Usura: il giudice intimidito che abbandona il processo alle banche

24/02/2010 - “Ho subito pressioni”. Il sostituto procuratore della Corte di Appello di Reggio Calabria, in aula, annuncia di lasciare l’udienza nella quale sono imputati i presidenti di tre dei maggiori istituti di credito italiani: Geronzi (Capitalia), Abete (Bnl), Marchiorello (ex presidente, Antonveneta). Ci

     
 

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“Ho subito pressioni”. Il sostituto procuratore della Corte di Appello di Reggio Calabria, in aula, annuncia di lasciare l’udienza nella quale sono imputati i presidenti di tre dei maggiori istituti di credito italiani: Geronzi (Capitalia), Abete (Bnl), Marchiorello (ex presidente, Antonveneta).

Ci son fatti che non riescono ad avere la giusta visibilità al di fuori dei confini della cronaca locale (alcuni vengono completamente ignorati) nonostante possano costituire una notizia di primo piano. E’ il caso della storia di un magistrato che rifiuta di prendere parte ad un processo scomodo al potere bancario.

IL MAGISTRATO LASCIA - Succede esattamente in Calabria, una regione in cui i tassi di interesse imposti dagli istituti di credito su qualunque tipo di credito (da quelli a titolo personale, a quelli per l’impresa) sono quasi sempre il doppio rispetto al resto del territorio nazionale. Una sorta di strozzinaggio legalizzato al quale nemmeno l’autorevolezza di un sostituto Procuratore generale, prima intimidito poi costretto ad abdicare alle pressioni ricevute dall’esterno, riesce ad opporsi. La parte offesa è indignata. E’ stato l’imprenditore calabrese Antonino de Masi, da almeno cinque anni in lotta con le grandi banche, colui che è riuscito a trascinarle in giudizio, infatti a denunciare la gravità dell’accaduto al Ministro della Giustizia e al presidente della Repubblica. “Qualche giorno fa (nell’udienza dell’8 febbraio) il dott. Francesco Neri – ha spiegato De Masi nella missiva indirizzata ad Angelino Alfanoha riferito alla Corte che vi sarebbero state delle pressioni nei suoi confronti per impedire la prosecuzione dell’attività di Procuratore generale in questo processo alle banche. Pressioni che il magistrato ha puntualmente riportato nel corso dell’audizione con gli ispettori del Ministero, che stanno indagando sui fatti”.

IMPUTATI ECCELLENTI - In primo giudizio era stata data ragione a De Masi, ma senza che venisse individuato il soggetto colpevole. Ora la situazione si fa seria, visto che vengono portati in tribunale personaggi di primo piano della finanza italiana. Spiega l’imprenditore al Ministro ricostruendo l’iter del processo: “Il procedimento che si sta trattando in Corte di Appello a Reggio Calabria vede imputati per usura i Presidenti di tre delle maggiori banche italiane (Geronzi per Capitalia; Abete per Bnl; Marchiorello, in qualità di ex presidente, per Banca AntonVeneta) oltre ad alcuni funzionari. In primo grado il Tribunale di Palmi ha sentenziato la conferma del reato (elemento oggettivo) in tutti i capi di imputazione individuati dalla Procura e il proscioglimento degli imputati per non aver commesso loro il fatto (elemento soggettivo)”. De Masi, che con le sue aziende dà occupazione a circa 200 lavoratori è convinto che una condanna dei massimi dirigenti di quegli istituti di credito possa portare ad uno stravolgimento del sistema bancario stesso, a quello che lui definisce un “vero e proprio cataclisma”.

ANOMALIE DEL PROCESSO - Evidenzia perciò tutte le anomalie che, a suo parere, sarebbero frutto di pressioni come quelle subite dal Procuratore, pressioni con le quali la potente lobby economico-finanziaria vorrebbe influenzare l’esito del processo: “Contro questa sentenza che, pur riconoscendo il reato, non trova i colpevoli, inizia – spiega De Masi – un procedimento di Appello dinanzi ad una Corte composta da Magistrati che, dimostrando grande capacità ed equilibrio, sta procedendo alla ricerca della verità processuale. Nel corso del dibattimento la Corte, con lo scopo di andare a fondo della vicenda, decide di affidare ad un funzionario di Banca d’Italia una consulenza per individuare chi determinava la politica dei tassi all’interno dell’organizzazione bancaria e quali responsabilità avessero i presidenti in tale ambito. La Banca d’Italia indica quindi il nome di un ex dipendente al quale viene affidato tale incarico. Consulenza questa che si è però svolta in un clima assolutamente intollerabile, senza il rispetto delle procedure, con assoluta mancanza di trasparenza e del contraddittorio e con diverse “scorrettezze procedurali” che sono state prontamente segnalate alla Corte alla quale è stato richiesto, sia a novembre che nel corso dell’ultima udienza, la sostituzione del consulente nominato e la sua sostituzione con un organismo collegiale di tecnici terzi che possa garantire tutte le parti del processo”.

BANCHE COME MAFIA – Non mancano i riferimenti alla grande criminalità organizzata. L’imprenditore calabrese coglie atteggiamenti simili a quelli mafiosi nell’osservare il modo di porsi dei rappresentanti degli istituti di credito. Parla delle banche come di “governo occulto del paese” che, protetto dal “sistema che opera nell’illegalità”, “condiziona la vita democratica del paese e mette sotto i piedi la dignità ed il rispetto dei principi come l’uguaglianza di fronte alla legge e alla libertà”: “Quanto avvenuto a Reggio Calabria – denuncia – non è solo figlio di una criminale arroganza ma, cosa ancor più grave, di una convinzione di “onnipotenza” e di intoccabilità, convinzione che ha portato questi signori a tentare vilmente di condizionare pesantemente anche i miei legali, atteggiamenti questi che accomunano i rappresentanti di questo potere economico agli esponenti del potere criminale che imperversa nella nostra terra”. Né il gesto del giudice, né le parole dell’imprenditore hanno, finora, ricevuto risposta. Tra l’indifferenza generale.

     
 

4 Commenti

  1. francesco scrive:

    non sono le banche, ma chi le gestisce non serve!!!!!!!!!!!!!
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    incominciate da qui e seguite i link, e vedrete che si puo fare tutto questo

  2. LUCIANO scrive:

    POTREBBE ESSERE TUTTA UNA FARSA!
    TANTO BEN SI SA CHE BANCHE E FINANZA, SONO LA TERZA GAMBA DEL TAVOLO.
    LE ALTRE DUE SONO LA POLITICA E LA MAGISTRATURA!!
    NESSUNA DELLE TRE GAMBE è DA MENO IN RISPETTO ALLE ALTRE DUE.
    INFATTI IL TAVOLO, LA MANGIATOIA STA IN PIEDI SOLO SE LE GAMBE SONO E STANNO AL LORO POSTO E SALDAMENTE LEGATE TRA DI LORO TRAMITE IL PIANO MANGIATOIA.
    MAGARI COPERTO CON LA TOVAGLIA DEL CLERO…!!

  3. il 3millennio scrive:

    e questo quello che a fatto venire la crisi!!!!!!!!!!!
    “DIO DIVENTERA PER IL POPOLO!!!!!!!!!!!!” vogliamo far vedere chie berlusconi, sterminiamo tutti e ristabbiliamo le cose!!!! entrate e leggete tutti il vero metodo contro la crisi e il mio progetto http://fransua.beepworld.it oppure scivete su facebook , il 3millennio e leggete sempre e se capirete il mondo salveremo!!!!!!!!

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