Il nuovo tonfo del mercato azionario fa crescere la preoccupazione degli investitori internazionali. Eppure, mentre l’emirato è esposto per diversi miliardi di dollari e le società di costruzioni hanno licenziato più di 5.000 persone, gli emiri provano comprarsi la società di Berlusconi.
Dubai, il più grande e potente degli Emirati Arabi Uniti. Lì, dove “il sole non tramonta mai“, come recita l’azzeccato slogan della sua arcinota compagnia aerea “Emirates”, stanno vivendo da qualche mese una profondissima crisi economica che ha già causato la perdita di oltre 5.000 posti di lavoro. Molti analisti finanziari si stanno ancora chiedendo se si tratta solo dell’ennesima grossa bolla del “mattone”, tuttavia da circoscrivere a solo episodio locale, oppure se si tratta ancora del riflesso della “Grande crisi strutturale” che, da quasi due anni, ha colpito i mercati e le stesse economie di tutti i paesi avanzati, Italia inclusa?
LA CRISI MORDE – Della bolla economica scoppiata nel emirato arabo ci siamo già occupati qualche mese fa, quando le stime dell’agenzia di rating Moody’s annunciarono che Dubai presentavo un debito di circa 50 miliardi di dollari. Secondo altri osservatori, addirittura, questo debito sarebbe cresciuto negli ultimi tempi a quasi 70 miliardi. Il governo locale, forse per non spaventare ulteriormente gli investitori stranieri, ha provato a minimizzare la portata di questa passività, parlando di soli 10 miliardi di dollari e che non c’è da preoccuparsi. I beni sovrani (il tesoro di famiglia, tanto per intenderci) sarebbero di oltre 90 miliardi, senza contare il valore delle stesse numerosissime infrastrutture. Anche i soldi chiesti in prestito al vicino e altrettanto potente emirato di Abu Dhabi (che però fonda la sua ricchezza sui giacimenti di petrolio e non sulla finanza) non sarebbero serviti a far fronte alle spese e alla copertura di questo debito, ma al finanziamento di nuovi ed avveniristici progetti edilizi. La crisi però morde, ci sono stati in soli due mesi oltre 5.000 nuovi disoccupati, per lo più stranieri. La potentissima società di costruzioni Nakheel, di proprietà dello stesso governo, ha sospeso ogni nuovo progetto. L’altra grande società di costruzioni, la Al Shafar General Contracting, ha licenziato il 10% dei suoi 18 mila dei dipendenti. Il Dubai Properties Group, altri 600 ancora. Le figure professionali più colpite sono nell’ordine ingegneri, architetti ed impiegati del ramo immobiliare. Sugli operai edili il dato è meno preciso. Il loro salario si aggira intorno ai 300 euro al mese. La manodopera viene, per lo più, dall’India, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall’Afganistan. Per chi viene licenziato non c’è nessuna tutela: i sindacati non esistono. Alcuni lavoratori hanno raccontato ai media che le società li obbligano a dare le dimissioni. Per i lavoratori stranieri, secondo una legge vigente nell’emirato, c’è tempo un mese per trovare una nuova occupazione, pena l’espulsione coatta.
O LA BORSA O LA VITA - Solo venerdì, il mercato azionario è sceso del 3,5% dopo la presentazione di un rapporto del Dow Jones secondo il quale Dubai World, la potente holding pubblica degli Emirati arabi, che controlla i colossi delle costruzioni e dell’energia e che presenterebbe una fortissima passività che ammonta a ben 59 miliardi di dollari, può offrire solo 60 centesimi di dollaro per azione ai suoi numerosi creditori sparsi per il globo. La società araba ha negato la relazione del Dow Jones, ma ciò non è servito a fermare la picchiata del mercato azionario di Dubai che ha visto il suo tonfo più pesante dell’ultimo mese. Dubai World, a novembre, aveva chiesto ai suoi creditori una moratoria di almeno sei mesi sul suo debito, nonché la possibilità di rinegoziare le sue esposizioni. Da allora si sono susseguite numerosissime riunioni con i creditori per discutere i suoi piani di rimborso del debito. Tra i creditori, in particolare, troviamo grandi banche d’affari come HSBC, Lloyds Banking Group, ING Groep ecc. che, a loro volta, risultano molto esposte per aver finanziato un precedente prestito da 5,5 miliardi di dollari. Dow Jones ha riferito che Dubai World propone, sostanzialmente, due offerte che presenterà entro la fine di aprile. In particolare, una di queste propone un muto col quale i creditori sarebbero rimborsati dopo sette anni. Condizione che, a giudicare dalla pesante reazione del mercato azionario, gli investitori ed i creditori non sembrano gradire affatto. Gli analisti finaziari concordano, inoltre, sul fatto che questa nuova lunga dilazione potrebbe influire pesantemente nei prossimi giorni sulle quotazioni al ribasso del mercato.




ma non potrebbero comprare la roma, invece?
Mah, chissà magari funziona come in algebra (che del resto l’hanno inventata da quelle parti). (-) X (-) = (+)
Il (-) meno sportivo del Milan e il (-) meno economico degli emiri, magari genera un (+) più. Ovviamente nella sola tasca di Berlusconi…
Se vogliono c’è pure il Perugia…Prima lo voleva comprare Gheddafi e non se ne è fatto nulla. Adesso, se vogliono…sono disposto a trattare e a mettere una buona parola.
Grifo alé!
C.
sai chi se lo fila, il grifò!
Attendiamo le prossime mosse di Lapo in proposito
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Oddio a dire il vero la trttativa per il milan era in fase avanzata già prima del “tonfo” io ne ho parlato già tempo fa quando c’era la redazione sportiva qui su G.
Sì ma solo adesso si è chiusa la trattativa per sponsorizzazione. Proprio quando non ci 6 più
che vuoi, io sono profetico…
Si è chiusa ora per un semplice motivo… scade il vecchio contratto
MAGARI!!!!! perchè non comprano anche la fininvest e si portano a Dubai pure il fidofede.
mamma mia ,anche loro sentono la crisi
tutto il mondo e paese.
comperate vicenza che farete un buon investimento
auguri anche a voi