La Rai sospende i talk show, e per Vespa è colpa di Santoro

2 marzo 2010

La decisione da parte della Rai di sospendere i talk show nell’ultimo mese di campagna elettorale per le Regionali è stata ovviamente presa malissimo da tutti gli interessati. Ma soltanto uno ha trovato il colpevole: Bruno Vespa. Il quale, in un’intervista al Corriere, se l’è presa con Michele Santoro: “Vogliamo essere onesti? La decisione della Rai, come quella della Vigilanza, ha un nome e un cognome: Michele Santoro. È un eccellente professionista, uscirà dalla Rai con una magnifica buonuscita per rientrarvi come autore di preziose docufiction (io sono uscito dopo 39 anni con 300 milioni di lire) Ma intanto è passato sulla par condicio con il garbo di Attila. Con accenti diversi, l’ha massacrata nell’arco dei decenni. Vorrei che mi si dicesse in quale grande tv pubblica e anche privata al mondo esiste un programma di prima serata in cui la vittima è costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all’opposizione…“.

Quindi? Dove vuole arrivare?Quindi non potendo sospendere solo Santoro in campagna elettorale, nonostante non rispetti le regole (basti rivedere i programmi del 2001) hanno cancellato anche le nostre trasmissioni. L’azienda ha una sola giustificazione: Santoro è lì per ordine del magistrato. Anche qui: trovate un Paese in cui il giudice ordina la collocazione perpetua di un programma in prima serata“.

La solita memoria selettiva di Vespa. Il quale fa passare un ragionamento che non reggerebbe nemmeno se fosse vero (se pure Santoro avesse violato le regole nel 2001, non si capisce come mai la Rai dovrebbe prendersela con il programma nel 2010), ma per giunta è pure falso: nel 2001, all’epoca della campagna elettorale, l’allora Polo delle Libertà aveva deciso di far saltare scientemente le trasmissioni del programma di Michele dando l’ok alla partecipazione in studio e poi non presentandosi. Secondo i regolamenti, Santoro non poteva andare in onda proprio a causa della legge sulla par condicio: in questo modo il centrodestra pensava semplicemente di boicottarlo sfruttando un cavillo legislativo, a cui la redazione rispose invitando giornalisti in rappresentanza di opinioni e ragioni della coalizione. Da qui la condanna dell’Agcom: formalmente corretta, per carità, ma da qui a fargliene una colpa ce ne passa.

Riguardo invece il giudice che costringerebbe la Rai a mandare in onda Santoro, anche qui la storia è leggermente diversa: in realtà c’era un contratto che obbligava la radiotelevisione pubblica a mandare in onda un programma in prima serata, un contratto che l’azienda violava per obbedire ai diktat bulgari della politica. Il giudice è intervenuto a ripristinare una situazione che di fatto era ingiusta, visto che non rispettava impegni firmati dalla Rai. Anche qui, definire tutto ciò “un obbligo del giudice” è una forzatura. Una di quelle che deontologia e leggi non dovrebbero consentire. Ma tanto lui è Vespa: che je frega?

2 commenti a La Rai sospende i talk show, e per Vespa è colpa di Santoro

  1. marblestone

    Dovrebbe andare in onda anche perchè fa ascolti e share ben più alti di Vespa…

  2. Grif

    Vespa ha centrato il punto: se tutti fossero servili e leccaculi probabilmente questo provvedimento non sarebbe mai stato preso.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>