Ha ragione il presidente del Senato Renato Schifani quando dice che “non esiste un modello astratto e perfetto di legge elettorale”. Né il sistema proporzionale con preferenza, né la lista bloccata, né il collegio uninominale consentono di evitare le distorsioni che ogni legge elettorale inevitabilmente genera. In effetti il modo di affrontare la campagna elettorale, di stabilire candidature e di porsi nei confronti dell’elettorato da parte di partiti e uomini varia a seconda dell’uno o dell’altro metodo.
La lista bloccata si è rivelata un flop: nessuno ha il coraggio di difenderla pubblicamente. A quattro anni dalla sua approvazione e prima applicazione, è accezione comune che il Porcellum voluto dal Ministro Roberto Calderoli e strenuamente sostenuto a suo tempo da tutta la Casa della Libertà al completo (compreso l’Udc che aveva provato in un primo momento una qualche opposizione al provvedimento che avrebbe poi sostituito il Mattarellum) crei più danni che vantaggi. Nemmeno chi ne trae giovamento da punto di vista della convenienza elettoralistica, infatti, mette oggi in discussione che la legge attualmente in vigore mette ai margini della partita elettorale il territorio e dà centralità alle segreterie romane dei partiti con conseguente possibilità di inserire in lista di mogli, segretari, amici, igienisti dentali, veline, soubrette, e chiunque altro sia nelle grazie dell’oligarchia in quel momento al vertice.
La preferenza, invece, a suo tempo ci ha condotto alle compravendite di consenso: favori in cambio di appoggio elettorale. Il caso del senatore Nicola Di Girolamo è solo l’ultimo esempio di questa degenerazione che aveva raggiunto l’apice col terremoto politico del ’92, quando emersero troppe storie di scambio di voto che coinvolgevano diversi elementi di spicco della cosiddetta Prima Repubblica, spesso aggravate dalla collusione con ambienti malavitosi.
Se oggi, dunque, tutti condannano una legge che consente ai cittadini di scegliere solo in minima parte quale saranno i loro rappresentanti in Parlamento (i partiti possono nominarli con un minimo margine di errore, stimato nel 10%), non bisogna dimenticare che se fossimo ancora chiamati a scegliere col metodo oggi valido solo per gli italiani all’estero ci ritroveremmo molto probabilmente con qualche Di Girolamo in più seduto tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. E’ difficile credere che le dinamiche perverse che un tempo animavano le elezioni politiche, soprattutto al mezzogiorno, dove le influenze della criminalità sul voto c’erano e si facevano sentire, oggi siano completamente svanite per effetto di qualche campagna politica anti-corruzione o legalista. I fatti che riguardano Fastweb e la Protezione Civile sono lì a ricordarlo.




L’uninominale porta con se due problemi: funziona solo se si riforma lo stato non ha senso eleggere 1000 parlamentari con un sistema che nei paesi dove è piu usato serve ad eleggere 100/200 parlamentari, occorrerebbe quindi eliminare una camera e modificare il modo in cui viene creato il governo infatti se i senatori sono espressione diretta dei loro elettori il governo nominato dal presidente della repubblica avrebbe un’autorità molto ridotta e quindi occorre un governo eletto pure quello dai cittadini. Insomma l’uninominale funziona nei paesi anglosassoni ma l’italia non è anglosassone e neanche tanto paese. Il secondo problema è che almeno un quarto della gente non si sente rappresentata da nessun partito mentre i restanti votano lega, destra, estrema destra, centro, estremo centro(???), IDV, sinistra, estrema sinistra, ultra sinistra, PD… col maggioritario bisognerebbe invece che tutti decidessimo bianco o nero alto o basso destra o sinistra. Cmq sia una legge elettorale è buona quanto volete ma se poi non si impedisce alle cosche di fare campagna elettorale a favore dei loro picciotti-candidati non ne usciremo mai. Se non si punisce duramente il politico che va a cercare voti dal boss di turno allora mettiamoci il cuore in pace. La CIA ha fatto uno studio entro il 2020 uno stato europeo cadrà in mano della criminalità organizzata… poi dicono che le barbe finte non ci azzeccano.
Ma quale collegio uninominale!Il collegio uninominale,nella civilissima Gran Bretagna tiene fuori dal Parlamento forze politiche che spesso raggiungono il 20-25% dei consensi,ma non arrivano mai primi in nessun collegio;con il medesimo sistema è teoricamente possibile vincere le elezioni(E’successo più volte)con una quantità di voti inferiore al partito che le perde.Fra tutti i sistemi,quello che proponi è uno dei più ignobili,ed è stato inventato per tenere fuori dal Parlamento i gruppi minori che danno fastidio.Non è un caso che sia venuto in mente alla borghesia liberal-liberistica del secolo XIX.Non estiste sistema elettorale democraticamente superiore al proporzionale puro,che è l’unico che fotografa imparzialmente la realtà politica di un paese.Qui le animelle controbattono immediatamente:”E la governabilità,la governabilità?”Per la governabiltà sarebbe sufficiente ricorrere alla pratica della sfiducia costruttiva,e tutto sarebbe risolto.Possono seguire approfondimenti.
