Interni

Medicina del territorio: quando lo stato si fa sfruttatore

22 febbraio 2010

Viaggo nel sottoproletariato della medicina pubblica.

La riscoperta della medicina del territorio, il recupero del rapporto medico-paziente sembra essere la panacea, l’ uovo di Colombo con il quale molti candidati alla presidenza delle regioni italiane pensano di curare i mali e i costi dei servizi sanitari regionali. Nel Lazio questa ricetta e’ condivisa sia dalla Bonino che dalla Polverini ed e’ quindi essenziale renderci conto di come nasce un “medico del territorio” e come avviene la sua specifica formazione professionale. Oggi, i medici di medicina generale, i medici di famiglia per intenderci, vengono selezionati attraverso concorsi regionali in base al fabbisogno di ogni singola regione italiana.  Nell’ ultimo concorso svoltosi nel Lazio, sono stati “arruolati” 85 medici ai quali non e’ bastato il possesso di una laurea magistrale ne’ della abilitazione professionale e neanche una qualsivoglia specializzazione .

REALTA’ - I medici sono stati selezionati con un rigoroso concorso pubblico al quale hanno partecipato oltre 800 candidati per gli 85 posti . La vincita del concorso ha spalancato loro la possibilita’ di frequentare un corso di formazione triennale.  Si tratta di un corso con una rilevante parte di pratica clinica che si svolge nelle corsie degli ospedali regionali, negli ambulatori di medici di famiglia- che svolgono la funzione di tutor – e presso i distretti sanitari delle ASL.  Sulla carta una possibilita’ formativa di assoluto rilievo ma tra i medici vincitori del concorso serpeggia un diffuso malcontento.  Il corso , ci dicono (chiedendo di rispettare l’anonimato) prevede un impegno settimanale di 38 ore – quindi si tratta di un lavoro vero e proprio con turni e responsabilita’ connesse alla professione – che viene retribuito dalla regione con una “borsa di studio” di 11mila euro all’ anno.  Dividendo la somma per 12 mesi e al netto delle tasse, la retribuzione arriva a circa 650 euro mensili.  “Stipendio?  Siamo a Febbraio inoltrato e sino ad ora non ci e’ stato dato neanche un euro”, dicono in coro alcuni medici.

SALUTE – La regione , per il triennio del corso, non versa i contributi previdenziali ne’ le indennita’ di malattia o di maternita’. I giovani medici vengono trattati peggio degli apprendisti di bottega. La frequenza del corso e’ altresi’ incompatibile con qualsiasi altra attivita’ professionale e quasi tutti i frequentatori hanno dovuto chiudere o congelare la propria partita iva. “Non si possono fare guardie notturne, non si puo’ fare nulla se non “in nero”, e’ questa la lamentela comune a tutti i corsisti.  La Regione in pratica li sfrutta per un triennio per un tozzo di pane pretendendo che professionisti qualificati, la cui eta’ media va dai 35 ai 40 anni , rinuncino ad ogni diritto sindacale. Ad oggi i medici che complessivamente stanno frequentando il corso nelle diverse annualita’ sono circa 500.” Siamo tutti manovali avviati al lavoro nero per far ingrassare i soliti baroni”- sbotta una dottoressa– “ non solo ci sfruttano , ma alla fine li dobbiamo anche ringraziare perche’ con 650€ al mese non ci si paga il mutuo e non ci si campa la famiglia”. Una collega, inviperita, aggiunge: “con la borsa di studio non ci pago neanche la baby sitter che mi guarda i bambini nelle ore in cui sono al corso”. Ormai il ghiaccio e’ rotto e i corsisti sfogano tutta la delusione per un corso di studi che e’ fatto “per riconoscere un ruolo e una gratifica a qualcuno, amico degli amici, che non e’ riuscito ad avere una cattedra universitaria “. ” Mai visto un corso dove ci sono firme in entrata, firme in uscita e contrappello a sorpresa come durante il servizio militare! “  “La didattica serve solo per dare qualche gettone di presenza agli amici del coordinatore, si fanno cose senza costrutto e con gente meno qualificata di noi che siamo alunni ” sbotta un neurologo approdato a questo corso per la mancanza di concorsi e di assunzioni negli ospedali regionali. Una dottoressa, anch’ essa specialista in biotecnologie, prende coraggio e dice che “nell’ospedale in cui sono sta mandata per fare le mie ore di lavoro, non ho avuto nemmeno lo straccio di un armadietto dove riporre il camice.  Mi porto la divisa in una busta di plastica e sono costretta a cambiarmi in bagno”. Se questa e’ la base di partenza sulla quale la Polverini e la Bonino intendono far decollare la medicina del territorio, e’ evidente che non hanno idea di cosa parlano e a noi cittadini utenti non resta che sperare di conservare la salute quanto piu’ possibile

