Acqua e nucleare: il mercato può fallire, la politica di più

18/02/2010 - CONFLITTI ATOMICI – “Con la sortita della Polverini il cerchio del no, magari preelettorale, magari “rivedibile”, si chiude davvero: scompare anche l’ultimo metro quadro di territorio italiano che può contare su un amministratore davvero disponibile”. Così Federico Rendina sul Sole

     
 

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CONFLITTI ATOMICI – “Con la sortita della Polverini il cerchio del no, magari preelettorale, magari “rivedibile”, si chiude davvero: scompare anche l’ultimo metro quadro di territorio italiano che può contare su un amministratore davvero disponibile”. Così Federico Rendina sul Sole 24 Ore, sintetizzava brillantemente il duro colpo inferto dalla candidata del Pdl al piano nucleare. Non è un mistero che Veneto e Lazio erano le regioni che avevano tutti i requisiti, quelli tecnico-geografici e quello politico di un’amministrazione amica. Ma più che delle centrali fanno paura la reazione dei cittadini e quindi meglio inventarsi una nuova categoria economia “l’autarchia energetica regionale”. Zaia ha detto: “Il Veneto ha già dato” mentre la Polverini afferma “Il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari”. Visto il suo costo di trasporto relativamente basso, l’elettricità a “Km 0” ha veramente poco senso. Ne avrebbe più per benzina e gasolio, anche considerando l’impatto ambientale delle raffinerie, ma giustamente nelle Marche o in Sicilia non si lamentano di produrre carburanti per il resto d’Italia. Non ci vuole un esperto del settore per immaginare che 20 sistemi energetici al posto di uno nazionale sarebbero più rigidi, costosi per gli utenti e sicuramente più inquinanti. Lo dimostra involontariamente la stessa Polverini quando prova ad andare sul tecnico: “La stessa centrale a olio combustibile di Montalto di Castro funziona a potenza ridotta. Mettere a regime Torrevaldaliga nord e Montalto di Castro già consentirebbe di andare in pareggio energetico”. Le centrali ad olio combustibile sono le più costose e inquinanti del nostro panorama nazionale e proprio perché antieconomiche funzionano poche ore l’anno. Dal punto di vista del bilancio energetico e ambientale sostituire a Montalto quel rudere con una centrale nucleare sarebbe un miglioramento, da tutti i punti di vista. Purtroppo la balla dell’autosufficienza, o del surplus energetico (falsa in assoluto visto che l’Italia importa tra il 10 e il 15% di elettricità, ed è, sia chiaro, una cosa positiva) vede accomunati anche tanti governatori di tutti i colori, da Formigoni a Vendola.

     
 

14 Commenti

  1. -NeMo- scrive:

    “Per chi, come noi, fa parte di quella frustrante minoranza che cerca dati e argomenti prima di decidere”

    Visto l’incipit dell’articolo mi aspettavo una analisi seria del problema, non di leggere la solita barzelletta del nucleare amico dell’ambiente, come se fosse l’unica, o più efficiente, risposta possibile di fronte ad una paventata crisi (?) energetica…

  2. Acqua pesante scrive:

    Acqua:
    la privatizzazione di un bene pubblico come l’acqua, nel merito si prevede già a priori che le bollette saliranno invece di abbassarsi, probabilmente si ridurrà a mero affare per i lacchè della classe politica attuale.
    Privatizzare la gestione dell’acqua non migliorerà il servizio al cittadino perché non essendoci una concorrenza chiara e leale (e non ci sarà perché l’imprenditoria italiana è cialtrona e fraudolenta) ed un controllo terzo indipendente si finirà come è finito il mercato della telecomunicazioni (pochi gestori e tariffe alte), dell’energia (pochi gestori e tariffe rigide ed alte), dei trasporti su rotaia (pochi gestori e tariffe rigide, alte e servizi pessimi). In più come per l’energia anche l’acqua è un bene primario ma ciò non impedisce il gestore di tagliare l’erogazione in caso di mancato pagamento (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/20/sanita-muore-anni-ucciso-da-freddo-miseria.html) il tutto perché il profitto del gestore è superiore al diritto al bene primario del beneficiario.
    Stando così le cose meglio non privatizzare.

