Clima: l’elettronica può aiutare a proteggerlo?

2 marzo 2010

Nei padiglioni dove si è svolta l’ultima edizione di “Electronica”, si è discusso molto di protezione dell’ambiente, e di come il settore dell’elettronica può contribuire. Al centro delle discussioni sui cambiamenti climatici c’è naturalmente anche l’automobile e, con essa, tutte le tecnologie che contribuiscono a ridurre le emissioni di anidride carbonica dai veicoli.

Peter Bauer di Infineon ha dichiarato che “Ci sono dozzine di dispositivi all’interno dell’auto che consumano energia e che possono essere “elettronicizzati” aiutando a ridurre i consumi; basta pensare a sistemi come quelli di riscaldamento e condizionamento, piuttosto che alle pompe di raffreddamento, che possono essere facilmente controllati elettronicamente“.

Stando agli studi di Infineon questa sostituzione di parti meccaniche con parti elettroniche, porterebbe infatti a una riduzione delle emissioni di CO2 di un auto di 3,5 tonnellate nel corso della sua vita.

Un commento a Clima: l’elettronica può aiutare a proteggerlo?

  1. Icy stark

    Ma anche no. E le emissioni di produzione e smaltimento (soprattutto il secondo) non li contiamo? Se le soluzioni sono di questo tipo allora basta non usare le macchine per tagliare del 100% le emissioni delle macchine. Ma tornando un po’ più in argomento, il problema attuale NON è il consumo efficiente di energia (come ci ricorda il paradosso di Jevons), ma una valutazione verosimile dell’impatto energetico (e volendo di inquinanti) circa la produzione di un qualsiasi bene.

    Se per fare un circuito di controllo analogico di una macchina produco (per esempio) 1kg di CO2, e tale circuito consuma 10w, mentre lo stesso circuito fatto elettronicamente consuma 1w ma la sua produzione richiede 10kg di CO2, quale è meglio? Ed una volta esaurita la loro vita, quali sono i costi di smaltimento?

    Dire che un circuito elettronico consuma meno e quindi è più ecologico è come dire che usare la bicicletta è più sano che usare l’auto. E’ vero, ma guardare solo al primo effetto ci può far perdere di vista altre cose importanti, spesso più importanti dell’effetto primario.

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