5 commenti a Medicina del territorio: quando lo stato si fa sfruttatore

  1. valentino

    Grazie all’autore per aver messo in luce una, tra le tante, contraddizione latente di un sistema di “formazione” professionale, la cui gestione e distribuzione nel territorio e nelle strutture sanitarie pubbliche ha ben poco di professionale; rasenta invece una ineguatezza dei metodi dilettantesca, se non deleteria per l’assistenza sanitaria.E un serio sconforto per gli operatori.

  2. ex-corsista MMG

    Quale ex-corsista che ha finito il corso succitato a Dicembre, di 29 anni (e non solo l’unico medico di quell’età!!) all’autore scrivo di fare meglio le sue ricerche e/o di intervistare più persone (magari anche che frequentano davvero il corso!)prima di pubblicare qualcosa di non esattamente corrispondente a verità..molte di quanto scritto (se non tutto) è quantomeno inesatto e sarebbe stato auspicabile almeno una ricerca on-line sulle leggi che determinano il corso e che spiegano/sconfermano molte delle situazioni decritte.
    …visto l’intento (palese) dell’articolo e dell’autore solo di screditare le due candidate alla Presidenza della Regione Lazio (che tra l’altro non c’entrano con i “disagi” descritti perchè precedenti all’eventuale insediazione dell’una o dell’altra) forse non c’era neanche da commentare l’articolo, ma non credo sia giusto permettre che chiunque voglia può prendere la penna (o la tastiera del pc) e si metta a scrivere ciò che gli pare…basta con questo tipo d’informazione che non fa bene a nessuno!

    • alessandra

      concordo con quanto scritto prima di me..
      ho terminato il corso a novembre e posso assicurarti che sono stata tutto tranne che sfruttata..e che le lezioni, effettuate con un calendrio rigoroso, studiato e rispettato non sono state affatto affidate ad amici incompetenti..è ovvio che la formazione Specifica in medicina generale ha una storia anocra giovane (in Italia)..affidata alla buona volontà di chi crede che questa sia un professione nobile ed autonoma..e non come ribadisce l?autore un ripiego per specialisti disoccupati( pensi veramente che un neurologo sappia “essere” medico di M.G anche senza fare il corso??) o per neo-laureati abilitati.I deficit ci sono..bisogna lavorarci..forse piu’ dall’interno che non dall’alto dei Ministeri. Mi chiedo..ma Autore..tu il corso lo hai fatto??

