Chi l’ha visto e il video del bimbo portato via a forza dalla polizia
di Tommaso Caldarelli - 11/10/2012 - Ieri il servizio durante la trasmissione di Federica Sciarelli
I padre, un commando di assistenti sociali, e, sopratutto, i carabinieri, hanno letteralmente fatto irruzione ieri in una scuola di Cittadella (presso Padova) e, entrati in una classe, hanno chiesto a tutti i bambini di uscire prima di prelevare uno dei piccoli, letteralmente di peso.
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LASCIATEMI IN PACE - Il bambino urlava e chiedeva in ogni modo di essere lasciato in pace. Ma i carabinieri hanno dato esecuzione ad una ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia che hanno deciso che la patria potesta’ del minore deve andare solo al papà, con collocamento in comunità specifica. Ieri, a Chi l’ha Visto, è andato in onda il video – certamente non di alta qualità – ripreso da una parente della madre al momento dell’uscita dalla scuola.
Il video mostra chiaramente una donna che corre verso un gruppo di persone e comincia ad urlare, poi il ragazzino sollevato a forza e portato per alcuni metri verso un’auto dove poi e’ stato caricato.
PARTONO LE DENUNCE - Il piccolo chiama la donna “zia”, ma a questa persona le forze dell’ordine dimostrano di rivolgersi con assoluta arroganza: “Io sono un ispettore di polizia, lei non è nessuno”. Secondo Notte Criminale uno degli assistenti sociali ha diagnosticato al bimbo in classe, che si era aggrappato al banco e non voleva lasciarlo, una malattia non riconosciuta dalla comunità internazionale, la cosiddetta sindrome da abbandono parentale. La famiglia del bambino ha già affermato che procederà con denuncia nei confronti dei metodi “disumani” con cui il bimbo è stato trattato, e i genitori della scuola manifesteranno oggi davanti all’istituto.
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sindrome di separazione affidati a un specialista ti cura magari con il ritalin, la polizia dopo la Diaz fa il resto?
Non sa chi sono io uno due tre viva pinoche.
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ADHD e PAS:sti ciarlatani non hanno mai tregua,ogni giorno nasce una nuova “malattia mentale”.Mi sa che l’unica malattia mentale si chiama psichiatria.
L’ADHD ( iperattività)che c’entra?
E’ tutta un’altra cosa, ci sono bambini che sembrano mossi da un motore, non riescono a stare fermi ed attenti neppure mezzo secondo o si arrampicano sui muri.
L’ADHD esiste,l’unica cosa è stare attenti alle diagnosi facili ( che ormAI SONO STANDARDIZZATE) , capire se possono esserci motivazioni psicologiche ( e in quel caso è più difficile parlaRE DI ADDHD) a non eccedere come in America, dove la curano coi farmaci.
La “sindrome di Stoccolma” non esiste?
Sì, esiste… e speriamo che quel poveretto di figlio ne sia sensibile, nel senso che possa presto attaccarsi ad almeno una figura fra i suoi aguzzini ( era in questo modo che funzionavano le terapie gardneriane più forti, che ti credi?).
Certo, questo lo renderà infelice , come chiunque nasce sfortunato, perchè la sindrome di Stoccolma è patologia , non normalità… lo renderà più esposto a diventare vittima di persone cattive e insensibili che lo sfrutteranno e lo maltratteranno per tutta la vita ( salvo “botte di culo” paurose), ma al momento la sindrome di Stoccolma è la soluzione migliore per quell’infelice.
I sintomi patologici psichiatrici, in fondo sono un adattamento a una situazione traumatica e dolorosa e spesso rappresentano la migliore soluzione che l’organismo riesce a trovare in quel momento: peccato solo che poi si portino dietro per tutta la vita.
La sindrome di pas invece non esiste, tant’è che ormai pure nei siti meno critici( seppur nati con buone intenzioni, tipo “no alla violenza sulle donne”) si parla semplicemente di P.A.S e non più di sindrome di P.A.S come andava di moda qualche decennio fa, prima che la teoria subisse feroci critiche per come era impostata.
Au revoir…
!
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io la sto vivendo! cosa vuoi sapere ? so tutto di lei ormai e’ una mia amica:D
MANCA UN COMMENTO.
ciao Zeman… posso essere indiscreta ? Ovviamente se vorrai rispondermi.
Che significa che stai vivendo la sindrome di Stoccolma?
Rosa , non preoccuparti, ma e’ cosi’. lo so con certezza, perche ho fatto un esame anni fa all’univ. sui meccanismi di difesa, ed oggi ricomosco di esserci dentro in pieno.
pace , Rosa , sara’ quel che sara’!
