Esteri

In Inghilterra arriva la scuola fai da te

24 febbraio 2010

Michael Gove, conservatore e ministro ombra dell’educazione, ha lanciato il sasso: i sudditi di Sua Maestà devono poter scegliere la scuola che più piace a loro. E si può, anzi si deve, prendere spunto dal successo del modello svedese. Che però, dicono, non sia servito a niente

Mentre in Italia ci si accapiglia per avere l’indirizzo delle massaggiatrici di Bertolaso e si fa a gara per vedere chi ce l’abbia moralmente più lungo, la perfida Albione si interroga sul futuro dei propri marmocchi e su come sia possibile dar loro una preparazione che sia un tantino più accettabile di quella che l’attuale sistema scolastico è in grado di garantire. Forse ci sono rimasti davvero male quando, l’anno scorso, il Daily Mail – su commissione del Centro Culturale Ebraico di Londra – ebbe la malsana idea di chiedere ai piccoli geni britannici notizie sull’Olocausto. Alcuni risposero che Auschwitz è la marca di una birra e il 20% degli intervistati non ebbe remore nel sostenere che per “Soluzione Finale” si dovevano  intendere i negoziati di pace immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Ma che le cose non andassero benissimo si sapeva da tempo: l’anno prima ci aveva provato il Telegraph e ne era uscito che Winston Churchill era stato il primo uomo a mettere i piedi sulla luna e che Sherlock Holmes fosse realmente esistito e abitasse effettivamente a Baker Street. Detto che sarebbe interessante provarci anche qui, tanto per farci quattro grasse risate, nel Regno Unito hanno pensato che forse è giunto il momento di occuparsi dell’argomento.

KOLPA DELLA SQUOLA –  Ovviamente, il colpevole di questo scempio è fin troppo facile da indovinare ed è esattamente quello che tutti avrebbero indicato per primo, cioè la scuola intesa nel suo significato politicamente preferito, e cioè nel senso del modello organizzativo attraverso il quale si dispensa sapere e saggezza ai piccoli bipedi destinati a raccogliere la pesante eredità che gli adulti, prima o poi, consegneranno loro. E, quando si parla di massimi sistemi e di grandi scelte ideologiche, tutto il mondo diventa paese. I conservatori, in fuga prolungata nei sondaggi, ma consapevoli del fatto che i giochi non sono ancora chiusi, hanno scelto di tornare ancora all’attacco nel tentativo di tenere il povero Brown chiuso sul limite dell’area. Anche perché i Tories sulla questione scuola hanno intenzione di puntare parecchio per prendersi la rivincita sugli orfanelli di Tony Blair. Così torna alla ribalta mediatica l’idea di Michael Gove, uomo che siede alla destra di Padre Cameron, di introdurre anche in Inghilterra il “futuro” che sostiene di aver visto con i propri occhi nella fu socialistissima Svezia. In pratica si tratta di consentire alle comunità locali, qualora non fossero contente delle prestazioni della “scuola pubblica”, di aprirsi una “scuola privata” a propria immagine e somiglianza. A spese dello Stato, ovviamente, perché i nuovi 220 mila posti-scuola (in circa mille nuove sedi tra primarie e secondarie) li pagherà Pantalone non con nuove tasse (dicono), ma attraverso una diversa distribuzione dei fondi attualmente spesi nello stesso settore.

MALEDETTA POLITCA – Una delle ragioni che i conservatori adducono circa le cause del cattivo funzionamento delle scuole pubbliche di Sua Maestà farebbe sfracelli di consenso anche qua. “The reason we have fallen behind is that schools are controlled by politicians and bureaucrats with the wrong ideas. They have undermined the power of teachers to keep order and devalued the curriculum and exam system.” [La ragione per la quale siamo caduti così in basso sta nel fatto che la scuola è controllata da politici e burocrati che hanno in testa idee sbagliate. Sono loro che hanno minato il potere degli insegnanti nel mantenere l’ordine e che hanno svilito programmi ed esami]. La cosa buffa è che, dal 1998, le “community schools” sono gestite dalle rispettive Local Education Authorities per cui è da supporre che di gente senza idee, o con le idee sbagliate, in Gran Bretagna ce ne sia parecchia. Non che sia incredibile, né mai lo sarebbe in Italia, ma se il numero di inetti corrisponde a quello immaginabile, prima che alla scuola bisognerebbe mettere le mani a un piano di rieducazione nazionale generalizzato. Tuttavia, lasciando perdere la consueta declaratoria propagandistica che accompagna qualsiasi programma elettorale redatto da qualsiasi partito in qualsiasi parte del mondo, resta la curiosità per questa intuizione britannica che promette di essere il vero uovo di colombo.

3 commenti a In Inghilterra arriva la scuola fai da te

  1. seba

    politici che demonizzano la scuola pubblica perchè è troppo basata sulle ansie mattutine del ministro di turno…buahaha politici che sputtanano politici, adducendo come via di salvezza il fidarsi di altri politici, buahahaha(scusate è troppo ironica questa cosa). Gli inglesi stanno cominciando a italianizzarsi brutalmente. “responsible to parents” della serie “scaviamoci la fossa con le nostre mani”(ma come proclama demagogico fa pigliare tanti tonni, ognuno potrà dire quello che vuole, sarà una figata pazzesca meglio del wrestling).
    Per farmi altre due risate manderei alla BBC qualche giornalista informato sui fatti a parlare di cosa abbiamo creato noi italiani con le scuole “paritarie” private…sicuramente Brown vincerebbe ad occhi chiusi con una mano dietro la schiena appeso ad un grattacielo.

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