Risposta controcorrente all’articolo “Zitto, Sofri” pubblicato su questo giornale il 17 settembre. Di come il morbo di Travaglio possa colpire anche gente di indubbia lucidità.
L’errore di fondo dell’articolo “Zitto, Sofri” di Ezio Nullo, (Giornalettismo, 17 settembre) è una sorta di legalismo etico che fa da cornice. Ovvero il dare per scontato che una sentenza di un tribunale sia necessariamente una sentenza della Storia, sia cioè Verità, metafisica, di quelle con la maiuscola. Parallelamente c’è un equivoco abbastanza evidente: il discorso che fa Sofri è veramente formale. Dice Sofri: “nel libro del Quirinale dedicato alla memoria delle vittime italiane del terrorismo negli anni repubblicani,
Luigi Calabresi compare,e anzi la sua figura ha avuto un ruolo primario nella volontà di commemorazione”. Ma prendendo per buoni i processi che ho subìto (discorso formale e del tutto teorico visto che da sempre Sofri e una miriade di storici, giornalisti e giuristi e gente comune che hanno seguito o studiato le carte processuali affermano l’assoluta insensatezza di tutto l’apparato processuale) “potrei fare appello all’imputazione che mi venne mossa, e che rinunciò del tutto all’addebito dell’associazione sovversiva o della finalità terroristica, trattando l’omicidio di Luigi Calabresi come un affare di diritto comune”.
IL MESTIERE DELLO STORICO - Inutile dire che affrontare temi legati agli anni ‘70 in Italia è complicato perché complicati sono i contesti, le situazioni e le contraddizioni all’interno delle quali maturano gli eventi storici. Ricominciare a parlare di quegli anni è importante, anche perché necessariamente saremo costretti a riprendere in mano uno dei periodi meno chiari, a livello storico e anche giudiziario, della storia d’Italia. Periodo di strategia della tensione, di stragismo, di servizi segreti deviati, di colpi di Stato (tentati in Italia e riusciti all’estero). In questo contesto ci sono personaggi che più di altri - vuoi perché certe cose le hanno
vissute in prima persona, vuoi perché l’attività che svolgevano li costringeva a occuparsene - possono raccontare a noi cosa è successo. Possono dare contributi storici a chi vuole vederci più chiaro. Adriano Sofri è senza dubbio uno di questi. Affermare che chi ha vissuto personalmente talune vicende storiche da “carnefice” non debba raccontarle “da storico” non significa niente. Significa che gli storici quando scrivono la storia della mafia devono eliminare le dichiarazioni di Buscetta o di Totuccio Contorno, significa che gli storici quando scrivono la storia delle Brigate Rosse devono dar fuoco ai libri di Franceschini, alle relazioni di Curcio o alle interviste di Moretti. Il contributo storico di chi quegli anni li ha vissuti è fondamentale. Gli storici le chiamano “fonti aperte”, e sono strumenti imprescindibili per qualunque studioso. Quindi, se una persona condannata per essere il mandante di un omicidio di un poliziotto, alla luce della sentenza che lo ha condannato, avesse da alzare il ditino e obiettare su come quell’omicidio viene presentato in un libro, ha tutto il diritto di poterlo fare. Chiunque sia.
