Tv e giornali in questi giorni hanno parlato di risultati senza precedenti nella lotta all’evasione fiscale. Quest’anno si sono annunciati incassi straordinari, quasi prodigiosi, per mezzo degli accertamenti avviati dal Fisco. Peccato che la realtà, depurata dalla propaganda, sia diversa.
Lo scorso martedì 2 marzo, in una affollata conferenza stampa, è sceso in campo direttamente il grande Capo dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera che, tutto impettito, ha annunciato gli
“straordinari risultati ottenuti dalla sua Agenzia nel contrasto e nel recupero dell’evasione fiscale”. 9,1 miliardi di euro (nove virgola uno miliardi di euro) incassati nel 2009 contro i soli 6,9 miliardi (sei virgola nove miliardi) riscossi l’anno precedente. Un aumento di quasi un terzo (+32%), in soli dodici mesi! Merito, è stato il messaggio più o meno sottointeso, dell’operato del governo anche in questo campo. E’ andata veramente così? Davvero c’è stato *un* aumento così prodigioso dei ricavi fiscali dovuto agli accertamenti e alle auto-denunce come si è detto, oppure si è trattato solo dell’ennesimo artificio contabile, magari a fine propagandistico?
BEFERA NON DIXIT - Innanzitutto, per capire di cosa davvero stiamo parlando, bisogna dire che il gettito proveniente dagli accertamenti rappresenta meno del 5% del gettito complessivo, mentre il restante 95% proviene dall’adempimento spontaneo dei contribuenti. Lo avevamo già ricordato ma, alla luce di quanto si è letto ed ascoltato in questi giorni, è bene ribadirlo ancora una volta. In sostanza, se vi è stato (e nessuno lo vuole escludere, sia chiaro) un aumento degli accertamenti, questo non indica necessariamente che ci sia stato, allo stesso tempo, un efficace contrasto dell’evasione se quell’incremento è accompagnato, come avviene oggi, da un crollo verticale dell’adempimento spontaneo. Befera, del resto, questo non lo smentisce affatto. Quello che invece sorprende è l’esaltazione a fine “mediatico” che fornisce un ente “terzo”, ossia indipendente dal governo di turno, dei risultati dei suoi controlli omettendo, allo stesso tempo, di spiegare che in questo stesso periodo c’è stata una imponente perdita di gettito – vedi il pesante calo delle entrate fiscali, solo in parte riconducibile agli effetti della crisi economica – dovuto invece anche all’aumento dell’evasione fiscale. Come spiega una nota dell’istituto economico Nens: “Anche i risultati dei controlli illustrati dall’Agenzia delle Entrate, tuttavia, meritano un serio ridimensionamento. Nei 9,1 mld indicati dall’Agenzia come risultato effettivo della lotta all’evasione nel 2009, infatti, sono comprese alcune somme rilevanti che o hanno poco a che fare con l’evasione fiscale o costituiscono soltanto una mera accelerazione di procedure di riscossione o ancora, consumano ‘riserve’ di introiti non più replicabili“.
L’ARRIVO DI SILVIO - In realtà, le politiche adottate a partire dal maggio 2008 dal governo Berlusconi, hanno gravemente alterato il rapporto tra probabilità del controllo e misura
della sanzione da una parte e vantaggio conseguito con l’evasione dall’altra. Basta osservare l’andamento dell’Iva. Nel 2008, il gettito è diminuito in valore assoluto mentre è aumentato la sua base imponibile. Nel 2009, d’altra parte, la riduzione del gettito Iva è stato superiore in Italia rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. La legislazione sull’Iva non è cambiata in questi anni, eppure il gettito è calato molto più di quanto fosse legittimo attendersi per la crisi economica: è questa la dimostrazione più evidente, vista anche l’importanza dell’Iva nell’economia di un paese, del crollo dell’adempimento spontaneo.
IL TRUCCO C’È (E SI VEDE) - Procediamo per ordine, con l’invito a prestare un minimo d’attenzione poiché si tratta di poste contabili non sempre chiare che possono sfuggire ad un occhio non proprio esperto della materia fiscale. Nei ricavi dovuti ad accertamento d’attività, sono considerati ben 577 milioni di euro versati dalle ex società municipalizzate a “titolo di recupero degli aiuti di stato indebiti goduti negli anni novanta e dei quali l’Unione Europea ha disposto il recupero“. E’ evidente che tali introiti non hanno nulla a che vedere con la lotta all’evasione ma sono, al più, un recupero forzoso di un debito contratto con l’UE da queste società pubbliche. Inutile dire che sia nella comunicazione ufficiale di Befera, sia nei successivi lanci giornalistici, nessuno si è preso la briga di non considerare queste cifre al netto dell’evasione e del suo accertamento, e quindi di escluderle dal computo.
CONDONI, ERRORI ED UNA TANTUM - Oltre a ciò, una parte rilevante dei ricavi 2009 indicati dall’ Agenzia delle Entrate, proviene dalla conclusione d’importanti pratiche avviate nel 2006-2007 relative a diverse grosse società (come Telecom, per esempio) con capitali dislocati all’estero. Si tratta di centinaia di milioni accertati molti anni prima e il cui recupero è arrivato a termine dopo il classico disbrigo burocratico, solo nel 2009.



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Molto serio e rigoroso e chiaro, come sempre.
Chissà perchè queste analisi pochi media le fanno, limitandosi a riportare quanto contengono i comunicati di questi pseudo-tecnici come Befera (che si sta comportando, secondo me, in modo vergognoso in questi mesi, “truccando” le carte come un agit-prop berlusconiano qualsiasi).
La mancanza di un cane da guardia dell’informazione, non so se per incapacità tecnica o per “accondiscendenza” servile, rappresenta un’enorme anomalia. Anomalia che non si limita ai servi riconosciuti del padrone, e neppure ai nuovi “pratici” come Riotta, e nemmeno ai “terzisti” come Corsera e Stampa.
Anche i cosiddetti media “antiberlusconiani” sembrano incapaci di INFORMARE.
UN abbraccio e ancora complimenti
C.
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