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Abdul, una storia di ordinario razzismo

22 settembre 2008

Mi chiamo Abdul ho 19 anni e vengo dal Burkina Faso, ma vivevo felice a Milano, in Italia, un bel paese caldo, accogliente, con tanta bella e brava gente. Ero un cittadino italiano. Ora volo nel vento, in questa notte piena di stelle. E questa è la mia piccola storia, una storia di ordinario razzismo

Mi piace l’Italia, il mio paese: è piena di ragazzi e ragazze, proprio come me, con tanta voglia di ridere e di scherzare. Certo a volte si fa qualche stupidaggine, a volte si dicono o fanno cose crudeli. Mi è capitato di dire bugie a mamma, a papà. Da piccolo, una volta ho ucciso delle formiche che stavano per i fatti loro sul muro vicino casa mia. A chi vuoi che importi di qualche formica? Da grandicello ho preso in giro i ragazzini più piccoli di me, fragili e indifesi. Ti senti forte con chi non può difendersi. Ma poi ho sentito di quel tale che diceva che gli uomini sono tutti uguali. C’è scritto pure nei libri. Lo dicono anche nelle Chiese: tutti fratelli. Se avessi avuto più tempo, avrei imparato che bisogna rispettare tutti, e che non devi lasciarti vincere dalla paura del diverso, dalla rabbia, dall’odio. Siamo tutti ragazzi e ragazze del mondo, no?

Da qualche tempo però nel mio paese, l’Italia, tira una brutta aria. Gente che comanda, in Parlamento, al Governo, ha iniziato a dire che immigrati, gente di colore, zingari sono gente cattiva: per quelli come loro, per quelli come me, ci deve essere la tolleranza zero. E così hanno fatto tanto casino, e pure una legge, hanno detto che era per la sicurezza. Ma a me sembrava solo che continuassero a prendersela con quelli come me; e intanto, sono successe cose sempre più brutte: il 13 maggio a Napoli il campo Rom è stato incendiato dalla popolazione del quartiere, perché dicevano che una zingara aveva rapito una bambina, e non era vero; il 20 agosto Assunçao Bonvindo Mutemba, un giovane angolano di 24 anni, è stato picchiato a sangue all’uscita di una discoteca a Genova, e gli dicevano che puzzava, che era uno sporco negro.

20 commenti a Abdul, una storia di ordinario razzismo

  1. cocci

    Questa storia della sicurezza è stata troppo osannata dai media. Nella mia città un giorno ho sentito tanta tanta rabbia verso chiunque non fosse del posto, roba inimmaginabile fino ad un anno fa.
    Sono i razzisti ad essere precipitati in un fondo nero, quello della paranoia più cupa, un mondo perverso di rabbia senza misura scaraventata sulla prima scusa possibile

  2. @cocci: nel pozzo nero siamo precipitati un po’ tutti, anche senza volerlo. Quando si accetta l’idea (che è passata un po’ bipartisan, ammettiamolo) che i veri problemi dell’Italia siano gli immigrati, le prostitute per strada, i rom, e non i racket che su loro si ingrassano, siamo tutti un po’ dalla parte del torto.

    Quando ieri ho letto della gente di colore che a Castelvolturno che chiede “Più Stato” mentre quelli del posto fanno spallucce e il resto d’Italia guarda con indifferenza o rassegnazione, mi sono vergognato.

    :-(

  3. cocci

    Confidare in un pregiugizio, di qualunque genere, a volte significa rinunciare alla fatica ed alla libertà di osservare con la propria testa e con il proprio cuore. E piano piano ci si perde.
    Mi butto nella mischia dentro al pozzo nero perché sono un essere umano devastato tanto da non poter discutere con raziocinio o passione di qualcosa che non siano le mie paranoie.
    Riesco a non rassegnarmi io ma dubito di poter sollecitare gli altri.
    Io mi vergogno spesso. Poi mi illudo e sorrido.Non credo di poter aggiungere

  4. cocci

    voglio dire: io sono consapevole del mio stato di essere umano e cittadino devastato quasi impotente.La consapevolezza è la mia unica arma contro la rassegnazione. Di più non riesco però

  5. @cocci
    “Confidare in un pregiugizio, di qualunque genere, a volte significa rinunciare alla fatica ed alla libertà di osservare con la propria testa e con il proprio cuore. E piano piano ci si perde.”
    Sono assolutamente d’accordo. Purtroppo, per pigrizia o per paura, un vento gelido sta entrando nelle nostre menti e ci sta portando a diventare non molto diversi da quelli che fino a poco tempo fa se la prendevano con noi italiani, giudicandoci esseri inferiori, non-persone, ecc…
    Non rasseganrsi a questo, credimi è già molto. Da lì a cominciare a sollecitare gli altri, il passo è molto breve. Forse, lo fai già, senza accorgertene.