    Nucleare:
    costruire 10 centrali nucleari (finite tra 10anni e quando a regime?) che mi coprono un 10% di fabbisogno nazionale di energia non è conveniente neanche se fosse nel quadro di investimenti delle rinnovabili (ed il nucleare non è rinnovabile).
    Non serve neanche a renderci indipendenti (vedi fabbisogno sopra) dato che l’uranio lo dovremo comprare da qualcuno. Per cui conti alla mano l’investimento non conviene.

    “Dal punto di vista del bilancio energetico e ambientale sostituire a Montalto quel rudere con una centrale nucleare sarebbe un miglioramento, da tutti i punti di vista”
    No perché tra “gli altri punti di vista” c’è quello dei costi di smaltimento dei residui di fissione e questi neanche lei che è un ottimo commentatore riesce a valutare (gli altri si permettono di non considerarli proprio). Chieda alla Sogin.

    • L. Conforti scrive:

      Acqua: l’acqua non è in via di privatizzazione, sulla gestione praticamente diciamo la stessa cosa: i privati non sono garanzia di miglioramento del servizio se non c’è “un controllo terzo e indipendente” e finora nessuno lo ha proposto. Non sono solo gli italiani ad essere cialtroni e fraudolenti visto che sia nell’energia che nelle Tlc gli stranieri ci sono e contano parecchio.

      Nucleare: veramente le 10 centrali non coprirebbero il 10% di fabbisogno di energia, ma il 25% dei consumi elettrici. Se invece parliamo dei consumi energetici primari (elettricità + trasporto + riscaldamento) la cifra è più vicina. Peccato che anche per le alternative i prezzi sono simili, anche per le rinnovabili che, come il nucleare, producono solo elettricità. I dieci reattori ( ma ne faranno molti meno) costano 45 miliardi sulla carta (più concretamente diciamo 55-60) per coprire il fabbisogno che abbiamo definito.
      In Germania sul fotovoltaico hanno speso 35 miliardi di euro, interamente a spese dei consumatori-contribuenti per ottenere solo lo 0,5% dell’energia consumata.
      Non mi sembra che le cifre siano tanto diverse. Sono sicuro che la ricerca migliorerà la resa dei pannelli, ma il fiume di denaro sarà equivalente.

      Su Montalto: ripeto la frase “dal punto di vista energetico e ambientale”. Che c’entrano i costi, per di più dei futuri rifiuti? Sottoscrivo, se a Montalto ci fosse una centrale nucleare al posto di quella a petrolio la qualità dell’aria sarebbe migliore, il contributo alle emissioni di Co2 sarabbe minore così come il rapporto materie prime consumate/energia prodotta.

      Quello del nucleare che conviene o no rispetto alle fonti fossili è un falso problema, perché nessuno lo sa. Dunque non deve essere il politico a decidere, ma fare una legge per cui gli operatori che vogliono prendersi il rischio di aprire una centrale nucleare lo possano fare senza poter scaricare le perdite sulle bollette se si scopre che hanno sbagliato i conti.

      • quarta generazione scrive:

        i costi che riporti sono comprensivi di smaltimento scorie e chiusura centrale alla fine del suo ciclo vitale? credo di no.
        L’ente USA pe l’enrgia, qualche anno fa parlava di un costo alla centrale per KWh di 7 centesimi di euro. Quindi senza i costi di cui ho parlato sopra. Yucca Mt. è fermo per i costi esorbitanti (oltre che per problematiche di sicurezza). L’eolico costa 12-13 centesimi a Kwh “chiavi in mano”.

        • L. Conforti scrive:

          Parlando di costruzione non ho previsto i costi del decommissioning. Yucca non è una centrale ma “un tentativo” di deposito. Gli Usa hanno una gestione statalizzata dei rifiuti per motivi di sicurezza (ci sono quelli militari da smaltire). In Italia i privati che si costruiscono le centrali dovranno (secondo la legge) costituire un fondo che poi pagherà il decommissioning, ma non l’immagazzinamento dei rifiuti. Ripeto nel momento in cui è chiaro che i costi sono a carico di chi costruisce cercare di definire se è conveniente non è un problema dei cittadini o del governo.

