AH, LA PASSERA… – Il clou è l’intervista con Corrado Passera che, raggiante, annuncia la “soluzione per il paese“. E nessuno gli chiede quale. “Il nostro piano è nell’ interesse sia dei consumatori sia dei cittadini.
È nell’ interesse dei consumatori perché migliora il servizio e aumenta l’ efficienza. Tiene conto anche degli interessi della comunità nazionale“. Difficile comprendere, di fronte a un McKinsey first class, in base a quali astrusi processi finanziari un monopolio di fatto su alcune rotte dovrebbe migliorare il servizio generale o l’efficienza, quando di solito è vero il contrario. Poi cominciano ad apparire le prime crepe. Su Repubblica con gli economisti della Voce e sul Sole grazie a Gianni Dragoni escono articoli che dicono chiaro e tondo che il piano Cai è peggiore di quello di Air France. Su quest’ultimo, nonostante la Marcegaglia sia nella cordata capeggiata da Intesa. Ma sul Corriere il silenzio è quasi tombale, se si eccettua Piero Ostellino. L’articolo glielo intitolano “Bene la manovra Alitalia ma ora che fare?“: si vede che non hanno letto questa frase: “Il governo vende alla Cai per quattro noccioline – l’ offerta di 400 milioni di euro fatta da Colaninno – la «polpa» di Alitalia (marchio, parco aerei, diritti di volo, di scalo, rotte, personale specializzato, accordi di reciprocità con le altre compagnie). Un’ operazione analoga a quella di Romano Prodi, quando, da presidente dell’ Iri, regalò, di fatto, Alfa Romeo alla Fiat. Poiché goodwill e asset di Alitalia – che ne è solo la beneficiaria, in quanto compagnia di bandiera – sono di proprietà dello Stato, e valgono non meno di una decina di miliardi di euro, si tratterebbe di una rapina a danno degli italiani“. Ripeto: rapina. Ma al Corriere che gli frega?
LEGGERE TRA LE RIGHE – Persino Gianni Locatelli sul Sole, chiamato al capezzale della Cai dopo l’omicidio di Dragoni, si guarda bene dal difendere l’indifendibile: “Questa non è la migliore offerta, ma è l’unica rimasta sul piatto: bisogna accettarla“, dice più o meno. Ma tutto questo non sembra essere rilevante, così come la faccenda del commissario straordinario Fantozzi e dei suoi poteri che, per quanto penetranti, non dovrebbero andare contro la legge, e deve vendere gli asset a condizioni di mercato, informando dell’opportunità il pubblico.
Così sostiene un gruppo di professori tra cui Tito Boeri e Carlo Scarpa in uno scritto che il Corriere decide di ospitare come Lettera al Direttore. Ma la risposta di Fantozzi – che è, più o meno, “lo sapevo, so tutto io e comunque faccio come voglio, dio me l’ha data e guai a chi me la tocca” - finisce in prima pagina. E dopo averlo detto, il Commissario è costretto a farlo, e ieri annuncia l’atto per chiedere manifestazioni d’interesse. È importante perché su L’Espresso la scorsa settimana si faceva notare che gli asset potrebbero valere non i 400 milioni che sarebbe disposta a offrire Cai, ma molto di più. E quindi Colaninno e soci comprerebbero “a sconto“, accollando ulteriori denari in capo allo Stato. Cioé a noi tutti. Nessuno dice – se non Giovanni Pons su Repubblica – che i 150 milioni da investire nella nuova impresa Roberto Colaninno, presidente in pectore della Cai, li avrebbe trovati vendendo i cantieri messinesi della Rodriguez alla Fintecna. E di chi è la Fintecna? Dello Stato, ovviamente. Tutti sono pronti a ricordare quello che Berlusconi ha fatto sapere ai giornali, ovvero che se Air France avesse firmato il contratto, lui non si sarebbe opposto. E qui si dimentica che Silvio, però, ha pubblicamente affermato più volte il contrario: gli ascari che riportano questa circostanza come dirimente non svolgono un gran servizio nei confronti del loro padrone, visto che implicitamente ammettono che ciò che egli dichiara in pubblico non è da considerarsi credibile. Di questo avete sentito parlare nelle trasmissioni televisive?