PROCESSI CONTRA IURE - Questo è il principio generale. Nel caso di Sofri non possiamo sbrigarci con una formuletta. I processi subìti da Sofri, Bompressi e Pietrostefani per l’omicidio di Luigi Calabresi sono durati 8 anni, dal 1990 al 1997. Adriano Prosperi, storico, subito dopo la prima sentenza della corte d’assise di Milano che condannava Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni, parlò di “processo di stregoneria”. Dice Carlo Ginzburg: “Siamo di fronte ad un processo in cui tutto si gioca sulla credibilità di Marino. Non esistono elementi di prova che siano venuti a confortare in maniera indipendente la credibilità di Marino, credibilità estremamente discutibile alla luce del processo e alle continue contraddizioni di Marino”. Chiunque abbia studiato il processo, letto gli atti processuali, gli interrogatori, le testimonianze… chiunque è a conoscenza delle marce indietro di Marino, delle sue bugie (la più clamorosa sul suo incontro coi carabinieri), di episodi apparentemente inspiegabili come la “distruzione” delle prove materiali (l’automobile degli attentatori che era stata conservata per quasi vent’anni è stata distrutta: perché “da 5 anni non è stato pagato il bollo di circolazione”, a istruttoria iniziata. La pallottola, trovata sul cadavere di Calabresi, su cui erano state compiute le perizie, è stata messa all’asta per “mancanza di spazio”. I vestiti di Calabresi sono scomparsi), chiunque sa di cosa si sta parlando quando si parla dei processi a Sofri, Bompressi e Pietrostefani insomma, non può usare una Travagliesca sicumera dando per scontato che siccome lo dice la sentenza allora sì, allora è vero (leggere per credere: Carlo Ginzburg, Il giudice e lo storico, Einaudi, 1991).
CONCLUSIONI - Molto coraggiosi sono i paragoni che l’autore del suddetto articolo propone. Tra l’opinione di un intellettuale, addentro al contesto nel quale si consumò il delitto Calabresi, proprio perchè uno dei leader del movimento politico che più di tutti si occupò della vicenda Pinelli, anche con una dura campagna
stampa contro Calabresi che il giornale Lotta Continua realizzò dopo il “malore attivo” (sentenza D’Ambrosio, -verità storica?-) di Pinelli, con le eventuali opinioni di un delitto “privato” e dalla inesistente rilevanza pubblica, di cui sicuramente c’è tanta gente che vorrebbe saperne di più, gente colpita, direbbe Bergonzoni, dal morbo di Cronic, il morbo della cronaca. Adriano Sofri è uno degli intellettuali più brillanti e colti d’Italia, i suoi contributi giornalistici e i suoi saggi sono fonte continua di spunti di ricerca, di idee, di strumenti interpretativi per decifrare la realtà. Parlare degli spazi che i giornali gli offrono come di “privilegio” manifesta un palese deficit di notorietà e un rancore irragionevole. Chiunque può scrivere, chiunque sia e qualunque cosa abbia fatto. Nel caso, gli risponderemo nel merito dei suoi argomenti, e non per etichette.



























applausi
“gli storici quando scrivono la storia delle Brigate Rosse devono dar fuoco ai libri di Franceschini, alle relazioni di Curcio o alle interviste di Moretti.”
Gli storici quando leggono quei libri, le domande che gli fanno i giornalisti e le risposte gravemente omissive che danno quelli che hai citato, si mettono a ridere.
Ciò premesso, ricordo alcuni fatterelli:
1) la sentenza - quella di D’Ambrosio - dice anche che Calabresi non era in quella stanza al momento dell’”incidente” (malore attivo fa morire dal ridere e anche io lo penso poco credibile). Indicarlo come “manina” dell’omicidio, e non - più correttamente - come responsabile in quanto ufficiale in più alto grado, è una stronzata.
2) pubblicata da LC così come da tutti i giornali dell’epoca fu anche la notizia che Calabresi era legato alla Cia. Una bufala nata da un’omonimia (uno che si chiamava Calabresi di nome, ma aveva un nome di battesimo diverso) e da un preciso depistaggio dell’UAR, che i deficienti hanno ripetuto e ripetuto per anni (e taluni ripetono ancora oggi), senza mai dire “Ok, scusate, ci siamo sbagliati” in tempo utile.
(se non si fosse capito, non sono d’accordo
)
sottoscrivo non parola per parola, ma sillaba per sillaba.
se invece della prima pagina del Corriere d’informazione aveste messo la prima pagina di Lotta Continua, le cose che dice Nullo le avreste capite un pò meglio (sempre dando per scontata la buona fede)
@ m. l’abbiamo messa altre volte. E penso che la gente sia in grado di discernere anche senza guardare le figure.