    Un sorriso, anche se un po’ triste.
    C.

  6. Francesco

    Rubare biscotti, a 12-14 anni può essere una sciochezza, frutto di cleptomania; farlo a 19 anni non lo è.(Se è vero che c’è stato il furto.)
    A 19 anni si vota e si è adulti…Purtroppo il giovane Abdul, per questo, ha pagato troppo, inutilmente e male.
    Credo che le cose stiano così.
    Certo, la reazione è stata esgerata, violenta e quindi da punire. Lasciamo che facciano i preposti.
    L’essere pacati non significa non provare nausea nel sapere che può succedere di perder un figlio un fratello in questo modo.

  7. Antonio

    Non sono unbuonista peloso perchè mi piace dire pane al pane e vino al vino.Abdul e gli amici dovevano pagare i biscotti prima di portaarli via e su questo hanno sbagliato.Nel contempo non giustifico nè comprendo la reazione estremamente violenta dei proprietari del Bar. Da buoni cittadini avevano l’bbligo di chiamare il 112 o il 113 e non di farsi giustizia da soli in modo barbaro, odioso e violento! Ho pregato e pianto per Abdul e spero che da lassù possa vedere il mio cuore, il cuore di un bianco che spesso è stato tacciato da altri bianchi di ESSERE AMICO DEI NERI.
    “… Fratello nero prepara il tuo cuore/ a nuove lotte a nuovo dolore/…Son tuo fratello fratello tu sei/pur se mia lingua distinguer non sai/pur se tua pelle è di vario colore/fratelli noi siam nell’anima e il cuore”. Vorrei che la famiglia di Abdul- alla quale porgo fraterne condoglianze- potesse leggere queto post al fine di sapere che non tutti gli italiani siamo razzisti ed a favore della “tolleranza zero”.Antonio

  8. @Francesco: Rubare un pacchetto di biscotti non è bello, ma è una sciocchezza (Se è vero che c’è stato il furto, come dici tu).

    Ma il fatto è che una reazione del genere non sarebbe stata giustificabile neppure se avessero rubato l’incasso. Abdul non ha “solo” pagato troppo. E la sensazione, fortissima anch se non è una certezza, che ho io è che questo comportamento sia stato causato ANCHE dal colore della pelle di Abdul e ANCHE da una certa aria che tira, che “legittima” chi si fa giustizia da solo.

    @Antonio:
    Abdul e gli amici dovevano pagare i biscotti prima di portaarli via e su questo hanno sbagliato. Giusto.
    Nel contempo non giustifico nè comprendo la reazione estremamente violenta dei proprietari del Bar. Giustissimo.

    La penso come te. E aggiungo, di nuovo, che certi comportamenti albergano nel cuore di alcune persone, ma vengono concimati da chi usa le parole come pietre

    @tutti:
    Un saluto senza sorriso, stasera.

    C.

  9. Giorgia V.

    Beh sono stati gli stessi amici di Abdul ad ammettere che insieme avevano rubato dei biscotti, quindi non capisco per quale ragione si debba continuare ad usare il condizionale…

    Ho pena per quel ragazzo, tuttavia è penoso anche sapere che se fosse stato un italiano (bianco) i media a lui avrebbero dedicato 1/10 del tempo che hanno invece dedicato ad Abba, non ci sarebbe stato nessun corteo e ce ne saremmo molto probabilmente già dimenticati.

    Poi francamente vista la nomea che avevano nella zona quei due baristi dubito che se fosse stato bianco sarebbe cambiato qualcosa…

    P.S.

