Vacche secche e popolo bue
di Clementina Coppini
Due categorie: quelli che vengono costantemente pressati e quelli che no. Prima categoria: noi popolo bue. Seconda categoria: gli eletti. Noi dobbiamo chiedere ammenda e camminare sui ceci se dobbiamo cento euro all’Agenzia delle Entrate, dobbiamo vergognarci solo al pensare che non sopportare più le angherie di Equitalia (sarebbe bello conoscere chi ha scelto questo nome e che sostanza aveva in corpo in quel momento) non sia un atteggiamento del tutto negativo, dobbiamo perdere il nostro tempo a pensare a quali intenzioni mai avranno Matteo Renzi e Marco Travaglio per il loro futuro e conseguentemente per il nostro. E perché mai, porca miseria? Miseria, appunto.
In più, oltre a sentire una sarabanda di minchiate che si assommano ai nostri sensi di colpa e a quella sgradevole sensazione di fallimento e di impotenza, dobbiamo cercare di sfangarla in un periodo in cui non già le vacche grasse, bensì le vacche magre cominciano a essere un bel ricordo. Questo è un periodo di vacche secche, letteralmente disidratate. È vero o no? In queste condizioni, al posto di dover affrontare una campagna elettorale da cui dipendono i nostri destini, chi di voi non preferirebbe consegnarsi direttamente nelle mani di Vlad l’impalatore?
Ma come si fa a non ribellarsi, come si fa a sopportare ancora? Non si parla di ribellione generica, no. Noi italiani non siamo fatti per le adunate oceaniche, per le proteste di piazza. Se gli altri in giro per il mondo lo fanno e noi no forse un motivo c’è (anche se ogni tanto uno dovrebbe forzare le proprie inclinazioni). E forse, riflettendo su un passato non abbastanza lontano, è anche meglio così. Noi siamo più spadaccini, più tiratori scelti. Lo abbiamo dimostrato anche alle Olimpiadi. Bene, allora perché non cominciamo per esempio con il rintuzzare colpo su colpo i colpi che subiamo? Non vi siete accorti che proprio adesso, al posto di lasciarci un po’ stare, diventano sempre più cattivi? Non puoi pagare in ritardo una bolletta, non puoi sbagliare a capire i contratti incomprensibili delle compagnie telefoniche e di tutti quelli che ti offrono cose che sembra che te le regalano e invece no, non puoi distrarti un attimo che ti tolgono qualcosa.
Tu sei una vacca disidratata e non puoi permetterti di mollare il colpo nemmeno per un attimo, altrimenti vieni buggerato. Non c’è forse un tangibile quanto perverso inasprimento della pena che ogni giorno porta inevitabilmente con sé? Sì, c’è, lo sentiamo tutti. Non vogliamo scendere in piazza ma preferiamo salire sulle cupole delle nostre chiese? Vogliamo ognuno stare in cima a un diverso edificio? Bene, però facciamolo. I modi per salire in cima alle cupole a protestare sono tanti, non è necessario salirci sopra fisicamente. Salire sulla cupola vuol dire non lasciar perdere, vuol dire ribellarsi. Uno non deve vergognarsi di avere uno spirito di ribellione, non deve tenersi tutto dentro perché altrimenti il presidente si turba e il papa piange. Dobbiamo cominciare a chiedere conto a chi ci ha presentato il conto di spese che non abbiamo nemmeno fatto noi. Dobbiamo chiedere conto di quello che ci viene fatto, nel piccolo e nel grande. Costa fatica? Perché, invece continuare a subire e a tacere non costa niente?












è una riflessione che faccio da tempo; qual’è il nostro limite di sopportazione? e’ la paura di perdere il poco che ci è rimasto, a impedirci di alzare il sedere dal divano? siamo tutti rivoluzionari da tastiera, la cupola piu alta per ribellarci è condividere il solito link idiota su facebook, o fare 4 sterili commenti sui vari siti di notizie.
la risposta che mi son dato è una: siamo delle pecore senza un pastore, in preda ai lupi. ovvero, servirebbe un singolo condottiero che ci metesse tutti d’accordo, e che agisse comunque nell’interesse della comunità, facendoci superare ogni singola e sciocca divisione.
non per niente i cortei di protesta organizzati privatamente e apoliticamente, constano di 4 gatti in croce. al contrario i gruppi politici e sindacali riescono a portare ancora in piazza, se non piu i milioni, le centinaia di migliaia di persone. ma queste son sempre strumentalizzate per altri scopi, ai più celati.
se si mettessero un attimino in disparte tutte le ideologie e, ci si unisse e compattesse tutti assieme per abbattere la casta, io, il cui credo è un mix tra anarchia, nazional socialismo, e fascismo, non avrei alcun problema a sfilare accanto ad un democristiano o ad un rifondarolo; ma quanti, in un paese di tifosi come questo sarebbero disposti a farlo?
a riprova di quel che dico basta fare un giro negli articoli di questo sito; non è importante che qualcuno dica cose giuste (seppur scontate), conta chi è quel qualcuno, poiche qualora trattasi di un esponente della parte politica avversa, tanto gli articolisti, quanto i commentatori, trovano un metodo per metterlo in croce.
io credo che in capo a qualche anno ci imporranno anche il microchip sottocute, del quale lentamente è cominciata diffusione negli usa.
a parte ciò, credo che un buon socialismo potrebbe temporaneamente mettere d’accordo molta gente.
sturacommenti