LAVORATORI? PRRRRRRR – No. Sui giornali e nelle trasmissioni televisive si è parlato soprattutto dei problemi della vertenza con i sindacati. Era lo scoglio più difficile, e per ragioni comprensibili: le rappresentanze dei lavoratori hanno avuto un ruolo decisivo nel mettere in ginocchio negli anni la compagnia di bandiera. Da Aquila Selvaggia allo sciopero dei certificati medici: prestazioni vergognose e rimaste per lo più impunite, anzi addirittura premiate. Le cronache raccontano persino di un allora ministro del Lavoro – un certo Roberto Maroni, di una certa Lega – che ingaggiò una battaglia personale con Cimoli per far ammettere al tavolo delle trattative il Sult, uno dei sindacati autonomi oggi indicati come tra i responsabili del “fallimento” della trattativa. Ma sul banco degli imputati con tante chiamate in correità c’è l’Anpac, il potente e privilegiato sindacato dei piloti storicamente vicino ad Alleanza Nazionale (e l’ultimo pilota assunto da Alitalia dal 2001 è il figlio del ministro Altero Matteoli, sempre di AN).
Anche qui, è interessante come è andata la trattativa: governo e Cai hanno puntato all’accordo con le sigle sindacali della Triplice (Cgil, Cisl e Uil) e della Polverini, che rappresentano soprattutto lavoratori non ad alta professionalità (pochi piloti e assistenti di volo, per intenderci), rinviando quello con gli altri fino a che questi non hanno ricevuto una proposta non soddisfacente, facendo saltare il tavolo. È come se un imprenditore che vuole comprare un’azienda con cinque operai specializzati e dieci generici, si preoccupasse prima di questi ultimi, e poi di quelli più bravi. Un modo quantomeno originale di definire le priorità. In contemporanea, però, parte anche l’offensiva del Corriere contro i piloti: un articolo in prima pagina firmato Sergio Rizzo (quello, con Stella, della Casta). E “Tutti i segreti della Casta Volante“, si intitola significativamente. Passano 24 ore “e una ‘velina‘ con un dossier sui privilegi di piloti, assistenti di volo e loro rappresentanti sindacali è stata distribuita in serata dagli uomini Cai alle agenzie di stampa ed è arrivata con pochissime eccezioni direttamente sulle pagine dei giornali, senza che ne fosse indicata la provenienza“.







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E’ ridicolo chiedere ai sindacati che smettano di fare i sindacati e ci si stupisce molto se lo fanno. Un pò come quando l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro si era stupito che la sinistra all’opposizione facesse opposizione, visto che in Italia si dice non ci sia mai stata, un’opposizione.
un applauso al dir per il pezzo,e per l’impegno, il tempo e lo scrupolo documentario che si sentono, dietro…grazie!
servisse a qualcosa, almeno.
Complimenti!
Bel pezzo, decisamente circostanziato… si direbbe a prova di bomba per come si incastrano i pezzi!
Peccato che l’informazione non sia questa, ma solo media che ritrasmettono comunicati stampa!
@ tetsuo
cioè?!!!!!!!!
> servisse a qualcosa, almeno
Vabbe’ dai, almeno ci si prova (sapendo non ci si riesce, ma questa e’ follia!).
so’ tutti bravi a fa’ i folli cor culo dell’artri
@ nuvola rossa
cioè… cioè questa è informazione, non quella dei media classici che invece si limitano a riportare solo i comunicati stampa e di “inchieste” non ne fanno mai… se non commissionati da qualcuno (politico od imprenditore che sia).
> so’ tutti bravi a fa’ i folli cor culo dell’artri
Nel plurale parlando di giornalismo puo’ creare fraintendimnti quel “folli”, fortunatamente l’hai scritto in minuscolo! Tornando all’Alitalia chissa’ se l’Enac fara’ in tempo a prendere una decisione, ma soprattutto, sarei curioso di leggere il piano di “rilancio” (in)creadibile che scrivera’ Fantozzi.
