The final Ricchiuti

The Final Ricchiuti #448

2 marzo 2010

Faremo come Noodles. Andremo a letto presto. Quando tutto questo che è qui e circondava noi sarà finito e quel che c’è per ultimo se ne sarà andato, quando verranno a staccarci l’ultimo post, quando quello che c’è C’era una volta questo Qualcosa sarà ancora qualcosa. Qualcosa di troppo. Poi ci penseremo. Tutte le volte che ci penseremo non saranno troppe o poche ma tutte le volte necessarie. Lo scambio di culla delle nostre esistenze sarà terminato. Tutto tornerà come prima. Al nostro posto. Chi starà peggio e chi ci andrà di persona a prenderlo nel culo, per tutte le volte che abbiamo fatto tardi con la vita vera, tutte le volte che siamo stati acqua che va ovunque e non un giro a vuoto, impegnati a farci troppo grandi e troppo noi. A far rumore in tutti i modi, farci onore in tutti i luoghi e andare a fondo in tutti i laghi. In tutti noi. Ad aspettarci. Invano. Eravamo irraggiungibili.

9 commenti a The Final Ricchiuti #448

  1. redmail

    Sovente o fatto presto con la vita vera e me lo sono preso nel culo lo stesso. Più che scelta di tempo è fortuna.

    • Compay Segundo

      Sovente o fatto presto con la vita vera
      —> ”sovente ho fatto presto…”
      Se aspettavi un momento il refuso restava nel calamaio.

      Qui per esempio te lo sei preso nel culo da solo. Puro contorsionismo.

  2. redmail

    Ho sempre apprezzato maggiormente Fat Moe, il vecchio Fat Moe, rispetto a Noodles. E mi spiego. Lui non è che un informatore. Partecipa nel ghetto con un piccolo punto di ‘ristoro e copertura’. E informa. Se richiesto. Del poco che sa. Non ha mai voluto essere in pieno della ‘koshernostra’. Subisce e non reagisce. Viene picchiato a sangue dagli italiani e dal guercio che li comanda, perchè loro sono la vera mafia usurpata. Ha il ‘magen david’ nell’insegna, ma in quel contesto è ridondante, è superfluo. Ma lui ce l’ha lo stesso, lo tiene lì.
    Noodles scompare. Riappare. Con Max va puttane e gangsterizza il ‘mondo piccolo’ per farlo ‘grande’.
    Fat Moe è sempre lì. Sudato. Obeso e tenero. Dal bancone dello ‘speakeasy’, filtra il ‘mondo piccolo’ come vuole che resti. E che forse resterà.
    Noodles trent’anni dopo, torna per assaporare il gusto della lingua con la sua meretrice preferita, per ripensare se era ancora così. Se era tutto ancora così. Fat, non ha quello scarto da compensare. Noodles con Max uole battere gli italiani, sul loro terreno migliore. Cerca Max al cimitero. Lui che si finge seppellito. Lui è senatore. Lui ha fatto i soldi. Lui scompare durante la rapina e riappare in villa. Lui è un ‘di più’ da ‘mondo grande’. Ma vuole essere invisibile. Per gli occhi di Noodles. Di tutti. Come Fat, ma di status opposto. Noodles guardava Deborah dal buco della serratura, che ballava. Fat gigionava grassottelo e sincronico per il Lower East Side, pensava ai panini, non bramava emancipazione violenta e donne impossibili. Non concupiva. Era sempre li. E non ha posti nella capella di ‘koshernostra’, neanche veri. Fat non ha post da inviare. E’ irragiungibile.

  3. ricchiuti

    si
    viva quel porco ebreo senza ambizioni e senza una vita

    • c

      Lo dico anche a te che sembri un tantino esaltato. Faceva Sergio Lenone e parlava di figa. Anche se dal cognome Lenone ( cognome di mestiere )induce a fiutare l’ebreo. Meditate gente meditate.

  4. redmail

    Perchè una storia di gangster ebrei e non italiani? Che sarebbe normale basta leggere il giornale e occuparsi di politica, come se ne occupa una massaia intenta a fare il tricot e smaltarsi le unghie delle fette? A Leone piacque il volume ‘The Hoods’ ( che dallo slang si traduce più o meno ‘i cacciatori’)di un certo Harry Gray in italiano tradotto dalla famiglia di Leo Longanesi ”A mano armata”.Che possiedo. Chissà perchè visto che la mafia ‘judia americana’ usava e usa il cervello ‘in prima facie’ ancora oggi e le pistole le usano di più i Gotti e il suo clan di ‘latinos’ palermitani. Ma alla editoriale piaceva così. Dicevo, il suo vero cognome di Grey, che era grigio solo di firma inglesizzato, in origine faceva Goldberg. Ma lo chiamavano Noodles cioè spaghetti.Perchè gli italiani erano sempre tra i coglioni. Leone lo trovò su una bancarella nel 1964 o 1965. E gli venne ”l’idea yiidish”. Facciamone un film anzi di più, un epopea. E lo volle conoscere di persona il ”Grey”.
    Poi Bob De Niro che legge Martin Eden sulla tazza del cesso è come me con i fumetti di Tex, quando non mi facevo ancora le seghe. Senza Amapola.E tutto fantasia.
    E Burt Young il guercio che comanda ”la combinazione” di mafia latina è un mito che travalica il cinema. E entra appunto in un maledetto speakeasy. Dove forse anche Fat col proibizionismo, si è fatto qualche soldino dollaruto e cazzuto.
    E lo stesso Fat una maschera di sangue pestata con il pistolone puntato sulla faccia e il pungingball dietro le spalle, in un tanto ‘forse’parlerò fottuti italiani. Mitico.
    Per lo meno la ‘yiddische connection’ non conosceva l’omertà e faceva fare la figura del Giuda agli taliani cattolici. Il tutto in 13 anni di lavorazione. Grazie Sergio. For Ever. ;)

    • c

      Io tutta sta faccenda della mafia ebraica e cattolica non l’ho mica capita!?? Che Sergio Leone facesse Sergio Lenone e volesse parlare semplicemente fi figa??? Ahhaahaa che grulli!

  5. Compay Segundo

    Sei un burrascoso antisemita. E’ cognome di virtù come Vitale, Tranquillo, Ardito e via discettando. Leone come un leone. Tipo Ricchiuti come la Metro Golddwin. Classe di regia.

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