    “il 13 maggio a Napoli il campo Rom è stato incendiato dalla popolazione del quartiere, perché dicevano che una zingara aveva rapito una bambina, e non era vero”

    premesso che l’incendio è stato vergognoso, mi risulta che le indagini sul tentato rapimento siano ancora in corso, mi sembra prematuro avere certezze in merito…

  10. Una follia che, invece, spero abbia una fine.

    Da brivido queste parole.

  11. Rossaura

    Sempre di più mi è difficile sorridere

  12. A 11 anni mia nonna mi sorprese a rubare la nutella dalla sua dispensa. Mi prese per un orecchio e mi trascinò fino a casa mia predicandomi di non rubare.
    Da allora non ho mai fregato nemmeno una penna o una graffetta dal posto di lavoro. Niente di niente. Se voglio dei biscotti li pago. Se voglio la Nutella altrui la chiedo.
    Purtroppo passata una certa età, non basta più la tirata d’orecchie.
    Quello di cui non si parla qui è della violenza che fa scaturire altra violenza. Quello che non si dice è della violenza di uno che manda in bestia una folla che assalta i tram di Milano. Quello che non si dice qui è che la legge va fatta rispettare perché non siamo ancora sufficientemente evoluti per vivere nell’anarchia. Quello che non si dice qui che un milanese non ha più diritto di parcheggiare l’auto di fronte ad un locale senza che qualcuno non gli chieda tre euro per “curargli” (non spaccargli) la macchina. Quello che non si dice qui è che i milanesi che vivono in zone che fino a dieci anni fa erano tranquille, ora hanno paura ad uscire di casa anche durante il giorno.
    Abdul ha sbagliato, chi l’ha ucciso ha sbagliato, chi ha voluto vendicarsi “manifestando” (leggi assaltando tram) ha sbagliato, chi ha permesso tutto questo è la causa di questi continui sbagli. Si, ma chi l’ha permesso? Una serie di governi indecenti, che hanno dovuto aspettare d’arrivare a ridosso della guerrilla urbana per dichiarare la “tolleranza zero” (che poi in realtà non esiste) al posto di tirare le orecchie quando era il momento giusto per farlo.
    Ci sono troppi errori in questa storia e nessuno che se ne prenda la responsabilità.
    Da milanese che non vive più a Milano mi spiace che sia andata così, mi spiace che dei concittadini siano degli assassini e che un ospite della città di Milano fosse un ladro. Da italiano però mi spiace ancora di più che se tutto va come al solito, il processo per questa morte assurda si terrà tra due anni abbondanti, che ci saranno ricorsi su ricorsi e che chiunque vinca, il Governo di turno lo userà come bandiera per la legalità o alternativamente per una dimostrazione di tolleranza e tutto questo non farà altro che generare altro malcontento o violenza.
    Sono felice solo di una cosa: parlo piuttosto bene l’inglese tanto che non vengo mai scambiato per un italiano e nel 2009 emigrerò piuttosto lontano da qui, spero non mi chiedano mai di dove sono perché il desiderio di rispondere “Europa” è forte tanto quanto la mia vergogna del dirmi italiano (la nonna non m’ha mai tirato le orecchie per le mezze verità, si nota?).