Fantozzi è uno che, notoriamente, ha talento per i piani di rilancio. Ad esempio, Antonveneta…ops, che ho detto!
LA COSCIENZA DI OGNUNO DOVREBBE FREMERE AL PENSIERO CHE MIGLIAIA E MIGLIAIA DI LAVORATORI RISCHIANO IL POSTO DI LAVORO E IL LORO FUTURO PER LA VOLONTA’ EGOCENTRICA E GLI INTERESSI PERSONALISTICI DI POCHI. VEDERE UNA SPARUTA SCHIERA DI LAVORATORI DELL’ALITALIA FESTEGGIARE PER IL FALLIMENTO DELLE TRATTIVE E IL RITIRO DELL’UNICA OFFERTA POSSIBILE, E PREGIUDICARE IL FUTURO DI TANTI FA INDIGNARE, NON SOLO PER L’IRRESPONSABILITA’, MA PERCHè’ SI PROSTRANO AI GIOCHI DI POCHI SINDACALISTI PRIVILEGIATI, CHE CERTAMENTE NON PATIRANNO PIU’ DI TANTO PER LA SORTE DEI LORO ISCRITTI. MA UN RIMEDIO A TALE SITUAZIONE SI PUO’ TROVARE: IN CASO DI FALLIMENTO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA, TUTTI I LAVORATORI CHE RESTERANNO SENZA LAVORO E NON HANNO CONCORSO AL SABOTAGGIO DELLA VENDITA ALITALIA, POTREBBERO RICORRERE A UNA CLASS ACTION E CITARE IN GIUDIZIO LE SIGLE SINDACALI CHE NON HANNO FIRMATO IL CONTRATTO, PROVOCANDO LA DISOCCUPAZIONE DI TANTI; POTREBBERO CITARE IN GIUDIZIO PER LA RICHIESTA DI DANNI MORALI E MATERIALI ANCHE QUEI COLLEGHI CHE, CON IL LORO OSTRUZIONISMO E COMPORTAMENTO INCOSCIENTE, HANNO PROVOCATO LA PERDITA DEL POSTO DI LAVORO. POTREBBERO RICORRERE AL TRIBUNALE ANCHE LE MIGLIAIA DI LAVORATORI DELL’INDOTTO, CHE SI RITROVERANNO CON IL FUTURO PIU’ BUIO.
“IL LORO FUTURO PER LA VOLONTA’ EGOCENTRICA E GLI INTERESSI PERSONALISTICI DI POCHI. ”
Parli della Cai?
“IN CASO DI FALLIMENTO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA, TUTTI I LAVORATORI CHE RESTERANNO SENZA LAVORO E NON HANNO CONCORSO AL SABOTAGGIO DELLA VENDITA ALITALIA, POTREBBERO RICORRERE A UNA CLASS ACTION E CITARE IN GIUDIZIO LE SIGLE SINDACALI CHE NON HANNO FIRMATO IL CONTRATTO, PROVOCANDO LA DISOCCUPAZIONE DI TANTI;”
Geniale. E chi è il legale che si occuperà della causa? Topo Gigio è già impegnato a salvare gli obbligazionisti Enron
Fantastico articolo Dir. Da stampare e appendere a futura memoria come poche altre pagine di giornalismo.
E se anche servirà a poco almeno quelle migliaia che lo leggeranno non potranno un domani dire “Ma io non lo sapevo!”
già, potremo dire: “Io c’ero. E ci facevo”.
Beh se la prossima volta che scendo a Roma mi presenti una hostess dell’Alitalia… allora sì che la fase avrebbe un senso
Io ho letto ma insisto a non sapere, anzi, a non capirci dentro niente di tutta questa storia, mi spiace.