Ciao Zeman , ti scrivo due righe , poi mi addormento perchè sono molto stanca.
Anch’io credo di usare la sindrome di Stoccolma come difesa.
Ci sono tante teorie, da quelle più “biologiche” (allearsi col rapitore aumenta la possibilità di sopravvivenza ) alle più psicologiche. Io ne sostengo una in particolare.
La sindrome di Stoccolma è tipica di bambini che hanno subito traumi e/o carenze affettive.L’affetto che soffoca e che plagia invece causa altri sintomi, ma non questi, perciò io sono nettamente contraria a questo distacco così brusco e traumatico.
Io credo che ora Leonardo, che sta subendo un trauma ENORME, stia iniziando ad elaborare qualcosa di simile alla sindrome di Stoccolma per per riuscire a salvarsi ( quando era con la madre non ne aveva bisogno) e spero che ci riesca, anche se ovviamente in sè tale sindrome è patologica.
Speriamo che riesca a superare tutto questo mantenendo la sua integrità di persona.
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Zeman, voglio raccontarti una cosa: ho conosciuto un bambino non italiano ma adottato in italia, che secondo gli operatori del suo Paese era stato salvato da una situazione di povertà e disagio: ha passato varie fasi che ora non ti sto a raccontare, ma a un certo punto ha iniziato a estraniarsi e se riuscivi a comunicare con lui ti accorgevi che idealmente viveva nel suo Paese con altre persone , non Italia insieme a noi.
Ha iniziato a ricordare di avere avuto una mamma, dei fratellini, mi descriveva persino i piccoli maialini che c’erano lì. Ma spesso era assente, vuoto, perso… come se tornasse indietro alla sua vita interrotta. In altri, ( rari) momenti ci teneva invece a sottolineare di essere un “ragazzo italiano”
Quel bambino aveva un buco dentro, la difesa della sindrome di Stoccolma non aveva funzionato con lui,o non era bastata, il trauma era stato troppo forte .
Io poi l’ho perso di vista , ma so che nell’adolescenza ha avuto dei problemi con sintomi anche gravi, spesso diceva”Mi vengono a prendere, arrivano”( si riferiva presumibilmente al ricordo di quando l’hanno portato in istituto).
Per questo io tremo di fronte ai teorici di Gardner , soprattutto se adottati come panacea in modo acritico: ogni caso è a parte e ogni caso merita una riflessione a parte in base al singolo contesto, la carattere, ecc: mi chiedo se chi ha redatto le diagnosi e chi le ha applicate conosceva Leonardo, la sua mamma , il suo papà.
Dopo questa esperienza , mi fanno anche ridere i razzisti: quel bambino era straniero, ma quando entri in contatto così intimo con qualcuno, ti rendi conto di come le barriere esterne siano futili e vuote.
Ho anche dei sensi di colpa, perchè penso che avrei potuto e dovuto fare molto di più per lui.
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Scusami se ti ho rattristato, non volevo: questo non sarà certo il caso di Leonardo,in fondo lui è seguito da persone competenti(???… condivido il tuo giudizio riguardo ad assistenti sociali, psicologi et similia) ma se potessi parlare con il padre gli racconterei questa storia , ancora più nel dettaglio.
E non credere che l’aver tolto quella parolina “sindrome”, sia cosa di poco conto: finchè era una sindrome , si pensava che avrebbe causato danni psicologici enormi ai ragazzi, e i metodi più bruschi venivano giustificati per un bene superiore.Ora non più, il fine non giustifica più i mezzi.
Un rapimento come questo, a volte è un atto di giustizia per un padre angariato ( non so in questo caso), ma bisogna sapere, prima di scegliere se compierlo o meno, che viene fatto sulla pelle del figlio.
A meno che la madre non sia proprio fuori di testa e non solo un’egoista, ma allora si esce dal concetto di pas.
Rosa – Ah perchè ti si deve forse spiegare che i problemi relazionali tra genitori e figli non causino gravissimi problemi in età adolesciale ed adulta? Davvero non ci arrivi da sola? E’ grave se è così. Senza offesa. DSM IV 60.21
p.paolo poldrugo il bambino non viveva la sindrome di stoccolma con la madre, se intendevi dire questo; la sta vivendo ora.
Se anche la madre l’avesse plagiato , non è quel genere di plagio che causa s.d.s.
Ora sta vivendo un tipo di plagio che causa s.d.s. secondo me…
Sì
Manca la prima risposta a paolo
La riscriverò stasera, altrimenti la seconda risposta non ha senso.
