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Un ascensore bloccato

Lo ammetto…non ho voglia di andare a casa. Qui in ufficio l’eco di tutti i problemi tra di noi, i litigi infiniti, le scenate violente, le riappacificazioni armate, arriva tenue, come il rumore del traffico lontano. Tiro fino a quanto posso e sono l’ultimo ormai ad uscire mentre le segretarie sono andate via da un pezzo e persino la signora delle pulizie ha terminato il suo giro pregandomi di non andare in giro fintantoché non si asciuga il pavimento. Ma ora il pavimento è asciutto e devo proprio andare a casa. Controllo il telefono per vedere se ci sono chiamate e mi accorgo che è senza carica. Non posso ricaricarlo ora ed utilizzerò l’alimentatore dell’auto durante il viaggio. Scendo giù, saluto la portineria e mi avvio sul parcheggio più lontano, l’unico con ancora dei posti quando arrivo la mattina.

Prendo l’ascensore e…si blocca. Vabbè, cose che capitano. Basta schiacciare il bottone di emergenza. Lo faccio ma non succede nulla. Me lo hanno detto cento volte di non fidarmi di quell’ascensore, che quell’edificio è disabitato, eco di investimenti per uffici in una zona nuova che invece è nata già vecchia. Provo ancora e riprovo ma non se ne fa nulla. Spero nel dispositivo che riporta al piano…niente.

Mi toccherà telefonare a qualcuno. A casa no, ovviamente, nessuno mi può aiutare lì, ma qualche collega che mi verrebbe a prendere o semplicemente chiama aiuto ce l’ho.

Accidenti a questi maledetti smartphone!!! La carica è troppo bassa per fare delle telefonate!!! E ora come faccio? Mi dice che posso fare ancora quelle di emergenza…faccio subito e comincia a squillare, squillare, squillare ma niente non rispondono, non rispondono, fate presto, cavolo fate presto.

Il telefono è morto. Dio mio e ora come faccio? Guardo l’ora ed è già tardi…fra poco mia moglie si sveglia e succederà il finimondo. Avrà fame, vorrà mangiare o semplicemente alzarsi per andare in bagno e io sono bloccato qui, bloccato per chissà quante ore.

Sapevo che prima o poi doveva succedere, mi illudevo che potessi gestire una situazione così difficile da solo, continuando a fare una vita più o meno normale. Ma di normale non c’è nulla in lei e me ne sono accorto troppo tardi.

Quando ci siamo conosciuti sapevo che aveva avuto dei problemi. A volte prendeva dei calmanti, tutto lì, ma scattò in me l’anima della crocerossina e mi misi in testa di guarirla, di darle tutto l’amore che potevo e che sarebbe bastato a riportarla alla normalità anzi, di più, a quel suo essere speciale che mi aveva fatto innamorare. Ci riuscimmo, fu una cosa che raggiungemmo insieme e ancora ricordo le risate di felicità quando stavamo insieme, quando accennava ad arrabbiarsi e io la abbracciavo e la portavo sul letto…Che bei momenti, credevamo, credevo di essere onnipotente e che nessuna malattia potesse superare il mio amore.

Ci siamo sposati contro il parere dei miei che non la vedevano di buon occhio, riconoscevano la malattia senza intravedere la forza della mia cura. Li avessi ascoltati…

Non so quando la cosa ha cominciato a non funzionare, forse erano passati solo pochi mesi, io ho cominciato ad avere giornate pesanti a lavoro e non riuscivo a consolare lei quando tornavo a casa. Non riuscivo a colmare le sue depressioni perché semplicemente ogni tanto, avevo diritto anche io ad un po’ di riposo. Ma questo riposo non veniva mai perché dopo la depressione partiva la scarica di aggressività e allora la dovevo tenere ferma per evitare che andasse davanti alle finestre e cominciasse ad urlare, che si mostrasse nuda, che facesse mille pazzie…poi passava tutto, si addormentava lasciandomi insonne.