          Il confronto con l’eolico è fuorviante perché:
          a) funziona circa un quarto del tempo rispetto ad una centrale nucleare (in italia meno di 2000 ore all’anno) e quindi devi costruire quattro volte le pale per avere la stessa produzione ( e quadriplicare il prezzo).
          b) non ci sono abbastanza posti ventosi in Italia a meno di andare a mettere le pale sul mare (off shore) cosa che da noi non si può fare.

          • quarta generazione scrive:

            Yucca Mt. è un deposito che ad oggi senza esser operativo è già costato una decina di miliardi di $, il costo stimato del suo ciclo di vita è sui 100 mld di $, che saranno pagati in tasse e aumenti di bolletta.
            Anche se ci fossero privati in Italia,che si sobbarcassero la costruzione (ne dubito fortemente dati gli elevati costi iniziali) e lo smaltimento delle scorie, il tutto verrebbe ribaltato sul costo unitario che paga il cliente finale.
            Se lo scopo è risparmiare, gas e carbone sono migliori, se lo scopo è ridurre i gas serra l’eolico è paragonabile al nucleare e non presenta le sue problematiche.
            Come eolico mi riferivo ad installazioni off-shore (perchè da noi non si possono fare?) e ai kite-gen che sfruttando venti a quote più alte, possono funzionare praticamente in continuo.

      • acqua pesante scrive:

        “Che c’entrano i costi, per di più dei futuri rifiuti?”

        c’entrano perché nessun imprenditore (come dice Z) si accollerà i costi di smaltimento ed immagazzinamento che sono enormi e quindi la comunità dovrà pagare, non solo in termini economici, molto di più a parità di altre condizioni in confronto alle rinnovabili.

        Personalmente considero i 55-60 miliardi per il nucleare semplicemente sottratti alla ricerca in ambito rinnovabile e penso anche che enormi centrali sprechino molta energia prima di farla arrivare all’utente.
        Le chiedo, vale lo stesso per centrali più piccole?

        • l.conforti scrive:

          @quarta generazione
          L’eolico off shore in Italia non si riesce a fare perché non esiste una normativa nazionale chiara che lo permette (distanza dalla costa, intralcio alle imbarcazioni). Esistono delle proposte di progetti, un paio anche finanziati nel bando Industria 2015 ma sono fortemente intralciati dalle regioni e sono rimasti lettera morta. Famoso il caso del progetto davanti a Montenero di Bisaccia (Paese di Di Pietro) bloccato dalla giunta regionale con il sostegno della stessa Idv. Sui Kite gen dico solo che attenti a confondere soluzioni che danno tra dieci anni assicurano il 5% dell’energia ( e dite che è poco) e quelle che ne garantiscono lo 0,0000000005 ( non ho messo gli zeri a caso, sono 9)

          @acqua pesante
          l’imprenditore si accolla i costi che gli impone la legge, e questo fa sì che non tutti i produttori di energia vogliano assumersi il rischio. A legislazione vigente se ne deve accollare una grossa parte, succede lo stesso in Inghilterra dove il decommissioning alimenta un mercato tutto privato. Non escludo che possano arrivare dei favori per Enel e compari, ma non è certo colpa della tecnologia in sè ma delle scelte di questo o quel governo

          la sua opinione personale è rispettabile, ma di difficile applicazione: il budget nucleare di Enel (la metà di quei 55-60 miliardi in dieci anni ) non finirà mai alle rinnovabili. O fanno le centrali in Italia o le costruiranno in Francia, Spagna e Slovacchia, o compreranno quote in centrali già esistenti, il loro obiettivo è costruirsi un mix produttivo di gruppo simile a quello di E.on e EDF, il che significa aggiungere un 10-15% della potenza installata prodotta dall’atomo. Per imporre la sua opinione personale deve fondare un partito che ha nel programma di governo ha quello di impedire all’Enel di investire nel nucleare, vincere le elezioni e trovare un manager che l’accontenti. Quando ci riesce scriverò un libro su di lei :-)

          Le centrali, a seconda della materia prima che usano, hanno una taglia ottimale, l’efficienza dipende dal combustibile e dalla tecnologia più che dalla grandezza. Le più efficienti, vale a dire quelle con il miglior rapporto quantità di combustibile energia prodotta è il gas.

