Una merce non rara da trovare. Ma quanto costa al chilo?
Sto leggendo un libro che si intitola proprio così, indignazione. È molto bello e l’ha scritto Philip Roth. È da quando ho iniziato a leggerlo (due mesi fa, ma io come lettore non sono un fulmine di guerra) che mi ronza in testa questa parola.
CI SI INDIGNA – Indignazione: sentimento di sdegno o di rivolta. Pertanto la parola stessa ha due valenze e due momenti. Primo momento, mi inorridisco di fronte a qualcosa di ingiusto e profondamente cattivo e quindi mi arrabbio. Secondo momento, mi arrabbio ancora di più e magari reagisco pure contro l’abominio o la stortura in questione. Quindi ci si può indignare in maniera attiva
o passiva, a quanto pare. Oppure no. Ci si indigna indifferentemente contro chi protesta e contro chi insulta, contro azioni empie e contro il libero pensiero diverso dal nostro, come se indignarsi fosse una cosa che si fa tanto per fare. Sarà forse di moda?1,2 die Ho pensato a quante volte mi sono indignata negli scorsi dieci giorni:
1-per la corruzione negli appalti;
2-per le connivenze mafiose di alcuni politici;3-per le offese contro i down;4-per chi dà corda ai disgraziati che offendono i disabili;5-per chi cerca, con la scusa dell’esistenza in vita dei deficienti, di togliere la libertà agli altri;
6-per i mezzibusti televisivi che, quando vengono contestati, dicono che non si erano accorti di cosa accadeva nelle loro redazioni perché erano lì ma era come se non ci fossero;
ANCORA – Poi ho pensato a quante volte si è indignato, sempre nei dieci giorni passati, gente che frequento con assiduità e a cui voglio bene:
1-per il fango gettato su uomini dello Stato coinvolti in scandali edilizi;
2-per la politicizzazione dei magistrati;
3-per l’orchestra di un concorso canoro che ha lanciato gli spartiti quando è arrivata alla finalissima la canzoncina di un fantomatico ex erede al trono privato di regno e di attributi (nobiliari);
4-per i mezzibusti che non dovrebbero criticare i loro direttori perché il direttore ha sempre ragione;
5-per la pazza idea inglese di far sposare i gay in chiesa;
6-per chi lascia che i deficienti si possano esprimere liberamente su internet



Non capita spesso di leggere cose intelligenti. Con te succede sempre.
Mi trovo spesso a riflettere su queste abbuffate di indignazione “istantanee” e totalmente sterili. Non so se sono frutto dei tempi veloci che viviamo, o più semplicemente di una società che è divenuta più artificiale e quindi più superficiale di un tempo.
Forse anche l’indignazione andrebbe metabolizzata per diventare “propositiva”. Ma per quella servono tempi lunghi e pensieri lunghi che oggi pochi sembrano in grado di volersi permettere.
Altro punto su cui riflettere, e che metti bene in mostra: il fatto che le “due Italie” (che spesso convivono sotto gli stessi tetti, oltre che tutte sempre sotto lo stesso cielo, anche se non se ne ricordano mai) si indignano facilmente per ragioni OPPOSTE sullo stesso argomento. E queste indignazioni viaggiano come rette parallele nella strada della cronaca italiana. Un altro problema che sembra, al momento, impossibile non dico da risolvere ma semplicemente da affrontare.
Un sorriso infreddolito
C.
Tutto questo sdegno quotidiano che più o meno ognuno di noi ha, per i più svariati motivi,andrebbe canalizzato, ma in qualcosa d’importante, almeno per i temi caldi, fosse in una manifestazione di protesta o in un raccogliersi tutti insieme e dibattere sul fatto o situazione che non digeriamo e creare un’alternativa, proporre un nuovo quadro da ci ripartire. Allora si che poi ci possiamo…ri-indignare
Un’indignazione costruttiva, altrimenti è solo una pseudo-rabbia buona solo per la nostra gastrite!