Cultura

World of Warcraft, la Cina, e il virtuale che incontra il reale

22 febbraio 2010

Giovani internauti cinesi realizzano un film contro la censura sul web. In breve tempo diventa un caso nazionale, visto e scaricato da più di dieci milioni di utenti.

O voi tutti giocatori di World of Warcraft, levate in alto le braccia, ora serve il vostro aiuto!”. Un grido di ribellione esce dalla bocca dell’eroe Kan Ni Mei e si sparge per la rete cinese come un virus, nella scena finale di War of internet addiciton, il film cinese che in rete, nonostante le censure, ha rubato la scena al colossal su Confucio. 64 minuti di video realizzati interamente con il software di gioco su cui si basa World of Warcraft (WoW), il videogioco fantasy tridimensionale che conta 11 milioni di giocatori nel mondo, metà dei quali in Cina. L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani patiti di giochi on line, guidati dal regista che risponde al nome di fantasia Xinggan Baomi (trad. Sexy Granturco). La diffusione in rete è stata fulminea e si stima che sia stato visto e scaricato già da circa dieci milioni di persone. Ed è proprio nei numeri e nella tipologia sociale dei produttori-fruitori, per lo più ventenni, che si nasconde l’efficacia contestatrice del prodotto.

LA LIBERTA’ NON E’ UN GIOCO - Negli stessi giorni in cui molti commentatori occidentali esultavano per le intenzioni ribelli di Google China, la stragrande maggioranza dei teenagers cinesi poltriva, ignara, in un qualunque internet bar alle prese con una nuova missione World of Warcraft, probabilmente dannandosi per le mille difficoltà tecniche subentrate negli ultimi tempi. Perché, come si racconta con ironia nel film, il gioco americano sviluppato dalla Blizzard ha avuto non pochi ostacoli in Cina, specie nell’ultimo anno. Molti giovani cinesi hanno seguito con apprensione lo scontro fra la società cinese distributrice del gioco e gli enti governativi preposti a concedere i permessi. Molti altri si sono visti costretti a “emigrare” su server stranieri per riuscire ad accedere ai livelli successivi della saga e godersi il gioco in un “mondo virtuale più libero” come si legge in molti forum.

IN GAME WE TRUST - La rabbia dei giocatori, presenze silenziose e invisibili nelle città, monta ormai da anni. Da quando il gioco è divenuto celebre nella Repubblica Popolare, molti genitori disperati hanno denunciato la dipendenza dei loro figli dalla tastiera e dalla rete. E così i giovani giocatori si sono sentiti prima etichettare in massa come dei drogati del gioco, e poi si sono visti spedire nei sempre più numerosi campi di rieducazione per malati da internet. Poi è arrivato lo scandalo delle case di cura in cui veniva praticato l’elettroshock a scopo terapeutico (vietato nel 2009) e infine le notizie di adolescenti ammazzati di botte che hanno sconvolto molte famiglie cinesi. Ora finalmente alcuni di loro, cresciuti e diventati fratelli e amici proprio grazie al gioco, hanno deciso di farsi sentire. “Difendiamo questo mondo virtuale che è la casa delle nostre anime!”, si sente nell’amaro epilogo del film che contiene anche un appello rivolto alla moltitudine dei più pigri e rassegnati: “si sono presi youtube, twitter, fanfou e non avete fatto niente, perché non vi riguardava, ma adesso sono venuti per prendersi anche WoW, facciamo giungere la nostra voce attraverso la rete!”.

7 commenti a World of Warcraft, la Cina, e il virtuale che incontra il reale

  1. Alessandro Abis

    Temo che molti reagiranno con sufficienza, trattandosi “solo di un gioco” e di persone che -vien da pensare- si mobilitano solo quando gli toccano il gioco. Che siano davvero tutti “drogati” di internet e WoW. Cosa che, per qualcuno, forse è anche vera. Pur non avendo ancora visto il filmato e non avendo mai toccato con mano la situazione in Cina, disponendo solo dei frammenti di notizie che giungono qui in Italia, su Giornalettismo e sui pochi forum che seguo, mi sento di fare due osservazioni: la prima è che più il mondo in cui si vive fa schifo e meno possibilità si hanno di intervenire per modificarlo, più è comune rifugiarsi in un mondo di fantasia, soprattutto se, come in questo caso, va di pari passo con l’aggregazione sociale; la seconda è che mi viene in mente “Fahrenheit 451″… cambia forse la sostanza, tra il bruciare un libro di favole o un trattato scientifico?

  2. AngelDevil

    “Poi è arrivato lo scandalo delle case di cura in cui veniva praticato l’elettroshock a scopo terapeutico (vietato nel 2009) e infine le notizie di adolescenti ammazzati di botte che hanno sconvolto molte famiglie cinesi”: tutto questo è aberrante, come lo è la mancanza di libertà in Cina, reale e virtuale.
    E’indice di quanto grave sia la situazione se anche i giochi virtuali sono controllati dal governo cinese, oltre all’informazione ed il mondo web anche in un momento di svago come un videogioco fantasy questi ragazzi devono vedersi tagliare le ali. Assurdo e se si può fare qualcosa per loro…siamo qui.

  3. giuspe

    “L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani”

    correggerei in “l’ha realizzato”…

  4. Z

    Complimenti, m’aspettavo il solito anatema intellettualoide. Bell’articolo.

  5. Pingback: Cina, proposta di chiusura degli internet café « Sandbox One

  6. Pingback: Tudou video festival 2010 « Cara Cina

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>