Obama sulla sanità: troppo poco, troppo tardi

24 febbraio 2010

Ad un mese dalla catastrofe in Massachusetts Obama ha riportato in vita la riforma sanitaria, apparentemente seppellita dal crollo della roccaforte liberal. La Casa Bianca propone per la prima volta un proprio testo con molto ritardo. Il tonfo dell’Hillarycare consigliò prudenza e cautela a Obama, ma le mani libere lasciate al Congresso, e il triste spettacolo di perenni litigi e compromessi al ribasso che ne è seguito, hanno sicuramente danneggiato la riforma sanitaria democratica. L’articolato caricato sul sito della Casa Bianca non è in realtà una nuova riforma, ma un testo che corregge i punti più controversi del progetto di legge approvato dal Senato, che la House era indisponibile a votare nella forma attuale.

Con le correzioni obamiane, la Camera potrebbe approvare il testo licenziato dalla Camera Alta prima di Natale, così da superare gli ostacoli posti dall’ostruzionismo repubblicano. Nonostante il prossimo summit televisivo sulla riforma di stampo bipartisan, è improbabile che esponenti del Gop cambino idea sull’Obamacare. La leadership democratica del Senato si è detta favorevole ad adottare il metodo della riconciliazione per approvare il testo proposto dalla Casa Bianca, così che solo 50 voti sarebbero necessari. Dalle ceneri è sembrata risorgere anche la “public option”, l’assicurazione pubblica accessibile solo per i non assicurati. Una lettera di sostegno a questo progetto, scritta  dal senatore junior del Colorado, il democratico Bennett, è stata firmata da una ventina di colleghi di partito, e il leader di maggioranza Reid ha già annunciato l’intenzione di mettere ai voti la public option.

Il fronte liberal è però diviso su cosa intendere per assicurazione pubblica. Negli Usa ci sono già 3 coperture garantite dai fondi statali : Medicare per gli over 65, Medicaid per i più poveri, e CHIP per i bambini dei non assicurati. E’ probabile che la nuova battaglia si concentri sull’estensione di Medicare a persone di età inferiore alla soglia attuale, il compromesso ucciso da Joe Lieberman,  oppure un ulteriore innalzamento dei criteri di accesso a Medicaid. Nella correzione obamiana è però assente l’introduzione di un nuovo schema pubblico, e sicuramente su questo fronte una nuova battaglia si aprirà al Congresso, vista l’incombenza delle elezioni di metà mandato. Il blocco liberal chiederà una riforma che mobiliti la base democratica, i moderati centristi cercheranno di bloccare qualsiasi cosa che possa rendere meno certa la loro rielezione. Anche in questo si denota la pessima gestione  della Casa Bianca, che ha dato numerosi segnali di incertezza sulle priorità da ottenere, dando l’impressione nei mesi passati che qualsiasi testo andasse bene, pur di finire il travaglio del parto. E ora si è dimenticata di intervenire sul nodo più controverso.

Dopo un mese di incertezze, Obama sta cercando di mettere una pezza ad un fallimento legislativo che getterebbe un’ombra lugubre sulla sua presidenza. I punti più dibattuti, l’obbligo di assicurazione così come la tassa sui benefit assicurativi, sono stati rimodulati, il secondo con un molto pilatesco rinvio temporale. L’unica novità interessante è rappresentata dai maggiori poteri federali di regolazione sulle polizze vendute singolarmente ai privati. Dopo una memorabile batosta elettorale, e con un’economia che ha smesso di bruciare posti di lavoro ma con una ripresa occupazionale ancora troppo debole, Obama scommette su un testo controverso come quello del Senato per ottenere uno degli obiettivi principali del suo mandato elettorale, la copertura sanitaria di 31 milioni di non assicurati.

Il successo è davvero incerto, perché se l’iter procedurale è molto più semplice evitando l’ostruzionismo del Senato, le spaccature democratiche sono profonde, e i sondaggi attuali, controllati con molta attenzione dai 470 membri del Congresso sottoposti al rinnovo, molto allarmanti. L’intervento della Casa Bianca era inevitabile, ma è arrivato con qualche mese di ritardo. Se Obama avesse fissato un set di obiettivi da raggiungere, concreti e non generici come faceva durante l’estate 2009, i democratici avrebbero trovato un accordo molto più facile di quanto sia raggiungerlo ora. L’approvazione della riforma sanitaria, anche in questa versione ridotta, è comunque fondamentale per la trifecta democratica. Un partito incapace di governare  e di approvare i programmi annunciati in campagna elettorale sarebbe punito ancora più duramente.

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