  13. Cipiciani, questa volta hai proprio ragione. Non so dirti altro.
    Anzi, si. Qualcosa ci sarebbe, ma non mi dilungherò, non temere…(spero!).
    Innanzitutto mi scuso, a ragione, del “tu” che ho scelto di usare per parlarti. E’ solo figlio di un mio convincimento molto preciso: siamo tutti esseri umani e questo ci accomuna prima di ogni altro elemento che ci rende tutti uguali, dinanzi a noi stessi in primis, poi viene il resto. Questa è la mia “livella”, finchè si è ancora tutti quaggiù. Spero non ti giunga come mancanza di rispetto. Tanto sentivo di doverti.
    Non so se comprendi quanto io detesti, davvero, dover scrivere quello che sto per scrivere, soltanto perchè non mi piace dare mostra di alcune cose, che preferisco tenere per me, ma la mia coda di paglia l’ha sentito il tuo rimprovero, schietto come una frusta!
    Completamente esulando dal tema del tuo post, vorrei solo dire che ci sono circostanze che è impossibile mettere in parole, a volte, e ancora più difficili risultano da riconoscere a chi non le ha vissute! Non c’è giustificazione alcuna per chi usa le parole come pietre e io non ne sto cercando una. E’ solo che a volte capita di sfuggirsi dalle mani ed è il buio per tre secondi. Non sempre le cose sono quelle che ti danno l’impressione di essere e non conoscere i fatti, può rivelarsi un tranello assai insidioso! Si rischia di vedere la cattiveria dove non c’è, se non simulata per dire altro ad altri. Si può scegliere di mentire, ahimè. Ma non è neanche questo il rischio più grave. Il pericolo vero, quello che ti scuote le viscere solo dopo che l’hai scampato e ti rendi conto di averlo superato, è l’ottuso incaponimento di voler andare a scovare la bontà dove non c’è! Dove non esiste neanche per una vaghissima fatalità. Paradossalmente qui, la scelta non esiste. Così passi per ingenuo, se hai solo ricevuto la maledizione di nascere con la buona fede che si imposta in automatico ogni volta che ti affacci alla vita. E aspetterei solo che tutti in fila, uno per uno, veniste a dirmi quanto è limpida la strada da imboccare, quanto si offra generosa e grande la cosa giusta da fare. Come fai a non vedere? Come faccio a non vedere? Me lo chiedo anche io, ecco.
    E sento l’eco di voci di preti che elargiscono consigli pre matrimoniali a profusione.
    A volte la giustizia veste la maschera dell’errore e si palesa solo una volta dissoltasi quell’utilissima finzione: si può sbagliare cento volte, ma ogni errore ti regala un pezzo di verità. Deve essere questa, tutta intera, una storia gravemente miope. Quella dell’essere umano, dico, se mi guardo intorno e di cose giuste io non ho neanche il caldo presentimento.
    Così dovrebbe essere NON E’ così è.
    Eppure, neanche questo non mi consola, perchè credo che un errore condiviso non sia meno grave di uno idiosincratico. Preferisco anche sbagliare solo da me.
    Si fanno un milione di pensieri, si dicono bilioni di parole, ma tutto considerato, se potessi, io non parlerei affatto.
    Sapendo, agirei. E lo farei per il bene, anche solo guardando negli occhi una persona e domandandole: “Che cosa stai facendo?”
    Agire non posso, non io! Qualcuno forse vorrà e so che la forza d’animo non cresce sugli alberi. Ciò non toglie, che, prima o poi, si possa arrivare a pronunciarlo quel “basta”, intendendolo sinceramente, non come quelle altre parole vacue del bilione.
    Esattamente come farò io adesso…BASTA!

    p.s. Non c’è nulla al mondo che valga la pena di smettere di sorridere.
    Maryrose :)

  14. @Giorgia V.
    Ciao. Vedi il tuo commento, di per sè ineccepibile, è esattamente quello che temo ci (a tutti) stia accadendo. Cercvare di minimizzare quanto è accaduto, o comunque di inquadrarlo in qualcosa che non è legato ad un certo “vento” che spira (ed è un vento che parte da destra, ma non risparmia certo la sinistra)
    Mi spiego: Cambia molto se avevano rubato il pacchetto di biscotti, rende la cosa meno grave, secondo te?
    Se fosse stato bianco avrebbe avuto meno spazio mediatico? Non lo so, con i se e i ma non si va molto lontano. Il fatto accaduto è questo, ed è di questo che parliamo.

    @Samayaa: Speriamo. Non credo sia a breve, però…

    @Rossaura:
    Ma ci proveremo lo stesso.

    @Andrea:
    Il tuo commento contiene anche alcune verità, soprattutto quella finale.
    Ma ci sono cose che non capisco.
    Non capisco perchè distingui i cittadini di milano (quelli che hanno ucciso) dall’ospite, che poi sarebbe un ragazzo di 19 anni, il morto (sic!). A parte che era cittadino italiano, ma appartenva, appunto, alla razza umana. L’unica che esiste.
    Non lo capisco perchè parli di due sbagli, senza graduare il fatto che da un lato c’è una cosa piccolissima dall’altro un omicidio..
    Da ragazzo vidi un gruppo di miei amici (ragazzi in gamba, che ora sono rispettivamente un commerciante, un operaio e un avvocato) rubare 3 grappoli d’uva ad un contadino. Bene, se quel contadino li avesse sorpresi e ne avesse ucciso uno con il forcone, sarebbe stato semplicemente linciato dagli abitanti del mio quartiere. Qui invece riusciamo a disquisire. E’ questo il vento che mi spaventa.