Piuttosto, c’e’ un modo per non sentir piu’ parlare di Alitalia, a parte l’emigrazione o il suicidio?
sì, c’è: il fallimento delle Ferrovie
tra l’altro a far fallire la trattativa con AF fu più la CISL che la CGIL, ma questo non si dice, così come non si dice che a fiumicino ci fu un applauso anche subito dopo, quando il sindacalista disse (subito dopo aver annunciato il fallimento della trattativa con CAI, con tanto di esultanza liberatoria) “Non diamo l’impressione di essere contenti per il ritiro della Cai, perchè non è così, la situazione rimane molto seria e nei prossimi giorni dovremo far di tutto per trovare delle soluzioni”. Un altro applauso è arrivato, come il primo. Peccato che i media lo abbiano ignorato.
@ Tetsuo
Denghiu’ssssssss per la spiegazione. Ero sciroccata e non capivo se parlassi seriamente o ironicamente:-)
le ferrovie stanno lì lì, se fossi in toto ci farei un pensierino, tren One non suona male
loska, TrainOne è (era?) veramente un progetto di toto
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Toto-parte-in-treno/1478888
Piuttosto, c’e’ un modo per non sentir piu’ parlare di Alitalia, a parte l’emigrazione o il suicidio?
addà passà a nuttata!
solo che, se la nuttata usa la (ancora) compagnia di bandiera, quando cazzo arriva!
Ma che stupEEEndi che siete!…
Quanto ve state a divertì hhaa, beoti sciocchini!!
Quoque tu, Lkv?? Mannòòò, nnòò, nnòò, nnòòòòò!! Che stai facendo? Non lo fare, ti prego! Non ti far trascinare da questi cervellini che funzionano part time!
“sì, c’è: il fallimento delle Ferrovie” &
“le ferrovie stanno lì lì, se fossi in toto ci farei un pensierino, tren One non suona male”
Concordo con la coppia più bella del mondo! C’è un modo di circondare le due affermazioni di cuoricini cuoriciosi??
(p.s. TE pensi che sò deficiente??)
Mi avete letto nel pensiero! Stavo giusto pensando di proporre all’Onorevole una (SFASC)ACTION come dico io per polverizzare le Fevvovie! Lui, che mi si illumina di gloria genuina, quando si parla di missili, distruzione totale, elidere al suolo!
L’idea mi è venuta dopo aver vissuto questo:
Stazione di Taranto. Sono le 16.00 e il treno delle 15.15 non parte, neanche lo dovessero trainare mucche, momentaneamente indisponibili, perchè prese da un’ intossicazione da erba falciata fresca, fresca dal suolo circostante l’Ilva!
E’ a questo punto che un meraviglioso napoletano si scorge dall’uscita del mio scomparto e, soavemente, fa librare nell’aere queste testuali parole:
“Ooooh, capo!! U vulimm’ purtà shtu cazz’ e’ tren’ a Napul, o nooo??”
Un minuto dopo, quel treno mosse le sue ruotucce sui binariucci!
Forse basterebbe solo garantire la presenza di un napoletano su ogni treno, per farli partire in tempo su quei dannati binari!
Aspetto numerose adesioni…
Se la risolvi così, sui binari ci facciamo passare anche i traghetti della Tirrenia, a proposito di argomenti che possono offuscare l’affaire Alitalia!
Finalmente dovrebbero piangere anche loro,come mai non mandano più centinaia di certificati medici?Facciamoli FALLIRE e cosi si risparmia un poco di soldi.
io è 7 anni che non volo più alitalia e cosi tutta la mia famiglia.
DEVE FALLIRE
ALBY,
citofonare Silvio, mica a noi.
“Quoque tu, Lkv??”
Intus omnia dissimilia sint, frons populo nostra conveniat.
et probo et gaudeo, nec tantum hortor ut perseveres sed etiam rogo.
Ma anche: “ocheti, pocheti, digitus, digitur prestidigitorium!”
Questo è Mago Merlino eh, nun sò se ce stamo a capì! Artro che SenecaH!
“nun sò se ce stamo a capì!”
http://it.youtube.com/watch?v=M-dVkhGTRAs
Si si, anche perche’ son di gran lunga piu’ preparato in cartoni animati di quanto non lo sia (e non lo sono) in latino.
Ma per tutte le giuggiole inzuccherate!
