Storia di un marine statunitense sfigurato orribilmente in Iraq e ora usato dalla retorica americana come fulgido esempio di patriottismo.
La guerra in Iraq, nuovo Vietnam per gli Stati Uniti, è sicuramente il campo dove Bush e il suo
entourage hanno mostrato gli effetti deleteri della consegna a domicilio di democrazia e civiltà. Una guerra dove migliaia di ragazzi attirati da lauti compensi in salsa patriottica hanno perso e continuano a perdere vite tra Bagdhad e Falluja. Una guerra in continua evoluzione che, paradosso dei paradossi, il Nobel della pace, Barack Obama, non ha intenzione di far cessare: per fare un esempio a titolo informativo, nel 2010 sono stati previsti ed approvati circa 660 miliardi di dollari per le spese tra Iraq e Afghanistan. Insomma, una guerra che, con maschere piene di retorica e operazioni di chirurgia finanziaria, agli Stati Uniti d’America fa perdere la faccia sia dal punto di vista economico che di credibilità.
PROPAGANDA - Eclatante a proposito è il caso del sergente americano Richard Yarosh, marine ventisettenne, che tre anni fa in Iraq a causa dell’esplosione di un ordigno è rimasto sfigurato, perdendo l’uso delle articolazioni delle mani divenute deformi, le orecchie e avendo rovinato in maniera oramai irreversibile il viso per le gravi ustioni sulla pelle. La storia agghiacciante di Richard Yarosh non è ovviamente l’unica in questo tipo di esperienze tragiche (per chi ne volesse saper di più, si consiglia il documentario Body of war in onda momentaneamente su Current, canale 130 del bouquet sky), ma sicuramente è una delle più emblematiche: mentre per la maggior parte dei soldati tornati dai campi di guerra c’è una sorta di redenzione dal destino bellico che ha segnato la loro vita, per Richard Yarosh tutto ciò non è avvenuto, pur avendo passato gli ultimi tre anni in un centro riabilitativo, il Brooke Army Medical Center, per tentar vanamente di guarire. Il patriota americano, difatti, è al centro della logica propagandistica e retorica del governo americano: da poco è stato omaggiato di un ritratto con un suo primo piano col viso sfigurato, durante una cerimonia con tanto di bandiera a stelle e strisce svolazzante e inno nazionale seguito con la mano sul petto.
RETORICA DEL PATRIOTTISMO - Il ritratto, dipinto dall’artista Mattwell Mitchell, è
esposto al museo militare Smithsonian di Washington, affinché lo spirito patriottico e l’orgoglio nazionale possano far dire al malcapitato R.Yarosh quanto onore vi sia nell’essere americano. Richard Yarosh è l’emblema delle strategie retorico – ideologiche che stanno dietro la politica neo-imperialista americana (che si spera possa esser smentita dagli yes, we can di Obama): una retorica fondata sui monumenti alla memoria, sulle medaglie al merito, sulle pensioni d’indennità a vita, sui centri riabilitativi, sui ritratti celebrati in pompa magna; una retorica così subdolamente coinvolgente che cela bene ai semplici marines che alla fine di questa guerra economica saranno solamente loro gli unici a rimetterci la faccia.




Ok…ma in questa guerra si parla di 4500 morti in 7 anni di conflitto (Iraq) e poco più di 1000 in Afghanistan (americani). Se queste sono perdite per una guerra…lasciamo perdere!
infatti nelle guerre moderne il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili ciò non toglie che aver rovinato la vita a questo giovane e poi usarlo per la solita retorica nazionalista e patriottica sia una cosa abbastanza di cattivo gusto
E’ una cosa comune a tutte le guerre e tutte le nazioni. Qui da noi si glorificano ancora quei pirla dei fratelli Bandiera.
Quello triste è che ci sia gente che ci casca ancora in queste manifestazioni retoriche e opportunistiche, non che le facciano