    @MaryRose:
    Il tu va benissimo. :-)
    Hai ragione sul fatto che tutti (io per primo) finiamo per parlare molto più che “fare” qualcosa.
    Mentre – prendimi per un fanciullino un po’ sciocco – io penso che esista dentro ognuno del bene e del male. Il problema è che si può SCEGLIERE i tirare fuori il peggio o il meglio di se, e che questa è, appunto, una SCELTA. Scelta individuale, ma anche collettiva. In quest’epoca confusa, le paure e le rabbie stanno facendo emergere la parte peggiore. Ma si può combattere, nel piccolo (l’individualità) e nel grande (le scelte “pubbliche”
    Bisogna almeno provarci.
    Grazie del sorriso, che ricambio di cuore.

    @tutti:
    Un sorriso e basta

  15. Franco

    Adesso vi racconto una storiella, realmente accaduta. In se non contiene nulla di assurdo o di violento, ma se esaminata a fondo e se ci si riesce ad immedesimare nel protagonista provoca forti emozioni.

    Piccolo paesino di provincia, poco più duemila abitanti. Tra questi abitanti ce ne sono alcuni di colore. Una famiglia di senegalesi, hanno preso una casa in affitto, per avere l’autorizzazione devono andare in Comune, dichiarare il numero di persone che abiteranno questa casa e il funzionario comunale rilascerà l’autorizzazione se il numero è compatibile con le dimensioni dell’abitazione.

    Una cosa che si fa in dieci minuti. Il ragazzo entra nel municipio, vede le indicazioni, ma non sa dove andare, allora si avvicina alla prima persona che vede, una dipendente comunale, sta per farle la domanda, ma lei lo precede dicendogli “Non compro niente”, lui prova a spiegarle che non vende nulla, e lei risponde “Non ho soldi, andate via”.

    Così un po’ sconsolato, e ancora con lo sguardo smarrito e confuso non sapendo dove andare resta fuori nel cortile in attesa di un’anima pia. L’anima pia arriva, è un altro dipendente comunale, lo vede, capisce il suo stato d’animo e gli chiede. “Dimmi posso fare qualcosa per te?”. E lui con gli occhi pieni di gratitudine chiede ciò che l’altra dipendente non gli ha dato il tempo di chiedere.

    Una volta sbrigate tutte le pratiche, il ragazzo con il foglio dell’autorizzazione in mano, ancora pieno di gratitudine cerca la seconda dipendente comunale e la ringrazia ancora. La ringrazia per un’azione che un paese normale avrebbe reputato ovvia, normale, e non avrebbe richiesto nessun ringraziamento così intenso. Invece per il ragazzo non è stata inattesa la prima reazione, ma la seconda. Era preparato per la prima non risposta, e si è emozionato per aver ricevuto una gentile risposta.

  16. @Franco:
    Non mi sembra ci sia altro da aggiungere a questo tuo commento. Hai detto tutto quello che c’era da dire, partendo da una cosa assolutamente banale, e dove non c’è (per fortuna) violenza, morte, odio.
    E’ proprio quel vento gelido che mi sembra stia soffiando.

    Grazie.

  17. topinamburs

    @Andrea: abbi pazienza, i parcheggiatori abusivi io me li ricordo già all’inizio degli anni 80, quando avevo 4-5 anni, nella civilissima Torino, e di pelle bianca. Erano anziani che volevano arrotondare la pensione, sbandati vari che cercavano i soldi della droga e cose simili, qualche pervertito che sbaciucchiava i bambini scesi dalle macchine, ma tutti rigorosamente italiani. Il ricatto “O mi dai i soldi o ti graffio la macchina” non l’hanno inventato gli immigrati.

  18. Hellequin

    Ero qui ad aspettare l’articolino strappalacrime sul fattaccio di Milano.