Io ti adoro! La spada nella roccia è il mio cartone preferito in asssssoluto! La mia migliore amica mi ha regalato il dvd originale lo scorso natale! Dopo aver mandato a perseguitarmi accidenti vari in 16 lingue, perchè non si trovava!!
C’è tutta la vita in quel cartone, vero o no?
Qua e là, va e sta, questo il mondo fa giraaaar…
E vogliamo parlare della canzoncina sull’ammmmore, colonna sonora della scena che mi vede protagonista?? Uuuuhhhh, splendore e verità!
Salutame Anacleto! (…se te pijo te ‘mpaglio!)
Mò la pianto, sennò offuschiamo la fulgida stella der posssst! pppfff
Write to you again soon!
Asset e goodwill di Alitalia che valgono dieci miliardi di euro? Capisco che citi Ostellino, ma che ci si e’ fumati, qui? A naso, e’ roba buona
@ Ja: se non ricordo male, l’anno scorso, a fine anno, l’Alitalia ha venduto circa un quarto degli slod di un aeroporto di Londra, indovina a quanto? 92 milioni di euro.
* slot ovviamente, non slod. Invece l’aeroporto mi pare fosse quello di Heathrow.
Complimenti! Ottimo articolo e ben documentato.
Per ragioni che non sto ad esporre, la soluzione migliore era Lufthansa nel 2002 (o 2003?). Alitalia è stato un fallimento pubblico tipico nostro da 20 anni a questa parte, ma gli ultimi 6 mesi hanno dato una prova degli effetti grotteschi che provocano i rapporti tra politica e imprenditoria quando non c’è una funzione indipendente e autorevole che li regoli.
Speriamo che la reazione europea sia violenta, si sono tutti i presupposti per una sanzione durissima. Alitalia potrebbe essere lo scoglio sul quale si infrange il fascismo 2.0.
Topinamburs, minimalista, deve andare a Torino venerdì per mesta ricorrenza di lutto familiare.
Capita che Alitalia probabilmente non volerà, e se vola c’è una qualche chance che cada. I treni sono in sciopero. La circolazione della vecchia automobile è proibita per via delle norme ecologiche.
E come ci torno a Torino, in scooter?
Potresti provare Air One.
Nel caso tu lo faccia e incontri Bonanni, salutamelo: è altamente probabile che tu stia pagando anche il suo biglietto.
Air One?
Non me lo posso permettere. E comunque Fiumicino è un caos, che prenda Air One o KLM sono ore di ritardo.
Opterò per lo scooter e vi manderò un diario di bordo per la pubblicazione.
@ Ja: bene, ho trovato la relazione dell’Alitalia con le cifre esatte. http://corporate.alitalia.com/it/Images/Relazione%20CdA%20IV%20trim%202007_d_tcm6-26433.pdf
Si tratta di tre coppie di slot, vendute a 93 milioni di euro. Ora, non so quanti slot abbia Alitalia, ma credo che la cifra di 10 miliardi sia anche troppo prudenziale. E il bello e’ che non fumo.
Per forza ha venduto tre coppie di slot a 93 milioni di euro. Heathrow e’il terzo aeroporto internazionale piu’ trafficato del mondo, ed e’ cosi’ sovraffollato che se ti metti sui tetti di Kensington o Hammersmith vedi gli aerei che scendono in fila uno dietro l’altro.
Per tutti gli altri aeroporti, incluso fiumicino, il valore presumibile degli slot e’ considerevolmente piu’ basso.
La flotta di alitalia e’ a bilancio per due miliardi. Nell’attuale mercato dove a ottobre e’ previsto il fallimento di parecchie compagnie aeree, gli aerei di alitalia ancora buoni e’ piuttosto difficile piazzarli. Quindi al massimo valgono un miliardo di euro.
Quindi dieci miliardi e’ una quotazione gonfiata, e di molto. Diciamo di almeno tre o quattro volte, e da sobri.
