Interni

Editoria: Letta e Bonaiuti battono Tremonti

23 febbraio 2010

La volontà di non compromettere la sopravvivenza di decine di giornali fuori mercato da parte della stragrande maggioranza del Pdl e delle opposizioni si era scontrata con il rigore del Ministro dell’Economia. Il no alla fiducia segna la resa di Giulio

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ancora una volta contro alcuni illustri rappresentanti dell’esecutivo. Nell’ultima sfida gli tocca opporsi al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e a Paolo Bonaiuti. Oggetto della contesa: i fatidici finanziamenti pubblici all’editoria che la finanziaria ha messo in discussione. Il decreto milleproroghe oggi all’esame della Camera, così come presentato a Montecitorio, non intende reintrodurli per un altro anno come vorrebbero sia maggioranza che opposizione. C’è la volontà bipartizan, infatti, di ristabilire, con un apposito emendamento, il diritto soggettivo a ottenere i fondi così da salvare un centinaio di testate a rischio chiusura, riconoscendo cioè il diritto ai contributi statali per giornali di partito, no profit e in cooperativa per un altro anno, in attesa di una riforma razionale ed equa.

FINANZIAMENTI O FIDUCIA? - Rende più complesse le trattative e rende più fastidiosa del solito la rigorosa linea di Tremonti il fatto che le nuove norme non possono essere introdotte attraverso un emendamento qualora venisse posta la questione di fiducia al decreto. Il Ministro sembra in procinto di uscire sconfitto dal duello: il no alla fiducia annunciato da Elio Vito dà ragione ai suoi oppositori e alla minoranza parlamentare. Dalle parti dell’opposizione infatti avevano teso la mano proprio offrendo, in cambio del dietrofront sulla fiducia, la presentazione di un numero limitato di emendamenti (nel caso fosse stata posta la fiducia ci sarebbe stata invece direttamente il voto degli articoli) e avevano risposto picche alla proposta di ricavare i fondi alle piccole testate da quelli destinati ai grandi giornali. Il Pdl che si era trovato da solo a dover sciogliere tutti i nodi  su una questione cara a tutto l’emiciclo ha quindi trovato una via diversa da quella tremontiana: inutile dire che preoccupava parecchio l’eventualità che in assenza di accordo molti giornali di partito, che sono fuori mercato e fanno riferimento ad aree politiche presenti in parlamento, potrebbero presto scomparire o essere fortemente ridimensionati.

ANCHE FINI A FAVORE - Il rigore imposto da Tremonti voleva che venisse approvato un testo in materia identico a quello passato al Senato, Letta e Bonaiuti avrebbero invece gradito evitare le polemiche e i malumori che si sarebbero scatenati anche per mano dei loro compagni di banco. Nelle settimane scorse aveva preso posizione al riguardo anche Gianfranco Fini, che in un incontro con alcuni direttori di testate a rischio tracollo aveva dato garanzia del proprio impegno per la tutela dei loro giornali. Secondo quanto trapelato il Presidente della Camera in quella occasione per rassicurare i giornalisti presenti avrebbe provveduto a telefonare al Ministro dell’Economia Tremonti, che in vivavoce avrebbe poi dato notizie rassicuranti ai presenti.

2 commenti a Editoria: Letta e Bonaiuti battono Tremonti

  1. AQB

    lasciare o meno il finanziamento pubblico per l’editoria, that is the question

  2. Ha ragione AQB. La vera questione è questa qui.
    La “libera stampa” è per certi versi un “bene pubblico”, ma è anche vero che molte testate (che in teoria significano più pluralismo, più voci, più libertà, ecc…) non avrebbero ragione di esistere.

    Va anche detto che, purtroppo, noi italiani – mi ci metto per primo io – scriviamo e parliamo molto ma leggiamo molto poco…

    Una riforma dell’editoria, da anni richista, sarebbe auspicabile. Sempre che, come spesso avviene in ITalia, non peggiori ed ingarbugli ancora la questione.

    Un caro saluto, DOnato

    C.

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