    Ovviamente si tralasciano vari elementi:
    -il furto c’è stato
    -abdul e i suoi ottimi amici erano armati con una mazza di legno
    -i cristofoli con una di ferro
    -c’è stata una rissa (come ne capitano 500 al giorno)
    -durante la rissa è scappato uno “sporco negro”
    -conclusione: è stato un omicidio a sfondo razzista

    Però, se si indaga bene si scopre come polizia e procura abbiano tassativamente escluso i motivi razziali tra le cause del misfatto (notoriamente i magistrati sono tutti neo-nazisti e per questo la sentenza è stata questa).
    Si tralascia di dire che “il bravissimo Abdul e i suoi ottimi amici” HANNO rubato…cosa che tutti i bravissimi ragazzi fanno, tutti i giorni!
    E si pretende che durante una rissa sia rispettato il politicamente corretto…quindi niente “sporco negro” ma “ehi tu, lestofante afro-italiano, ridammi la mia mercanzia”

    Ma fatemi il piacere!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  19. Giorgia V.

    Comicomix: io non voglio affatto minimizzare ciò che è avvenuto, al contrario spero che i responsabili paghino VERAMENTE per quello che hanno fatto (cosa che in Italia purtroppo raramente accade), tuttavia non condivido certe tue certezze, non sono affatto sicura che questo omicidio abbia come concausa il vento di intolleranza che spira in Italia, come già scritto per me quei due baristi balordi (con alle spalle dei precedenti penali e con una reputazione in zona tutt’altro che lusinghiera) avrebbero riservato lo stesso trattamento anche a dei ladruncoli italiani bianchi, tuttavia la mia non è una certezza, nessuno può averne, perchè nessuno può sapere cosa passa per la testa di quei due…

    e ho paura che qualcuno (non dico tu) dando per scontato il movente razzista stia strumentalizzando questo episodio.

    poi mi chiedi:
    “Cambia molto se avevano rubato il pacchetto di biscotti, rende la cosa meno grave, secondo te?”

    ovviamente no, nella mia puntualizzazione di prima non volevo assolutamente intendere ciò, e dirò di più, questo fatto è grave anche a prescindere dal movente, un omicidio commesso per futili motivi non mi pare affatto meno grave di uno commesso per razzismo.

  20. @Hellequin:
    Non si tralascia certo che il furto ci sia stato. Solo che era il furto di un pacchetto di biscotti. C’è una distanza infinita, che credo anche tu coglierari, tra azione e reazione. Anche se avessero rubato qualche soldo, pensa te. Ah, tu la chiami rissa, io la chiamo aggressione, se la dinamica dei fatti è quella raccontata dalle prime perizie.
    La mia opinione (che ripeto) è che un fatto del genere trova un brodo di cultura nell’ “aria che tira”, nell’idea che bisogna farsi giustizia da soli, nel fatto che l’intolleranza è “tollerata” (passami il gioco di parole) quasi come un “dato di fatto”. Da lì al razzismo, che questo episodio specifico lo sia o no (le opinioni sono diverse) il passo è breve. Questo dice questo scarabocchio. Senza piagnistei. Forse non ci fai caso, ma nel tuo commento, implicitamente, ammetti che ci sia un senso nell’uccidere qualcuno perchè ti ruba. (Un pacchetto di biscotti!!!) Ecco, per me no. C’è la polizia per questo. E qui non c’è neppure la legittima difesa.

    @Giorgia V.
    Grazie per la precisazione, ho capito perfettamente il tuo pensiero. neanch’io ho (quasi) mai certezze. Forse un legame con il vento della “tolleranza zero” c’è, forse non c’è. Io penso – ripeto – che le parole sono pietre, specie se le dice un ministro, o un politico importante. E mi sembra che tiri un’aria di intolleranza verso il “diverso” (chiunque sia) forte. Che questo significhi necessariamente che tutti siano, intolleranti o peggio razzisti, no: infatti molti italiani, di destra come di sinistra, non lo sono.
    Penso solo che ci sia, ripeto, un “brodo di coltura” che va in una certa direzione, e che rende questi episodi, oltre che frequenti, quasi tollerati come se fossero un “foruncolo” nella nostra pacifica convivenza civile. Invece sono un’infezione, o forse (spero di no) addirittura un cancro. Ecco, su questo bisognerebbe riflettere secondo me. Pacatamente.

    @tutti: comunque la pensiate, un sorriso!

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