Qualche volta l’ho picchiata un po’, leggermente, non avrei voluto lo giuro, ma a volte solo con le botte torna in se. Certe volte mi fanno male le mani ma è l’unico modo che ho per calmarla e vincere anche io questa ansia incredibile che mi prende. Lei si addormenta e mi addormento pure io

Negli ultimi tempi però ho dovuto cominciare a ridarle le medicine…quando lottiamo le faccio degli occhi neri e lei non può più uscire. Ci mancherebbe solo che mi facesse denunciare per maltrattamenti…dopo quello che mi fa passare.

Ma adesso sono qui e lei è sola in casa. Quando si sveglia cercherà di alzarsi senza riuscirci…come farà a mangiare? E io, e io, come uscirò da qui? Passasse almeno qualcuno ma niente…posso urlare quanto voglio ma ora non passa proprio nessuno. Meglio sedersi qui, tranquillo ed aspettare…

Sono un leone e sto ruggendo. Mi dimeno nella gabbia e cerco di abbatterla con le mie spalle. Ma non serve a niente, mi ferisco soltanto dappertutto alle gambe, alle braccia, al viso fino a quando non arriva il domatore che mi lancia una frustata sul braccio e cado a terra…

La testa mi scoppia e quel braccio mi brucia in maniera nuova, mai sentita prima. Deve avermi lanciato quel bastone ma..ho sentito come una scossa che mi fa ancora male. Gli ho detto che non avrei mai più preso le medicine, che mi avrebbe dovuta uccidere ma non mi sarei riaddormentata con quella schifezza…ma mi sono addormentata ancora.

Apro un po’ gli occhi, poco, per non farmi vedere, se lui c’è, ma la faccia mi fa male da morire.. intorno a me c’è silenzio, solo silenzio. Cerco di alzarmi ma scattano delle catene e tirandomi il braccio mi procurano un dolore lancinante..prima o poi mi ucciderà lo sento, mi ucciderà…magari ora è nell’altra stanza pronto a picchiarmi se grido o cerco di liberarmi.

Devo fare pipì. Sento il pannolone tra le gambe e quindi mi lascio andare ma comincio ad avere tanta fame, lo stomaco aggiunge dolori ai dolori e mi sento morire. Perché non mi porta da mangiare? Non vuole proprio liberarmi questa sera? Provo a chiamarlo ma non risponde, provo a chiamarlo più forte ma senza urlare. Ho troppa troppa paura…chissà oggi come torna, Dio mio fa finire questa storia ti prego…prometto che non farò più la pazza,che non cercherò più di uscire o di scappare via se non vuole ma non farmi picchiare più….

Piango ma lui non viene. Sono sicuro che mi sente e mi vuole punire così, con la fame. Lo preferisco anche se non so se resisterò a lungo senza crollare

Sono svenuta… riapro gli occhi e ancora non sento niente. E se non tornasse? Se avesse avuto un incidente, una gomma forata, semplicemente un amico che lo ha incontrato per strada e con cui è andato a fare una pizza?

Un impulso mi viene da dentro e provo ad urlare a più non posso, per richiamare qualcuno ed, improvvisamente, si accende la tivù, a tutto volume…ma lui non c’è…si è inventato qualcosa per coprire le mie grida, qualcosa che ho attivato io e che mi confonde con le tante vecchiette di questo palazzo fatiscente che sentono la tivù a volume altissimo.

Non ho scampo. Morirò qui.

Provo ad alzarmi ma le catene sono corte fino a che vedo… vedo..come è possibile che l’ha dimenticato qui? e se lo ha fatto apposta…osservo il fiammifero come se potesse essere la chiave per uscire…ma è solo la chiave per farla finita. Le mani non ci arrivano ma ci arriva la bocca…Preso! Ora lo passo alla mano e penso cosa fare. Cosa posso fare di un fiammifero legata con delle manette su un letto? Niente, potrei buttarlo nel cestino con le carte e sperare che si accendano…che faccia fumo…che non si bruci tutto e che qualcuno veda questo fumo da fuori. Se pure riesce mi ammazzerò. Forse vuole quello, che io mi suicidi perché non ha il coraggio di farlo lui..