Usa la logica: se davvero alitalia avesse sti’ dieci miliardi di asset, dovrebbe dichiararli a bilancio nello stato patrimoniale altrimenti dichiarerebbe il falso patrimoniale. Invece no: al dicembre 2007, l’intero attivo patrimoniale consolidato (quindi di tutte le compagnie) di Alitalia e’ di tre miliardi e mezzo, di cui piu’ della meta’ e’ composto dalla flotta.
C’e’ una ragione per la quale Fantozzi l’altro giorno ha provato a piazzare sti’ famosi asset di alitalia presso compagnie estere e li ha voluti nessuno, no? Nessuno vuole pagare un premio per una compagnia insolvente.
Non so se sia cambiato qualcosa in questi ultimi due anni, ma l’uso degli slot e’ a titolo gratuito e in uso perpetuo (almeno in Europa), a meno che non si decida di venderli. In gergo lo chiamano granfather’s right. Poi non dimenticare le relazioni europee ed extraeuropee, che in molti casi consentono di operare quasi in regime di duopolio. Poi pensa alle protezioni pubbliche di qui gode Alitalia, che permetteranno un sostanziale monopolio sulle rotte interne Milano-Roma.
Poi, magari hai ragione tu, ma dovendo stimare, melius abundare quam deficere.
Bene, allora sei arrivato a essere d’accordo con me: prudenza e prassi vuole che gli slot vadano valutati al piu’ basso prezzo possibile, visto che senza slot non si vola. Pertanto i famosi dieci miliardi sono roba da fantasticherie.
Sul monopolio. Air France era interessata solo al monopolio nazionale sostanziale di Alitalia nel business roma-milano, e malgrado tutto aveva valutato gli asset netti di alitalia molto vicini allo zero.
Dovendo stimare, soprattutto su asset che sono gia’ stati valutati e hanno riferimenti, melius abundare non e’ mai un concetto valido. Perche’ poi si ci fa male, e non li si riesce a vendere.
Non e’ che mi fidi tanto delle valutazioni altrui (neppure delle mie). Air France ha valutato al netto dei debiti, al netto di perdite nell’immediato futuro, al netto dell’aumento del carburante, al netto dei problemi con il personale e con la politica. Lasciandosi un margine di manovra per aumentare l’offerta eventualmente. Proprio zero non era, probabilmente ha valutato gli asset circa tra i 3 e i 4 miliardi. Poi, cio’ che per uno ha valore zero per altri vale di piu’. Air France e’ leader in Europa, altre compagnie aeree che vogliono espandersi li valuterebbero di piu’.
un semplice sguardo alle emeroteche italiane e non basta per giungere alla conclusione che AF in due anni di contrattazioni i margini di manovra se li e’ lasciati per abbassare l’offerta. Insomma, al netto di tutto e al netto della ricapitalizzazione, scopriamo che ha valutato piu’ vicino allo zero che ai famosi 10 miliardi.
Quanto alle compagnie aeree che vogliono espandersi, semplice: possono fare un’offerta per parte degli asset. Nessuna la fa, malgrado le protezioni politiche, ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita (zero e’ pur sempre meglio di meno di zero).
> ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita
Se la politica si fosse disinteressata della vendita e del “salvataggio” pensi sarebbe valida lo stesso questa conclusione?
Certo che e’ valida. Gli svizzeri e i belgi insegnano: hanno lasciato fallire Swissair e Sabena nel 2001 e subito dopo qualcun altro ha ricostituito compagnie aeree sane come Swiss e SN Brussel che hanno comprato parte degli asset dai curatori fallimentari e assunto parecchi dei dipendenti.
Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, e a chi e’ di sinistra – o di estrema sinistra, come me – questo semplice fatto dovrebbe arrecare fastidio.
@ Ja: “Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”
Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di spartizione delle imprese pubbliche o semi pubbliche o nei fatti pubbliche tra i partiti, usate per fare “piaceri”, per rendere “favori”, per mangiare, per ottenere voti e consenso. E’ in conseguenza di tutto questo che la sua vita si conclude in questo modo.
Dai, dopo il primo ottobre (quando usciranno le prime offerte) scopriremo chi si e’ avvicinato di piu’ alla cifra reale.