di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 10:31 del 22 settembre 2008 in CulturaTorna alla home

È stata una settimana assai divertente. Benedetto XVI ha elogiato “ciò che Pio XII ha promosso e compiuto a favore degli ebrei perseguitati dai regimi nazista e fascista”, mentre La Civiltà Cattolica ci forniva altre prove delle sue ambiguità e del suo opportunismo. Che si sommano a quell’antigiudaismo che fu suo come cifra costante – e attuale – della teologia cattolica. Anche in quel Pio XI che passa per “papa antisemita”.

“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

La Civiltà Cattolica non è tenuta a stampare una sola virgola che non abbia ottenuto l’approvazione della Santa Sede: ogni articolo deve essere sottoposto in bozza alla Segreteria di Stato con largo anticipo sulla data di pubblicazione e può essere corretto o cestinato se non risponde ad alcuni rigidi criteri di conformità alla dottrina morale e sociale della Chiesa, oltre che alla linea politica e diplomatica del pontificato in corso. È per questo che ha destato non poco stupore, in questi giorni, una marcata divergenza di posizioni, e su un tema quanto mai delicato, tra quanto Benedetto XVI affermava in un discorso ufficiale (Ai partecipanti al simposio promosso dalla Pave the Way Foundation, 18.9.2008) e quanto era scritto in un articolo sull’ultimo numero della rivista (159/3798 – 20.9.2008). Entriamo nel dettaglio.

PIO XII SECONDO BENEDETTO XVI - Sua Santità ha esaltato “l’infaticabile azione umanitaria di Pio XII”, ponendo l’accento sui “molti suoi interventi, soprattutto su quelli a favore degli ebrei”, che sarebbero recentemente emersi proprio “grazie a[l] vasto materiale documentario […] raccolto [dagli studiosi lì ricevuti in udienza]“ e “compiutamente” significativo – a suo parere – di “ciò che Pio XII ha promosso e compiuto a favore degli ebrei perseguitati dai regimi nazista e fascista”. Sarà necessario dire che gran parte del materiale inedito sul quale il simposio ha discusso consisteva in testimonianze orali, quasi tutte indirette o molto posteriori ai fatti, per lo più relative ad interventi in favore di ebrei convertiti, ad opera di singoli membri del clero cattolico romano e senza alcuna possibilità di prova certa che fossero stati promossi da Pio XII. Questo consiglierebbe cautela ad uno storico serio, ma può bastare a chi ha intenzione di chiudere una pratica che è aperta dal 1967 presso la Congregazione per le Cause dei Santi e che ha subito sempre intoppo ogni volta che si arrivava al punto qui in questione. Basta e avanza, se si vuole dare per certi, senza possibilità di verifica, “i non pochi interventi da lui compiuti in modo segreto e silenzioso”: è sufficiente dire – a posteriori – che “solo in tale maniera era possibile evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei”. Non ha importanza il nostro parere. Vediamo, piuttosto, cosa scrive padre Giovanni Sale nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero de La Civiltà Cattolica al quale accennavamo prima. Ma, prima, è necessaria una premessa.

IL CONTESTO - Fin dal titolo (I primi provvedimenti antiebraici del fascismo) è chiaro che si sta parlando di un Eugenio Pacelli che non è ancora papa: è Segretario di Stato, e siamo agli sgoccioli del papato di Pio XI. Mancano ancora pochi mesi alla sua morte (10.2.1939) e, a tambur battente, il regime fascista emana i “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola” (5.9.1938), i “Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri” (7.9.1938) e la “Dichiarazione sulla Razza” (6.10.1938). In Germania, con Hitler, la situazione dei cattolici è da tempo assai delicata, al punto che Pio XI, già dall’anno precedente, ha ritenuto necessario lamentarsene con una enciclica (Mit brennender Sorge, 10.3.1937). In Italia, con Mussolini, la situazione è diversa: il cattolicesimo è religione di Stato e, salvo alcune frange marginali e marginate del cattolicesimo (per lo più nella sua componente laica), si va d’amore e d’accordo col regime. Muore alla vigilia del decennale del Concordato e per l’occasione ha preparato un discorso che non potrà pronunciare, nel quale il Duce non è più “uomo della Provvidenza” – come l’ha definito dieci anni prima – ma non è nemmeno poi un gran fetente, anzi, ha il merito di aver salvato l’Italia dal pericolo liberale. Pio XI ha imposto a don Luigi Sturzo le dimissioni dal Partito Popolare perché faceva un’opposizione poco utile alla Chiesa, e non ha protestato per l’assassinio di don Giovanni Minzoni ad opera delle squadracce fasciste, ma le leggi razziali lo fanno sentire in dovere di dir qualcosa.

SE NON BASTASSE - A sostenerlo e quasi a spingerlo – toh, caso! – La Civiltà Cattolica, che dal 1934 ha cambiato posizione verso gli ebrei dopo decenni di antigiudaismo militante, fin dal 1880. L’odio era su basi teologiche, non razziali (perciò è da preferire il termine “antigiudaismo” a quello di “antisemitismo”), e pigliava ragioni dalla legittima pretesa della Chiesa di Roma di essere il “vero Israele”, una pretesa la cui eco arriva ai nostri giorni. “La Chiesa si oppone ad ogni forma di antisemitismo”, ha detto Benedetto XVI nel corso del suo viaggio in Francia; e ha aggiunto, citando proprio un discorso di Pio XI del 1938: “Spiritualmente, noi siamo semiti”, ma ha scrupolosamente evitato di specificare il contesto dal quale estrapolava la frase. “Fate attenzione – aveva detto Pio XI –  Abramo è chiamato nostro patriarca, nostro antenato. […] La promessa si realizza nel Cristo e, attraverso il Cristo, in noi che siamo discendenti spirituali di Abramo. No, non è possibile per i cristiani essere partecipi dell’antisemitismo. […] Spiritualmente, noi siamo semiti”: insomma, gli ebrei lo erano un po’ meno, forse erano perfino semiti abusivi. Sarà stato per questo che Pio XI ritenne indispensabile sciogliere l’Opera sacerdotale «Amici di Israele»? Era un’associazione sorta allo scopo di operare in favore di una riconciliazione con gli ebrei, e fu sciolta quandocominciò ad avere troppe adesioni (tra le altre quelle di 19 cardinali, 268 vescovi e arcivescovi e circa 3000 sacerdoti): il decreto di soppressione di Pio XI rimproverava al programma dell’associazione il non tener conto della “perdurante cecità di questo popolo”.

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