In una dichiarazione rilasciata per tramite del suo avvocato, Silvio Scaglia, ancora all’estero dopo l’emissione del mandato di cattura nello scandalo del riciclaggio, aveva fatto sapere che le operazioni poste in essere da Fastweb erano state avallate da un
noto studio di dottori commercialisti, e per questo la società di telecomunicazioni si sentiva tranquilla dal punto di vista legale e con la coscienza a posto con il fisco.
I pensieri di quelli che malpensano si erano subito direzionati per associazione di idee: chi potrebbe essere il primario studio di dottori commercialisti che aveva concesso il parere positivo? Non sarà quello che teneva Tremonti, vero? A pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia: ecco che Marco Lillo sul Fatto viene in soccorso delle supposizioni. ““Quando Mario Rossetti (direttore finanziario Fastweb, ndr)venne a conoscenza dell’operazione Phuncard si rivolse allo Studio Vitali Romagnoli per avere un parere sull’applicazione dell’Iva ossia se la vendita delle schede all’estero fosse soggetta a Iva. Voleva essere sicuro del fatto che il business poteva farsi, senza avere problemi di natura fiscale. Cercava di costruire uno schema che potesse dare alla società la tranquillità assoluta sulla futura attività legata alla compravendita delle schede phuncard”. Lo studio scelto per un parere così delicato è proprio quello fondato dall’attuale ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ne è uscito quando è diventato ministro, anche se il suo nome resta sul sito Internet come fondatore e nella proprietà dell’immobile. Ha raccontato il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia al pm: “II nostro fiscalista interno mosse qualche dubbio in seguito al quale decisero di approfondire I’argomento con lo Studio Vitali-Picardi. L’esito del parere fu positivo e pertanto la società prese la decisione di proseguire con I’o p e ra z i o n e ”. Scelta non scontata. L’ex studio Tremonti sosteneva “la non applicabilita del tributo per assenza del requisito della territorialita, muovendo dalla considerazione che Ie carte prepagate rientrerebbero tra Ie prestazioni servizi”, scrive Lillo a pagina 11 del quotidiano. Dove si informa anche che Fastweb ricevette il parere, stavolta negativo, dello Studio Maisto, sempre a proposito dell’operazione, ma decise ovviamente di non tenerne conto, visto che non gli conveniva. E si scopre anche che la società di Scaglia chiese un terzo parere, quello del famoso avvocato Guido Rossi, in seguito al quale procedette all’adeguamento dell’oggetto sociale. Insomma, a volte il mondo è davvero piccolo nevvero?
(Vignetta di Bucchi)




…quindi, aspettate un attimo, devo aver capito male…
mi state dicendo qua che il Ministero Del Tesoro sta perseguendo dei reati finanziari perpetrati con la consulenza di (/con la complicitá di/a causa dell’incompetenza di/ecc) uno studio di commercialisti che era di proprietá (anche all’epoca dei fatti contestati?) dell’attuale Ministro del Tesoro?
ok, devo fare uno schemino, scusate
[ILLECITO] => (ESECUTORE DELL’ILLECITO/CRIMINALE)
|
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V
{TREMONTI}
^
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(PERSECUTORE DELL’ILLECITO/STATO) <= [NOTIFICA DELl'ILLECITO]
WTF?!11!?
E qualcuno in questo paese ha ancora il coraggio di dire che non siamo da anni immersi in un gigantesco giochino in cui controllati e controllori sono le stesse persone, doe ci sono giganteschi “conflitti d’interessi” a cui nessuno bada?
E il problema è che “saremmo in uno stato di polizia”?
Ma non fateci ridere, per piacere!
Già.
E controllati e controllori di ogni colore visto che mai, né uno né l’altro, pensano a creare sistemi di controllo meno astrusi e più efficaci.
Berlusconi, secondo me, resta comunque il dito a cui tutti guardano. La luna è tutto il sistema oscuro di cui B. è solo l’elemento più illuminato (e invidiato spesso).
Più creativi di così!
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Un parere favorevole se serve……..e se il prezzo è giusto……
A pensare male si fa peccato:
“ma spesso non si pensa abbastanza male!”
Beh si capita che se hai bisogno di un parere fiscale lo chiedi ad uno degli studi piu’ titolati piu’ piazza. E lo scandalo sarebbe? Se proprio vogliamo fare del qualunquismo, diciamo che lo scandalo sta nel fatto che in qualunque paese civile l’agenzia delle entrate non si prende un anno per dare una risposta in materia di IVA.
…poi lo chiedi a un altro e ti dà quello “giusto”, ovvero quello che ti dice che stai facendo operazioni che potrebbero configurarsi come reato. Infine, decidi di usare quello che ti conviene di più e ti trovi nei guai. Quello è il punto, Vincé.
Ale due anni fa l’abbiamo dovuto chiedere pure noi un parere allo stesso studio per sapere qual era la tassazione su un particolare prodotto finanziario (mo non ti sto a tediare con i dettagli). Il problema è che a volte non ci si capisce proprio un cazzo (diciamo che spesso le leggi non sono scritte “benissimo” ed e’ difficile interpretarle alla luce di innovazioni di prodotto) e i primi a metterti confusione sono proprio quelli dell’Agenzia delle Entrate. Pensa che chiedere ad uno studio, poi ad un altro per conferma, e se il secondo dà parere difforme anche ad un terzo in molti ambiti è prassi: ma hai idea dei costi???