@ greg.
Le risposte omissive o le contraddizioni delle “fonti aperte” servono a maggior ragione allo storico per ricostruire il mosaico. Nel caso delle br ad esempio gli storici non possono prescindere da quello che dicono oggi gli ex brigatisti: senza moretti che dice alcune cose contraddicendosi non si può costruire la figura di moretti.
Sui faterelli che citi possiamo discutere, così..pour parler, ma non c’entrano niente con l’articolo, che non entra nel merito delle vicende attorno al caso pinelli-calabresi.
@m. e per la cronaca:
Dopo l’omicidio di Luigi Calabresi gran parte dei movimenti extraparlamentari che stavano a sinistra del pci esultarono, chi eplicitamente, chi nelle proprie sezioni (anche quelli con componenti cattoliche, tipo democrazia proletaria). Alcuni no, tipo quelli de il manifesto. E anche dentro lotta continua ci fu un duro dibattito interno tanto che Adele Cambria, che all’epoca era direttore responsabile, si dissociò dall’articolo di Sofri e si dimise. Così come si dissociò Manconi, che scrisse un articolo provocatorio sui quaderni piacentini criticando la linea del giornale. Nel famoso articolo di Sofri (quanti di voi lo hanno letto?) il nostro dice molto semplicemente che allora in tanti vedevano “la società così radicalmente spaccata in due parti che noi stessi pensavamo come se fossimo l’altro stato, ed evocassimo e usurpassimo una giustizia in nome del proletariato e in anticipo sul futuro” e all’interno di Lotta Continua, all’epoca, in molti lo ritennero un articolo “debole” e “opportunista”, perchè avrebbe dovuto approvare esplicitamente l’omicidio..[teniamo sempre persente che il linguaggio dell'epoca all'interno di un certo contesto è significabile e giustificabile proprio per il contesto stesso (stragi, colpi di stato, politica reperssiva)] . Articolo falsato con un “giustizia è fatta” mai scritto da Sofri…e che i giudici del processo calabresi lo considerarono come una sorta di rivendicazione implicita dell’attentato. Nell’articolo invece si dice nient’altro che in quel atto ci si può riconoscere politicamente (pensiero che all’epoca aveva il 90% dei movimenti extraparlamentari di sinistra, e anche una parte dei militanti del pci).
i “fatterelli” - come li chiami tu - spiegano perfettamente il personaggio. Però, se vuoi, posso aggiungere: “il commissario Calabresi fu ucciso da coloro che, non credendo più nella giustizia, confidando sul sentimento proprio, vollero vendicare le vittima di una violenza torbida e cieca”. Così, per capire.
Hmmmmm… parlando fuori dai denti caro Greg, anche a me Sofri sta pesantemente sul cazzo. Lo ho sempre considerato un opportunista come tanti “sinistrorsi estremi” di quegli anni che poi si sono rivisti accanto ai compagni socialisti della “Milano da bere” se non peggio (CL tanto per dire).
Però dallo stare sul cazzo al dividire in mondo in buonissimi e cattivissimi in stile Travaglio il passo è lungo. Il buon Andreotti è considerato mafioso da una sentenza però in una delle poche scene veramente da incorniciare del film “Il Divo” ha pienamente ragione quando sbertuccia lo Scalfari di turno che in stile Travaglio lo accusa di tutte le malefatte italiane di 40 anni.
“La situazione era più complessa”.
Ecco anche per Sofri e il caso Calabresi la situazione era più complessa di una sentenza, che fosse di colpevolezza o di assoluzione ad un certo punto non importa.
Che debba stare zitto sul caso Calabresi non è giusto, che sia più opportuno che tacesse, visto che sulla attività politica di quegli anni ci ha costruito una carriera, è una considerazione molto condivisibile, ma rimane una considerazione e non può essere imposta a nessuno.
Ma, parlandoci sempre molto sinceramente, chi ha questa verginità immacolata per poter impartire lezioni a destra e a manca?
