Anonymous molla Wikileaks
di Maghdi Abo Abia - Perché gli attivisti abbandonano la creatura di Julian Assange al grido di "andate a morire tra le fiamme"
E’ finita. Niente più Anonymous per Wikileaks. Parole dure quelle del collettivo hacker,che è arrivato ad augurare ai membri della creatura di Julian Assange di andare “a morire tra le fiamme”.
IL BANNER - La rete hacker ha accusato il fu alleato di aver tradito la lotta originaria, ovvero quella finalizzata ad aiutare la libertà d’informazione e di aver tradito gli ideali di trasparenza per trasformarsi nel giocattolino di un uomo desideroso della ribalta, ovvero Julian Assange. Il gesto finale è stato la pubblicazione su Wikileaks di un banner il quale invita gli utenti a fare donazioni e condividere questa richiesta su Twitter. Una mossa già criticata in mattinata sul social network dal collettivo anonimo, con un pesantissimo tweet.
IL TRUCCO DI JAVASCRIPT - Anche perché questo banner sarebbe rimasto in bella vista finché l’utente non avesse compiuto “spontaneamente” la propria donazione. Il banner in realtà poteva essere aggirato, bastava avere una conoscenza base di Javascript, ma come ha ricordato il collettivo hacker, si tratta di una conoscenza non a disposizione dell’utente medio, il quale probabilmente manco sa cos’è Javascript. Quindi per Anonymous questo banner così studiato vuole raccogliere donazioni, e poco importa se l’informazione all’inizio doveva essere gratuita. Da qui la lettera aperta alla creatura di Julian Assange, per sancire il definitivo addio.
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PAGATE GLI AVVOCATI - Wikileaks sembra aver capito l’antifona, visto che il banner ora è sparito e la consultazione è tornata libera. La creatura di Assange ha tuttavia risposto ad Anonymous sostenendo come un banner non è una barriera a pagamento. Vuol dire che quindi la barriera si può aggirare, ma come hanno ricordato gli hacker, non si tratta di una conoscenza accessibile a tutti. Per Anonymous, inoltre, questi soldi sarebbero serviti per pagare gli avvocati di Assange, il che rende Wikileaks un mero giocattolino del suo creatore.
UN EDITORE PROTAGONISTA - L’australiano intanto è rifugiato da mesi nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, unico tentativo valido per evitare l’estradizione in Svezia e da lì la consegna alle autorità statunitensi. Da qui l’estrema necessità di soldi. La maretta, stando agli anononimi, non arebbe intaccato la stima del collettivo nei confronti di Assange, ma il suo concetto d’informazione libera è stato oscurato al punto tale che ormai si parla solo di lui.
TANTO TEMPO FA - Quanto è lontana “Operation Payback”. Nel 2010 Anonymous attaccò Paypal dopo che Visa e Mastercard bloccarono i finanziamenti per il sito di Assange. 24 ore prima vennero pubblicati i famosi “cable” che costarono il carcere alla talpa, Bradley Manning, Oppure quando Anonymous consegnò gli indirizzi e-mail degli 007 della Stratfor. Le Monde aggiunge che a seguito di quegli attacchi, nel 2011, Anonymous realizzò un proprio sito per la condivisione di documenti segreti, ovvero ”Par:AnoIA”.
UNA TEMPESTA IN UN BICCHIERE D’ACQUA - E’ vero. Anonymous potrà anche aver ragione accusando di cupidigia Wikileaks e di protagonismo Julian Assange. Ma probabilmente è stato proprio questo comportamento da “one man show” a tenere viva l’attenzione internazionale per così tanto tempo sul sito che nel 2010 fornì oltre 200 mila cable. Di questi nessuno apparve particolarmente pericoloso. Per lo più si è trattato di considerazioni a latere dell’amministrazione Usa su vari stati e diversi governanti, ma di sensibile ci fu poco.
LA LIBERTA’ HA UN PREZZO - Eppure era necessario tenere in piedi tutta la macchina. I server, i computer, un compenso a coloro che hanno lavorato per mesi nella speranza di creare un terremoto diplomatico. Missione compiuta. Il mondo però aveva deciso di colpire l’artefice di tutto questo. Anzi, gli artefici. Bradley Manning è prigioniero di un compound militare e nessuno sa come stia. Julian Assange si sta difendendo da una doppia accusa di stupro che pare un’evidente cavallo di Troia con al suo interno un biglietto di sola andata verso gli Stati Uniti. La libertà ha un prezzo, è evidente, e nel caso di Assange è davvero alto. E’ vero, esistono gli ideali, ma quando questi non riescono a conciliarsi con la realtà, allora bisogna fare buon viso a cattivo gioco, per il bene di tutti. E poi, nascono i mostri.
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