  3. vellutoviola

    Non capisco perchè alcuni colleghi si sentano offesi e affermino che l’articolo citato contenga molte inesattezze. Mi trovo, ahimè, a validare la gran parte delle affermazioni dell’autore dell’articolo, pur rendendomi conto che debbano esserci numerose diversità tra i vari corsi. Nella capitale i corsi sono ben 5 (chissà per quale ragione, poi…) quindi è possibile che le cose funzionino meglio in alcuni piuttosto che in altri.
    Ad oggi posso dire che il tirocinio in ospedale mi ha arricchito moltissimo ma che altre esperienze territoriali siano state una gran delusione nonchè perdite di tempo. Purtroppo non esiste una selezione di docenti valida e spesso, soprattutto per quanto riguarda le lezioni, si ha la netta sensazione che gli argomenti di quest’ ultime non derivino da una scelta tra temi di interesse didattico quanto piuttosto da una necessità di accontentare questo o quel sindacato. Ho svolto anche lezioni “doppione” e a nulla è servito farlo presente al coordinatore. Non ho mai potuto complare alcun questionario di valutazione riguardo ai docenti o ai seminari, cosa che invece all’ università era prevista.
    Un corso unico per tutta la città probabilmente renderebbe tali favoritismi insostenibili.Per quanto riguarda lo stipendio, poi, posso correggere l’autore dell’ articolo affermando che la somma mensile è di circa 850 euro al mese al netto dell’ Irap (??? ma se è uno stipendio alla soglia della povertà!?) e che, pur non frequentando il primo anno, ad oggi devo ancora ricevere il primo stipendio del 2010.
    Ovviamente, se non fosse per mamma e papà, a quest’ ora non potrei permettermi di vivere da solo poichè il contratto non prevede la possibilità di svolgere altri incarichi se non di sostituzioni di MMG o Guardia Medica, reperibili con facilità solo durante l’ estate. Perchè questo corso deve valere meno di una specializazione in Igiene o Medicina di Laboratorio? Anche lì non esistono turni notturni o festivi eppure gli specializzandi hanno uno stipendio dignitoso tale da non dover chiedere l’ elemosina a mamma e papà.
    Non sollevo poi la questione della maternità o della malattia…
    Personalmente mi auguro che vengano scritti altri 1000 articoli come questo se possono essere utili a destare l’ attenzione sulla nostra svantaggiosa situazione.

  4. ThePrettiestStar

    Anche io sono un collega borsista e concordo con Vellutoviola: onestamente non trovo affatto rilevante aver tirato in ballo le candidate alla presidenza della Regione: l’importante è far emergere quelle criticità che, attualmente, non sono poche.
    Passi la mancata equiparazione alle scuole di specializzazione, passi concetto che dobbiamo pagare l’IRAP (ma lo sapete cosa vuol dire IRAP? Vi pare logico che debba essere pagata con borse dei corsisti?).. Vellutoviola deve essere informato però che i circa 800 euro sono al netto delle sole trattenute IRPEF: per l’IRAP dovrà anche fare la dichiarazione e versarla lui stesso…
    …mi vedo inoltre costretto a invidiare la collega che riferiva di doversi cambiare in bagno, perché almeno a lei il camice nominativo è stato dato (e vi assicuro che dopo una lunga settimana in un reparto di Medicina non è igienico né pratico portarsi a casa il camice per lavarlo. Dopo due anni gli addetti al guardaroba non trovano ancora i nostri nomi negli elenchi).
    La cosa più grave è poi che, stante l’incompatibilità cui siamo obbligati dalla Regione, non è possibile fare altro che sostituzioni di MMG che, ad essere seri, potremmo effettuare solo secondo i termini stabiliti dalla finanziaria del 2002 (L.448 del 2001): “occupati solo in caso di carente disponibilità di medici già iscritti negli elenchi”. Praticamente dovremmo sopravvivere con gli 800 al mese meno l’IRAP, senza poter fare altro. La Regione ci chiede all’inizio del corso anche di firmare una dichiarazione, in cui affermiamo “non effettuare attività libero professionale”. Praticamente non potremmo fatturare neanche un certificato per l’attività sportiva non agonistica.
    Ammetto però che l’esperienza in ospedale e sul territorio, proprio per il suo carattere “trasversale” e gli spostamenti tra i vari servizi e reparti, è stata una delle più affascinanti e formative che mi sia capitato di vivere, sul piano professionale e sul piano umano.

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