“fatterelli” come li chiami tu veramente…
“Ciò premesso, ricordo alcuni fatterelli”
Poi, come detto, l’articolo parla d’altro. Se ci vogliamo rincorrere su un profilo personale su Adriano Sofri, su valutazioni di tipo etico sulla sua persona, o su quanto la campagna stampa del giornale di Lotta Continua fosse legittima o illegittima, o di quanto violento fosse il linguaggio (e non solo quello) di certi gruppi politici (dopotutto Sofri non era l’unico uomo impazzito che aveva una certa idea politica all’epoca), o dello stato d’animo di certi gruppi politici alla fine degli anni sessanta, surriscaladati da qualche bomba qua e la..parliamone, partendo dall’assunto che tutto ciò non c’entra con l’articolo.
Poi bada bene, non è detto che io non sia d’accordo su tutto ciò che pensi tu su tutte queste cose..anche se dubito, almeno sulla figura di Sofri.
@ corrini
sìsì, mi son reso conto poi di aer usato prima io la parola “fatterelli”: scusa. Sul resto, una cosa che mi ero di rimarcare prima è questa: “uno degli intellettuali più brillanti e colti d’Italia, i suoi contributi giornalistici e i suoi saggi sono fonte continua di spunti di ricerca, di idee, di strumenti interpretativi per decifrare la realtà”. Ma quali contributi, a parte fare un giornale che criticava da sinistra il PCI con i soldi di Martelli, ha regalato alla sinistra italica?
Non concordo pienamente con nessuno dei due articoli. Magari Travaglio sicumereggiasse solo a partire dalle sentenze definitive. Che poi queste non siano Storia e Verità, sicuramente, ma nemmeno acqua fresca.
Credere nella Giustizia è un po’ un atto di fede, o si ha fiducia in toto o per niente; ciò non vuol dire non manifestare perplessità, ma affermazioni come “assoluta insensatezza” sono troppo forti e minano alla base la società e l’ordine costituito (ok, Corrini non penso sia già così potente, ma dategli in mano Palazzo Chigi e un po’ di televisioni).
Il distinguo Vinciguerra reo confesso sì, Sofri che si reputa estraneo ai fatti (quindi innocente dal suo punto di vista, l’errore giudiziario esiste, in casi così poi) ma con qualche ambiguità no non mi convince, alla fine la linea di demarcazione su chi sia moralmente meritevole di parlare e chi no è un po’ troppo oscillante, sottile, troppa soggettività.
Alla fine, come sempre, trovo che vada bene la cosa più semplice, e cioè che tutti emettano le loro stronzate, se qualcuno gliene dà l’opportunità buon per loro, è il mercato baby e comunque non morirà nessuno per qualche versione truffaldina in più sui giornali detta da qualche pseudointellettuale filonazistacomunistabrunovespista (anche se Sofri indubbiamente avrebbe anche rotto il cazzo).
Anche io penso che Sofri sia stato condannato senza prove. Le contraddizioni e i ripensamenti di Leonardo Marino sono innumerevoli. Sofri si è sempre difeso benissimo in passato.
I suoi ultimi articoli invece mi hanno lasciato perplesso: che ne sa delle motivazioni di coloro che hanno ucciso Calabresi?
Che senso ha cercare di convincere Mario Calabresi che suo padre non è stato vittima di terrorismo?
@greg,
se ti riferisci a mixer mi sembra un pò poco per inquadrare degnamente la portata culturale dei suoi lavori. Ma qui entriamo nelle opinioni.
@prostata
il discorso che fai sulla Giustizia (altra maiuscola, altro concetto metafisico..tipo Verità) sembra un discorso religioso. Giustizia come atto di fede..cioè, qualunque cosa dica una sentenza: amen. O in toto o niente. E’ inutile dire che i giudici, come gli avvocati, come i politici, come gli idraulici..sono esseri umani, e una delle attività umane più frequenti è sbagliare. Inutile anche stare a ricordare centiania di persone (non ultimo proprio Valpreda) che si sono fatti anni di galera con conseguente martirio mediatico, continuando a chiedersi..”ma sta succedendo davvero?”.
