E’ tempo che le tradizioni tornino a sollevare questo popolo infelice dagli abissi di un tristo presente
B11, 26° puntata: forse molti di voi sottovalutano l’importanza della tradizione orale popolare, memoria storica di una civiltà che purtroppo sta scomparendo, ma che per secoli ha portato avanti i valori, le tradizioni, le vicende personali, le storie e la Storia,gli eroi i miti e i dannati; in poche parole il modello culturale di un popolo, con tutti i riferimenti alla vita, alla cronaca, agli insegnamenti degli anziani eccetera. Ebbene, il B11 vuole (e deve) essere non solo momento di divulgazione sportiva “altra”, ma anche strumento di protezione e conservazione di quegli elementi culturali e sociali citati di sfuggita pocanzi; e il
giuoco del calcio si innesta benissimo in questo ambito, essendo egli (il calcio) una delle espressioni più lampanti di questa sottocultura (non in senso dispregiativo) popolare, senza voler per questo dare giudizi di superiorità o inferiorità rispetto agli altri sports o alle altre culture più o meno vicine. Per cui questa settimana tenteremo proprio questo esperimento, andando a elaborare il B11 come lo avrebbe redatto mio nonno, senza altri mezzi di comunicazione che la rima cantata, e senza altri luoghi di comunicazione che il baretto sotto casa.
Un-due-tre:
Julio Cesar (portiere – Inter): osteria nummero uno / drento l’area n’c’è nisuno / ce sta solo un gran portiere / para pure cor sedere / Dammelammè biondina dammelammè biondà!

buahahahah! Imbecille, l’hai fatto davvero!
“Il de vulgaris BXI”
Giureresti sulla correttezza dell’espressione?
pare che solo luciano abbia imparato a cantare nel dialetto della città dove gioca (anzi no, pure ledesma)