Anch’io non credo che il maggioritario secco si addica alla tradizione e alla storia italiana. Così come non credo si riferiscano a quello sia Ceccanti che Fini piuttosto che Nania. In ogni caso sono convinto che la legge con la quale si è votato dal 1994 al 2001 eviti, o almeno limita, le gravi controindicazioni generate da Porcellum e proporzionale con preferenza.
Una legge elettorale che voglia stabilire un minimo di democrazia borghese,non può prescindere dalla seguente banalità:non è possibile governare senza avere l’autorizzazione del 50 % più uno dei voti validi.Qualsiasi altra opzione determina una truffa ai danni delle minoranze.L’unico sistema che possa assicurare tale possibiltà è il proporzionale puro,sistema che riduce anche al minimo possibile tollerabile la personificazione della lotta politica,che è la principale iattura in cui è precipitato lo scontro politico in Italia negli ultimi vent’anni.
Sì, ma proporzionale come? Con la lista bloccata come le Politiche e i listini regionali o con la preferenza?
Come quello di una volta(con le circoscrizioni e la preferenza),con il quale conquistavi sei deputati e quasi mezzo ogni un per cento di voti ottenuti:i governi erano destinati a formarsi in sede parlamentare e così l’Italia non sarebbe mai stata,insieme alla Croazia degli Ustascia,la prima nazione europea a riportare le pantegane fasciste al governo dopo la fine della Guerra.
Io sono per un bel maggioritario secco, senza quote proporzionali di nessun tipo: chi vince nel collegio va in parlamento, chi perde resta a casa, senza appello. Più lineare di così …
Aggiungerei alcune norme per renderlo ancora più trasparente: ad esempio, se un eletto rinuncia, non si sostituisce con uno del suo partito, ma con il primo non eletto (probabilmente di un altro partito).
Io di svantaggi in questo sistema non ce ne vedo. I vantaggi invece sarebbero:
1) i partiti sarebbero costretti a candidare persone di rilievo o quanto meno note nel collegio, altrimenti perderebbero
2) uno potrebbe anche candidare la velina, la moglie, ecc. ecc., tanto poi l’elettore deciderebbe trasparente se eleggere o meno
3) tanti nomi che non voterebbe nessuno, tipo Gasparri o la Binetti scomparirebbero dal Parlamento.
4) sarebbe impossibile per un uomo solo comandare a bacchetta tanti parlamentari ciascuno eletto autonomamente nel proprio collegio. Ne segue che gli accordi si potrebbero fare solo sulla base di programmi e fatti, non su oscuri rapporti di forza. Tanto per capirci, scomparirebbero tanti “Yes-man”.
5) potrebbero essere eletti anche candidati autonomi dai partiti, se popolari nel collegio. Oggi è impossibile.
Credo che la legge elettorale vada vista nel quadro d’insieme del progetto politico cui si riferisce e della situazione storica e culturale di riferimento in cui viene implementata.
E’ vero quello che scrive Ipazia. E’ anche vero che il maggioritario può dare voce a minoranze fortemente presenti sul territorio, ma altrettanto fortemente diluite a livello nazionale.
Si potrebbe, per ipotesi, pensare ad un sistema bicamerale asimmetrico (come in Germania su per giù) dove il senato è eletto su base maggioritaria (in rappresentanza del territorio), mentre i rappresentanti della camera vengono eletti su base proporzionale (in rappresentanza della nazione). Questo, ovviamente, nell’ottica di uno stato federale o pseudofederale.
Per come stanno le cose adesso, anch’io propendo per il proporzionale puro o con uno sbarramento minimo (non + del 2%). Questo sistema è però chiaramente svantaggioso per gli altoatesini, ad esempio, che andrebbero restituiti all’Austria.
Per quanto riguarda le preferenze, credo che siano imprescindibili.
Purtroppo il voto di scambio è una piaga che va superata culturalmente.
Nessuna legge elettorale salverà mai il meridione da se stesso: il voto di scambio troverà semplicemente altri canali, perché troppo radicato nel costume del territorio.
Ci vuole una primavera civica e culturale, non un obbrobrio istituzionale, che, per altro, umilia tutti i cittadini che col voto di scambio nulla hanno a che fare. E che si spera rappresentino ancora la maggioranza del Paese.
CON I SOGGETTI che GOVERNANO la politica in ITALIA, non c’è FUTURO. Non si tratta di formule o sistemi, nemmeno una formula MAGICA sarebbe in grado di ottenere una politica migliore da individui incapaci di praticare ONESTAMENTE qualsiasi attività. Questa è “”La madre di tutti i problemi”".
La carenza di una classe politica di riferimento, a chi dovrebbero guardare come esempio, i “”Giovani”" che si affacciano alla politica ? A DALEMA e soci? Senza esempi POSITIVI, e con una GIUSTIZIA ridotta in ginocchio, è troppo più facile, rubare ed essere disonesti che agire correttamente. Ha un bel dire MARONI, quando sostiene di combattere efficacemente la MAFIA, Mente, mente sapendo di farlo, mente per IMBROGLIARE il “”Gregge Sciocco”" dei leghisti. Allo stesso tempo che arresta quattro presunti MAFIOSI, toglie CONCRETAMENTE RISORSE ECONOMICHE e UOMINI dalle PROCURE. Ma, si sà, ora LUI e BOSSI, sono SOCI di DON Berlusconi, o no?