Trattare la “Giustizia”, come un qualcosa di trascendentale, a cui bisogna credere “o in toto o per niente” non so quanto possa servire. Quello che possiamo fare noi è trattare ogni vicenda singolarmente e nello specifico, e se ci sono le condizioni (come nel processo a sofri bompressi e pietrostefani, io penso) criticare anche aspramente l’operato dei giudici, e dire: non sono d’accordo con la giustizia.
Rispetto delle istituzioni democratiche non significa sudditanza rispetto ad esse.
Ovviamente non ho detto quello che mi attribuisci tu, in quanto proseguivo con “ciò non vuol dire non manifestare perplessità, ma affermazioni come “assoluta insensatezza” sono troppo forti”. Rafforzato da un “l’errore giudiziario esiste, in casi così poi ecc.”.
Fiducia nella giustizia (minuscolo, maiuscolo, come te pare) vuol dire che non si possono rispettare solo le sentenze “piacevoli”, atteggiamento disinvolto piuttosto diffuso negli ultimi anni.
Perché si possa convivere in maniera vagamente civile, la società ha bisogno di punti fermi, di credere che esista un’istituzione più o meno imparziale che se sbaglia nel giudicare fatti gravi lo fa in buona fede e dopo aver lavorato in maniera scrupolosa, lasciando poco al caso (e per questo “assoluta insensatezza” suona un po’ offensivo nei confronti di quell’istituzione); insomma, una sentenza di terzo grado è comunque qualcosa di forte, francamente dubito che anni di processi possano essere liquidati con uscite da “tifosi” o “un po’ da bar” (con tutto il rispetto).
Non credo che trattare la sentenza di terzo grado come qualcosa di sacrile aiuti a vivere in maniera vagamente civile. Le critiche da bar non m’interessano, le critiche che a tutto il processo son ostate rivolte da giuristi di diverso rango (Ferrajoli, Gallo, Palombarini, Pisapia), servono semmai a migliorare la “macchina della giustizia”, che proprio per il fatto che è composta da uomini, può sbagliare.
E, se t’interessa una mia opinione, per vivere in maniere vagamente civile bisogna partecipare politicamente. E questo significa anche vedere come sono andati dei processi prima di esprimersi in qualunque modo, altrimenti evitare proprio di entrarci.
Dire “bisogna pensare che questi se sbagliano lo fanno in buona fede” mi sa davvero di immobilismo cieco. (con tutto il rispetto)
@ corrini: “se ti riferisci a mixer mi sembra un pò poco per inquadrare degnamente la portata culturale dei suoi lavori. Ma qui entriamo nelle opinioni.”
No, non mi riferisco a Mixer (c’era un giornale che si chiamava così? Non lo sapevo!), ma a Reporter.
E continuo ad attendere un contributo scientifico, sociale, sociologico, scatologico, scatecritico, scarapicollante, ma soprattutto significativo di Sofri al diBBBattito italiano.
OT: l’intervista di D’Ambrosio spiega perfettamente quanto valga quel che dice Sofri e cosa si fece all’epoca
http://toghe.blogspot.com/2008.....nsumo.html
(e con ciò non voglio assolutamente mettere in dubbio la professionalità dei giornalisti allevati da Lotta Continua, tra i quali ci sono altissime professionalità come Paolo Liguori detto Straccio e Carlo Panella)
Sì, reporter, scusa..mixer era il programma televisivo di deaglio.
Per quanto riguarda i “contributi” non so se ti è mai capitato di leggere un suo libro..se vuoi ti faccio dei brevi riassunti focalizzando i temi trattati.