  3. Simo scrive:

    Mai sentito che una centrale termoelettrica vada poche ore all’anno.
    Mi sa che sul discorso del nucleare, in questo articolo, c’è qualche toppa.
    Mentre invece mi pare ragionato sull’acqua.

    • L. Conforti scrive:

      il termoelettrico è molto cambiato in un decennio, ormai si fa tutto con il gas

      ecco le percentuali dell’energia elettrica prodotta da olio combustibile (fonte Terna e Autorità energia)

      2001 26,4% sul totale dell’energia termoelettrica e 26,9% sul totale della produzione italiana

      2008 7,2% sul totale dell’energia termoelettrica e 5,7% sul totale della produzione italiana

  4. quarta generazione scrive:

    sbaglio o il decreto sul nucleare è “spirato” da tre giorni senza esser stato convertito?

  5. Z scrive:

    Ancora questa manfrina dell’autarchia energetica?
    Delle due l’una: o l’energia è un bene collettivo nazionale o è un mercato internazionale sottoposto alle logiche di profitto.
    Nel primo caso che si nazionalizzino le aziende energetiche e si fissi un costo politico per l’energia, si costruiscano pure centrali nucleari, col vincolo di abbattere i costi in bolletta.
    Nel secondo caso che l’Enel costruisca pure tra quindici anni centrali nucleari che saranno già obsolete al momento stesso del loro varo, ma che lo faccia interamente con capitali propri, assumendosi tutti i costi assicurativi e di smaltimento, senza chiedere una lira allo stato; vedremo quante ne sorgeranno.
    La logica in base alla quale i cittadini debbano finanziare profitti privati in ambiti perlomeno discutibili per quanto riguarda l’interesse collettivo, assumendosi pure i rischi connessi e non traendone alcun beneficio è quantomeno assurda.

    Per quanto riguarda il discorso dell’autarchia energetica, qualche riflessione.
    1. L’Enel partecipa in altre aziende energetiche europee e possiede pro quota o direttamente un numero cospicuo di centrali, anche nucleari in giro per l’Europa. Dato che l’Enel è italiana, l’energia prodotta in queste centrali è italiana o no? E che senso ha in questo contesto trattare il tema in termini nazionali?
    2. Le previsioni di crescita del fabbisogno energetico nazionale sono ancora attuali alla luce della recente crisi e della delocalizzazione incessante proprio delle produzioni manifatturiere più inquinanti ed energivore?
    3. L’Italia non è autosufficiente in un numero sterminato di settori economici: dobbiamo finanziare allora anche la nascita di industrie nel campo, ad esempio, dei microchip?
    4. Perché in nessun altro paese occidentale ad economia avanzata che non abbia interessi riferibili agli armamenti atomici si sta proponendo una politica energetica espansiva in ambito nucleare paragonabile a quella proposta in Italia, se è vero che questo nucleare è così redditizio?
    Forse perché l’economicità di una centrale nucleare si calcola su un periodo temporale di circa 80 anni? Quale soggetto privato costruirebbe una centrale nucleare senza garanzie esplicite di acquisto a tariffe fisse da parte dello Stato? Quale soggetto privato si esporrebbe al rischio di innovazioni tecnologiche che pongano fuori mercato l’energia prodotta a fronte di un investimento iniziale tanto oneroso? Quale soggetto privato si esporrebbe a variabili incalcolabili su un arco temporale tanto ampio?

    • L. Conforti scrive:

      sono completamente d’accordo sui punti 1-2-3, il pezzo serviva a dichiarare l’idiozia dell’autarchia regionale, ma presto lo diventerà anche quelle nazionale.

      Sul quattro direi che Finlandia, Svezia, Corea, Giappone non hanno interessi a militari ma si costruiscono nuove centrali. Tra gli emergenti da segnalare Brasile e Emirati arabi. Inoltre visto che la legge italiana non prevede un sostegno pubblico per le centrali atomiche (nemmeno per il decommissioning che dovrebbe essere alimentato dai proventi del normale funzionamento) direi che il privato c’è e si chiama Enel. Si può “sospettare” che gli aiuti arriveranno, ma al momento non ci sono.

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