemo‘ scritta sulla fronte e che in poche poche ore era riuscito a raccogliere oltre 1.300 iscritti.

Lo hanno scoperto agenti del servizio di polizia postale e delle comunicazioni di Roma e del compartimento della Sicilia Orientale, che ha sede a Catania, coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo etneo. Il giovane, palesemente affetto da disturbi comportamentali e da tempo sottoposto a trattamento e assistenza psichiatrica, ha reso ampia confessione spiegando di avere promosso l’iniziativa soltanto per fare ‘trolling‘, la tendenza che spinge gli utenti a creare gruppi originali su Facebook per ottenere il maggior numero di iscritti possibile. Lo scopo era quello di ottenere un record nelle adesioni. Durante l’operazione gli agenti hanno sequestrato un ingente quantitativo di materiale informatico che è al vaglio degli investigatori. Il cingalese è stato denunciato dalla polizia postale alla Procura di Catania per istigazione a delinquere.

Il gruppo era stato collocato nella nella categoria Salute e benessere, ed era stato fondato ed era amministrato ‘Il signore della notte’ e ‘Il vendicatore mascherato’. Dati falsi, ovviamente, e nomi di fantasia dietro i quali si nascondeva il diciannovenne cingalese che è stato identificato dalla polizia postale che ha seguito le tracce lasciate su Internet. I proclami messi on line erano di questo tenore: «Perchè dovremmo convivere con questi ignobili creature… con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down – era sostenuto – sono solo un peso per la nostra società. Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori… io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell’usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature». E ancora: «Per non farli soffrire oltre questa è l’unica fine che meritano questi parassiti». Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna era intervenuta parlando di «atto indegno di persone civili, inaccettabile e pericoloso» e aveva annunciato che i responsabili «saranno perseguiti per il reato di istigazione a delinquere».

La prima segnalazione della presenza del gruppo-choc su Facebook che inneggiava all’eliminazione dei bambini down è arrivata lo stesso giorno della sua comparsa sul social network alla polizia postale del compartimento della Sicilia Orientale, che ha sede a Catania, che è stato il settore investigativo a avviare le indagini. Per questo, in applicazione della legge sui reati commessi su Internet, la competenza sul caso è radicata nel capoluogo etneo. Le indagini della polizia postale di Catania sono state coordinate dal procuratore aggiunto Michelangelo Patanè che ha aperto subito un fascicolo di reato contro ignoti che ipotizzava il reato di istigazione a delinquere e disposto l’immediato oscuramento e la cancellazione on line del gruppo su Facebook. La polizia postale ha poi individuato il ‘punto di partenza’ del gruppo, tramite accertamenti su codici di computer e server di Internet, risalendo alla casa dove sarebbe stato commesso il reato. Su delega della Procura di Catania gli agenti hanno fatto irruzione nell’abitazione dove hanno trovato e sequestrato il computer e il cingalese di 19 anni che ha subito ammesso le sue responsabilità e denunciato in stato di libertà.

(Ansa)

6 commenti a Gruppo choc su Facebook contro down, scoperto l’autore

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  2. Sardugno

    Non ho capito: cingalese o cingolato?

  3. Pietrangelo

    Noto con piacere che invece violare l’art 24 comma 2 della Costituzione Italiana (inviolabilità della difesa) non configura un reato…
    Il giudice che dovrà giudicare il cingalese non doveva conoscere le sue dichiarazioni autoindizianti (quindi inutilizzabili), invece le può tranquillamente leggere su tutti i giornali (e su Giornalettismo).

  4. Come volevasi dimostrare, nella polemica che ha visto Giornalettismo contrapposto nientepopodimenoche al Corriere della Sera, aveva ragione Giornalettismo: si trattava di trollaggio.

    http://www.giornalettismo.com/archives/52728/bimbi-down-facebook-censura-prossima/

    C.

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