Buona giornata a tutti…
gp
Trovo assolutamente incredibile che nessuno si metta nei panni del padre a cui una ex-moglie negava qualsiasi interazione con il figlio da tempo. Spero che nonno e zia sia condannati per oltraggio a pubblico ufficiale. Dovrebbero condannare pure la madre per avere non ottemperato a un’ordinanza del giudice per ben due anni. Complimenti all’ispettore di polizia per aver gestito alla grande una situazione assurda creata dai parenti della ex-moglie. Meno male che c’e’ qualcuno che fa il suo mestiere.
Io trovo incredibile quello che hai scritto.
Ma ci pensate che quel ragazzino e’ stato improvvisamente STRAPPATO dal suo mondo e da tutto quello che gli dava sicurezza? Ora e’ costretto a vivere con degli estranei in un istituto! E tutto per l’egoismo del padre ( e anche della madre, certo)
Era doveroso risolvere il problema cercando altre strade.
ma quale sicurezza??? era terrorizzato costantemente da madre et company. ma poi cazzolina, come fai a dare dell’egoista al padre???
Non era terrorizzato dalla madre, forse plagiato.
Comunque sia voleva restare con lei, certo non finire in un istituto con degli estranei.
Il padre e’ un egoista perché non ha affatto a cuore il benessere di suo figlio, pensa solo alle sue ragioni, altrimenti non gli avrebbe mai fatto quella vomitevole violenza… E’ tanto sicuro, il padre, che suo figlio un giorno capirà il perché debba vivere in un ambiente estraneo e non con la madre. Che cosa crede che otterrà comportandosi così? Io lo odierei tantissimo un genitore cosi!
Bisognava intervenire in altro modo, non so come, magari convocando facendo seguire costantemente da esperti sia il ragazzino che la madre…
La vecchia storia del re Salomone e delle due madri è sempre indicativa per stabilire il vero amore genitoriale, che dovrebbe consistere nel desiderare la felicitò dell’altro, anche a costo di rinunce.
Io mi metto nei panni del padre, ma se davvero la madre terrorizzava il piccolo, doveva pretendere che fosse fermata lei ( messa agli arresti domiciliari per inadempienza di un ordine del giudice) e creare momenti di contatto via via sempre più fitti, ma non doveva traumatizzare ulteriormante il bambino: mi dispiace, ma se riguardo al comportamento della madre non abbiamo visto nulla e possiamo solo presupporre che il suo non sia vero amore, il comportamento del padre lo abbiamo visto tutti e siamo certi che il suo non sia amore per il bambino , ma egoismo: lo trascinava via per gambe e braccia senza una parola di conforto e rassicurazione, senza un gesto di affetto.
Il vero amore è capace di rinuncia per il bene dell’altro, e qui i casi sono due: o la madre plagiava il figlio ma non gli rovinava la vita, e allora il padre aveva il diritto di agire in mille modi, ma non di fare quello che ha fatto, oppure ella gli rovinava effettivamente la vita, e allora lui sbaglia ora dicendo che la madre deve collaborare e che il bambino deve evere due genitori; se la madre esercitava davvero queste terribili violenze sul figlio , rovinandogli la vita, dovrebbe esserle impedito per sempre di avere contatti con lui.
Il bene del bambino dovrebbe essere l’unica cosa che conta: il resto è comprensibile, ma è puro egoismo, mi dispiace…
Quello che penso io!
Il gesto del padre e’ stato un atto di egoismo bello e buono.
Probabilmente anche la madre e’ stata un’egoista nei confronti del figlio, ma lui non lascia nessun dubbio al riguardo…
Le cose che dico ora, sono ciniche, lo so, ma la realtà è cinica: quanti bambini crescono con un solo genitore, o perchè figli di orfani o di ragazzi/e soli?
Quanti crescono in un clima ostile verso quasi tutti? I vicini, gli stranieri, i parenti serpenti…
Certo, la loro vita non sarà il massimo della felicità, ma non riportano traumi forti, gravi attacchi di panico o forti depressioni oltre la media , che gli impediscono di farsi una vita in futuro.
I bambini che invece subiscono uno strappo, una lacerazione nella loro vita ( rapimento, separazione improvvisa, bombaRDAMENTO IMPROVVISO e prolungato in un contesto in cui sono soli, stupro, ecc) crescono con un buco dentro, un buco che si può nascondere , una ferita che si può mascherare con il trucco, ma che non si colmerà e si rimarginerà mai più…MAI PIU’!
Non importa se da piccolo hai patito freddo e fame ( i nostri nonni erano meno depressi di noi) , non importa se sei stato costretto a rubare o a chiedere l’elemosina: se la tua vita è sempre stata così, per te è la normalità, certo freddo e fame fanno male lì per lì, ma non ti impediscono di vivere la vita in futuro, non ti lasciano dentro quel vuoto, quell’insicurezza, quella paura , quel terrore riguardo al futuro.
