Regionali in Lombardia, l’importanza di chiamarsi Riparbelli
06/03/2010
Roberto Formigoni, da 15 anni alla guida della regione più importante d’Italia, alla fine ce la farà. Difficile immaginare un’elezione regionale senza il re della Lombardia. Ma da questo brutto pasticcio delle irregolarità sulle firme sta uscendo malissimo: livido, rancoroso, grida al complotto ordito contro di lui. Dagli avversari, rei di chissà quali nefandezze, dalle quei comunisti delle toghe di Milano o da quei quattro gatti sparuti dei radicali. Sembra un clone malriuscito del suo imperatore Berlusconi. Forse un po’ più di stile non guasterebbe.
Perché, come sanno molti a Milano e dintorni, dietro le quinte dello psicodramma sul pesudo-attentato alla democrazia, forse risolto dal decreto salva-PdL, c’è una storia di ordinaria arroganza e di straordinario dilettantismo. Lo ha spiegato bene uno che se ne intende, Matteo Salvini della Lega Nord, quello dei cori antinapoletani sul web: “Se qualcuno si attacca al cavillo è perché qualcuno lo ha reso possibile”. Perché questa storia è un giallo. Un giallo tragicomico di lotte intestine nel PdL per un posto in lista, in una regione dove si sa che si vince facile.
Come in ogni giallo che si rispetti – anche se tragicomico come questo – un colpevole c’è. E in Lombardia si chiama Doriano Riparbelli, il numero 3 del listino di Formigoni. Berlusconiano doc, già assessore provinciale a caccia e pesca, dicono abbia scalzato proprio all’ultimo momento Paolo Cagnoni, collaboratore del ministro Sandro Bondi. Il povero Roberto Formigoni, il re dei lombardi, alla caccia del quarto mandato al Pirellone, si è inchinato al suo imperatore Silvio. Non ha potuto dire di no, dopo l’igienista dentale personale, il fisioterapista del Milan, e il geometra di Arcore, neppure all’addetto al palco dell’imperatore.
La richiesta, fatta solo poche ore prima della scadenza, pare venerdì notte, a liste e firme già raccolte, ha gettato un po’di scompiglio nelle truppe. Ma che ci vorrà, devono aver pensato nell’entourage del Re di Lombardia, a raccogliere 3500 firme in poche ore? Niente. E se ci fossero problemi, un modo si trova. E infatti, secondo le accuse dei radicali, è partita una raccolta veloce, moderna. Addirittura virtuale, anche con sms che chiedevano il numero della carta d’identità. Chissà se davvero ci è scappata qualche firma scarabocchiata in fretta di troppo. Tanto, devono aver pensato nell’entourage del Re di Lombardia, chi oserà controllare, opporsi. Chi oserà sbarrare la strada con inutili orpelli burocratici a sua maestà Roberto Formigoni?
Adesso la frittata è fatta e a porvi rimedio c’è probabilmente lo strappo del decreto di ieri sera. Certo un’elezione regionale in Lombardia senza il vincitore annunciato sembra una barzelletta. Ma la vera barzelletta è un’altra: e non è quella di aver voluto cambiare all’ultimo istante un listino già pronto, a poche ore dal voto, senza preoccuparsi “degli orpelli burocratici”. E’ la barzelletta tragica di un potere arrogante e sprezzante, che dura da tanto tempo, forse da troppo. A Milano e anche altrove. Tanto da credersi al di sopra del buon senso e del buon gusto, oltre che della legge.
Ma Formigoni, in un modo o nell’altro, alla fine ce la farà. Verrà riammesso e vincerà le elezioni. Però è molto triste vederlo gridare al complotto “comunista”, assistere alla raccolta di firme “a posteriori”, che è un’ammissione di colpa più che un segno di forza. Il segno di una parabola di un ex re che volge al tramonto, mentre la Lega nord, che queste scemenze per ora non le fa, sta ufficialmente al suo fianco ma sorride neppure tanto di nascosto. Pronta a raccogliere – forse prima di quanto non s’immagini – i frutti di tanta superficialità e di un arrogante dilettantismo. Tanto la colpa sarà tutta di Doriano Riparbelli.













E pensare che il “divo” Giulio sosteneva che il “potere logora chi non c’è l’ha”… Questi manco più una firma sono in grado di fare, tanto si sono logorati a spartirsi, come dicono da quelle parti, cadreghe e prebende (le inchieste di questi giorni, lo dimostrano, eccome!)
Comunque, adesso si vedrà come il loro provvedimento che impedisce i vari talk show televisivi darà i suoi frutti (avvelenati). Attraverso i loro tg riusciranno a dimostrare l’impossibile. Ovvero, che il loro decreto ha salvato la democrazia ed ha impedito il solito “complotto” ordito dalla sinistra giustizialista, dai magistrati militanti, dal kgb e… dal Cdr di Giornalettismo, ovviamente.
E poi, tanto per cambiare, Napolitano ha firmato, ancora. Lui sì che sa sempre firmare… Senza fiatare.
Leggo ” parabola di un ex re che volge al tramonto”
Da altre parti e da tempo leggo che anche per SB è iniziata la fine.
Ma siamo proprio sicuri ? Secondo me è ancora lunga, troppo lunga !
grazie a voi del Giornalettismo per questo attento, serio, concreto modo di fare giornalismo .
Grazie a te, grazie a tutti.
Ognuno di noi “Giornalettisti”, anche nella diversità di opinioni, cerca di farlo. E fa piacere, ogni tanto, sentirselo dire.
Un sorriso semplice
C.
vi chiedo: quante altre prove ci vogliono per convincervi della colpevolezza del re? Lo vedete lì davanti a voi, è nudo, cosa aspettiamo a decapitarlo?