Così anche per i suoi contributi giornalistici, dai lavori di politica estera quando stava a sarajevo, ai lavori sul carcere, sul senso della pena oggi, sulla galera..la concretezza carceraria che subisce un precipitato storico di pratiche che nulla hanno a che vedere con il diritto..le tavole rotonde su micromega su pasolini, la polemica con Strada sul pacifismo a tutti i costi, la cecenia, l’aborto, l’indulto. E’ come dire..dimmi i contributi di Sartre.. bisogna cominciare a leggerlo, poi si discute.
OT: L’intervista che riporti, dal blog delle toghe di destra, i vari Tinti e compagnia, quelli che “la giustizia siamo noi”..è veramente un ottimo esempio di come si possa depistare qualcuno che inizia a interessarsi del caso Pinelli in quel momento. Ma già un articolo che comincia con “svergognatezza di Sofri” non avrebbe motivo di essere preso in considerazione, ma insomma, siamo qui apposta. Inutile dire che l’articolo in questione, che precede l’intervista al giudice che scrisse allora la sentenza (cosa vuoi che ti dica oggi?) non ritiene sia il caso di inquadrare il contesto all’interno del quale la gran parte della sinistra extraparlamentare (inquadrata nell’articolo ponendo la seguente questione: “se Adriano Sofri fosse allora legittimato a deciderlo da sé e a fare assassinare quello che lui aveva deciso che fosse il colpevole”) chiedeva la testa di Calabresi. In pratica, lo spirito di migliaia di persone attive politicamente, spaventate e preoccupate dalla strage di piazza fontana, dalla morte di pinelli e dal contesto internazionale viene banalizzato in un pazzo che da un giorno all’altro decide di uccidere un poliziotto.
Ovviamente, non parlare del contesto è funzionale a trattare Sofri come un folle e risulta difficile per chiunque significare quello che è successo.
Ricordo solo un paio di episodi e invito davvero a trattare la questione con la profondità che merita.
La sera stessa della strage, il questore Marcello Guida (già grande conoscitore di anarchici in quando dirigeva nel 1942 in confino fascista di Ventotene) e il capo della squadra politica Allegra esserivano: “E’ opera degli anarchici”. Il 15 dicembre venne interrogato Pinelli (da Calabresi, panessa, lograno, mucilli, mainardi e caracuta) al quale fu detto che il compagno anarchico Valpreda aveva confessato (espediente di cui si riconoscerà autore Guida). Podo dopo le 24 (dopo essere stato trattenuto illegalmente in questura per più di un giorno) Pinelli precipita e muore all’ospedale Fatebenefratelli.
Questa per Guida &company è la prova della colpevolezza degli anarchici: l’uomo aveva visto crollare il suo alibi e quando aveva appreso della confessione di Valpreda si era lanciato dalla finestra al grido di “è la fine dell’anarchia”. A qualche giornalista ceh avanzava timidi dubbi sulla dinamica Guida rispose:
Vi giuro che non l’abbiamo ucciso noi! Quel poveretto ha agito coerentemente con le proprie idee. Quando si è accorto che lo Stato, che lui combatte, lo stava per incastrare ha agito come avrei agito io se fossi stato un anarchico.
Non si può banallizzare uno dei pediori più compless idella storia d’italia con un’intervista o con un articolo. Piuttosto diamoci una bibliografia e ci rivediamo tra un paio di mesi.
va bene, si vede che sono impreparato di default, io
p.s.: quelle che citi sopra, su aborto, Cecenia, pacifismo e via ciarlando sono prese di posizione in polemiche. Paragonare il tutto con la pubblicistica di un filosofo come Sartre significa esporsi seriamente al ridicolo.
Di D’Ambrosio io ricordo un’intervista in cui affermò che il fatto che Calabresi non era nella stanza era provato dalla testimonianza dell’anarchico Valitutti. Ma Valitutti aveva detto esattamente il contrario di ciò che incredibilmente D’Ambrosio gli attribuiva e lo smentì, costringendolo a scusarsi per l’errore. Che la persona stessa che si è occupata dell’inchiesta possa incorrere in un errore del genere è per me inconcepibile. La testimonianza di Valitutti si può leggere qua:
http://www.xs4all.nl/~welschen.....tutti.html