“Da tempo Mourinho è teso come una corda di violino e deve essere proprio la Champions a dargli questa incontrollata adrenalina, che ha però diffuso una generale intolleranza per i suoi atteggiamenti. Anche i grandi comunicatori dovrebbero capire che esiste un confine da non superare. Prigioniero di illimitata fiducia in se stesso, offende tutto e tutti, dà l’impressione di sentirsi al di sopra di norme e regolamenti, non fa mai un passo indietro anche quando irride senza ritegno qualunque avversario, fosse anche un presidente, dando la sensazione di uno Special One che si considera proprio tale: un intoccabile e, di riflesso, intoccabile anche l’Inter. In questa chiave si può comprendere come l’espulsione di Samuel sia sembrata un affronto, ed invece c’era tutta, così come la successiva di Cordoba, a termini di regolamento, che Tagliavento avrebbe potuto evitare solo glissando sul secondo giallo per “salvare” il pacifico andamento della partita, che è tutt’altra cosa rispetto ad una puntuale applicazione delle regole. La gara è vissuta per gran parte sulle sceneggiate di Mou, visto che la Samp sembrava proprio non aver voglia di vincere, nonostante la superiorità numerica : Josè si è esibito anche in un gesto delle manette (opera del suo sacco ?), rivolto chiaramente all’arbitro, forse con allusione al coinvolgimento in Calciopoli, dal quale è però uscito indenne. Basterebbe questo a far capire all’Inter di dover smettere di cercare sponda su queste vicende, dimenticando le proprie, bene immortalate da Oriali, molto agitato nelle immagini tv di Inter-Samp, grande patteggiatore davanti alla giustizia ordinaria e connessa condanna al tempo del pateracchio “passaporti taroccati”, che valse alla Beneamata l’etichetta di “banda degli onesti”. Se l’Inter supererà il Chelsea, per il portoghese il cielo si farà più blu. Se non dovesse farcela, uno tsunami psicologico potrebbe abbattersi su tutto l’ambiente, anche se vale anche l’ipotesi opposta, cioè che tutti gli sforzi sarebbero spostati sul campionato”
-da “Il pallone di Luciano”, Luciano Moggi, Libero del 23/02/2010-