Lo stomaco mi da un crampo come se si squarciasse…devo farlo prima che svengo di nuovo, magari per l’ultima volta. Accendo il fiammifero e lo lancio…No Dio Mio no ho mancato il cestino ed è andato sulla moquette che comincia a bruciare…non voglio morire, non voglio morireeeeeee.

Non so se è perché sono scrupoloso o mi sento in colpa. Mi hanno sempre detto che se perdi una telefonata non succede nulla…tanto nella maggior parte di casi sono maniaci, gente che si sente sola oppure qualcuno che ancora non sa usare il cellulare ed attiva per sbaglio la chiamata di emergenza. Il fatto è che ero andato a bagno e quando ho risposto ho sentito un solo grido che chiedeva di rispondere e mi è sembrato autentico, disperato, di chi aveva veramente bisogno di aiuto. Da quando sono qui non mi è mai capitata una vera emergenza e l’unica volta che forse capita sono in bagno…

Vabbè vado a vedere il numero del chiamante, un cellulare, e richiamo: spento o fuori copertura. Fine della storia.

Ricomincio a giocare con lo smartphone e, quasi per caso cerco il numero del cellulare su Google. Su FB mi compare una faccia tranquilla e sorridente insieme ad una ragazza che ride. Dal nome e qualche altra ricerca recupero il numero e indirizzo di casa e scopro che non è lontano dalla mia. Magari, quando torno a casa, a fine turno…

Me ne scordo quasi tornando a casa pieno di sonno e freddo ma passando lì davanti mi trovo a guardare il palazzo e…sono le sei di mattina e si vede una luce accesa in uno degli appartamenti… accosto e sento il volume alto di una televisione. Sono palazzi quasi disabitati…facile che nessuno se ne sia accorto o si sia lamentato. Non sono fatti miei ma fermo l’auto e vado a vedere se, caso mai, quella finestra è proprio quella di chi ha fatto la chiamata…ed è proprio quella.

Dovrei telefonare al mio capo ma per dirgli cosa? O chiamo io all’emergenza..per non sapere mai se poi vengono…tante volte non si risponde a qualcuno che si lamenta per una televisione ad alto volume e poi si scopre che vicino c’è una vecchietta che ha avuto un infarto e resta lì per giorni…

Basta, il portone è rotto, lo apro e salgo. Riconosco subito l’appartamento e sento uno strano rumore di bruciato. Il mio istinto comincia a correre ancora prima delle mie gambe: arrivo alla porta e chiamo e sento distintamente qualcuno che grida che non vuole morire.

Un colpo d’ascia, quella che ho nel bagagliaio, e sono dentro. C’è fumo dappertutto e una ragazza su un letto che sta andando a fuoco. E’ legata ma con due-tre-dieci colpi riesco a spaccare le manette e me la carico via. Questa volta l’ho fatto davvero, ho salvato una vita davvero…

Finalmente c’è qualcuno. Grido che ci sono e mi rispondono di stare calmo. Sono calmissimo ma non vorrei uscire di qui mai più. Non voglio più andare da mia moglie, non voglio affrontarla cambiandole il pannolino e minacciandola con il taser se non vuole prendere le medicine. Non voglio più vedere le manette ma non sono che fare. L’ascensore ritorna dolcemente al piano e mi appresto a mettere la faccia più tranquilla che ho per andar via subito, senza spiegazioni ma oltre ad una ambulanza che viene mandata via (sto bene grazie) ci sono dei poliziotti che vogliono che vada cono loro (perché?) e mi mettono ai polsi le stesse manette che ho messo a lei…ora capisco che è finita, finalmente è finita.

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