I bambini che devono essere portati in istituto, in genere sono condotti da adulti che si presentano come punti di riferimento, adulti “buoni”, che ispirano fiducia… spesso sono psicologi e assistenti sociali che portano avanti colloqui per giorni, finchè non ottengono la fiducia del bambino.
Leonardo è stato rapito, e la sua vita è stata interrotta bruscamente: le vite interrotte sono fra i traumi peggiori, e non tutti i bambini riescono a superarli: spesso poi si colpevolizzano; talvolta iniziano a vivere in un sogno,nel sogno di quella che era la vita precedente, la vita di prima del grande strappo; si inizia a vivere in una realtà immaginata che diventa la vera vita, e la vita reale va a ramengo, non viene più vissuta, il proprio corpo, la propria persona , la propria casa vengono trascurate.
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Quello che ha subito Leonardo è uno strappo improvviso, quindi è uno dei traumi peggiori: la madre lo traumatizzava ancora di più, gli faceva peggio? Bene, allora bisognava arrestare la madre e non sconvolgere la vita di Leonardo.
La madre era peggio di questo rapimento? Può darsi, ma allora con che coraggio ora il padre chiede la collaborazione della moglie? Se i giudici e il padre pensano che la donna abbia fatto ancora peggio di quel che hanno fatto loro e che si è visto, se pensano che non c’era un’altra via perchè la donna è irragionevole, ella deve essere allonatnata senza se e senza ma,…
Già Valentina, :-)
Poi se la madre ha fatto violenza sul figlio facendogli credere che il padre era cattivo e voleva fargli del male, il padre che ha fatto?
Molto stupidamente ha dato ragione alla moglie , facendo del male al figlio.
Voglio vedere ora come farà a spiegargli che la madre aveva torto.
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*figli di vedovi
@Rosa- plagiava il figlio e non gli rovinava la vita? Ma che accidente scrivi? Il plagio è una violenza non ci arrivi? E che diamine ci azzecca Salomone? Lì il genitore era solo uno la madre del bambino, l’altra la odiava e voleva toglierle il figlio per farle del male: Salomone non ebbe mai intenzione di ferire il bambino ma usò un espediente per capire chi era la madre vera. Una situazione che con quella di Leonardo non è neppure lontana parente!
Secondo voi il padre che doveva fare? Pagare e girare al largo vero?
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………….
???
Un bambino strappato con violenza dai valori affettivi dei suoi cari .. non potra mai amare la persona che lo ha sottratto con la forza e ne dimenticare , anche se costui l’ha fatto per amore .. l’amore sa rinunciare , soffrire , perdere , mai fa del male.
Buona notte a tutti…
Il primo capriccio di Leonardo – lui ha 4 anni, piange, non vuole scendere dalla macchina e andare da papà- l”ultima volta un cuginetto gli ha fatto male. Il papà si arrabbia, lo trascina a forza e chiama i carabineri. – Leonardo piange, chiuso a chiave al buio in uno sgabuzzino, perché voleva tornare a casa della mamma prima del previsto. Leonardo ha 5 anni – Il papà usando la diagnosi della PAS (diagnosticato durante un colloquio di 20 minuti!) è riuscito a togliere la potestà genitoriale alla mamma ( 1 anno dal primo capriccio! Fantastico!). E dopo Leonardo con la mamma vivono 5 anni in assedio – il papà ha scatenato contro loro la Corte, gli assistenti sociali, gli psichiatri, le forze dell”ordine. Durante gli incontri protetti a lui, seguendo la ”terapia della minaccia” prevista per la cura della PAS, venivano ripetute frasi come: ”Se non vai dal papà, non vedrai più neanche la mamma, verranno i Carabinieri a prenderti”». Non basta per aver un po’ di antipatia anche senza PAS?
Aleksandra, spero solo che quello che dici non sia vero perchè sarebbe terribile.
Mi consolo perchè so che spesso la verità sta nel mezzo e in genere chi sta da una parte vede le cosa in modo esagerato e un po’ distorto: se ciò fosse vero,anche in parte, o se tu credi che ci sia un fondo di verità, cerca di documentare tutto più che puoi e in modo obiettivo, senza distorsioni e valutando tutti possibili punti di vista , anche quello del padre, perchè poi l’obiettività alla lunga paga.
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Forse mi sto prendendo troppo a cuore questa storia, probabimente perchè la sto collegando, in modo improprio, ad esperienze di bambini che ho avuto modo di conoscere…
<3 <3 :-( :-) *.*
In bocca al lupo, Leonardo!!! <3 :-) *.*