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di Michele Coscia
pubblicato il 17 febbraio 2010 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un altro fenomeno del marketing sbarca in Italia, con il suo horror casereccio, una telecamera per riprese finto amatoriali e tanta voglia di stupire e di gonfiare i muscoli con l’ennesimo “film che ha terrorizzato l’America”

Una storia che sembra un’avventura unica, quella della distribuzione di Paranormal Activity, ma che invece si rivela essere una come tante. Una come quella di Donnie Darko ad esempio: ignorato alla sua uscita, riscoperto qualche anno dopo e ritenuto degno del salto di qualità e della distribuzione di massa. In questo caso il deus ex machina dietro l’operazione che ha fatto felice Paranormal Activity poster image immagine Paranormal ActivityOren Peli (il regista del film) è stato nientemeno che Steven Spielberg. Una mano pesante, che ha sicuramente aiutato questo film di poche pretese a raggiungere dei risultati che si rivelano sorprendentemente non così brutti come si potrebbe pensare. Sia per intervento indiretto (la distribuzione e la pubblicità) sia per uno più diretto (il finale del film è stato cambiato e reso nettamente più efficace proprio dietro suo suggerimento). Se quindi dietro il successo del film si nasconde un prosaico viral marketing (che batte, tra le altre cose, sulla falsa “storia vera” dietro le vicende del film), non è necessariamente vero che il risultato finale sia scontato e negativo. Vediamo il motivo.

POSSESSION – Paranormal activity è un film che parla di una vita posseduta. La vita è quella di Katie, una ragazza che è testimone di fenomeni paranormali fin dall’infanzia. Fenomeni che la seguono anche quando cambia di abitazione. Veniamo a conoscere la sua storia attraverso l’occhio di una telecamera comprata dal suo compagno e convivente, Micah. Il ragazzo è deciso a filmare tutto quello che succede per fare una volta per tutte chiarezza sulla reale natura di questi fenomeni. Purtroppo per lui la natura di questi fenomeni è ben chiara e, anche se cerca con la sua spavalderia di avere la meglio su ciò a cui non vuole credere, tutti gli indizi portano nella direzione soprannaturale. Il film quindi si dipana dal particolare punto di vista della ripresa amatoriale, seguendo la vita diurna dei protagonisti che da normale si trasformerà piano piano in un incubo. Ma è la vita notturna a rivelare sempre più attività spaventose: da semplici oggetti che cadono fino a qualcosa di molto peggio…

BLAIR WITCH & COMPANY – Da quanto scritto finora si può facilmente capire quanto i parallelismi con il progetto della strega di Blair siano più che evidenti. Tali parallelismi non sono solo stilistici, ma entrano in causa sia per quanto riguarda l’operazione di marketing dal basso, sia per le reazioni del pubblico. Entrambi i film sono stati un grande successo in grado di decuplicare il ridicolo investimento finanziario della produzione. Una delle grandi colpe di questo Paranormal Activity diventa quindi la sua assoluta mancanza di originalità. Non gli si chiedeva una storia nuova, un modo nuovo di inquadrarla e di presentarla al pubblico. Ma quantomeno almeno una di queste tre fasi poteva essere fatta con maggiore ispirazione, senza ricopiare pedissequamente dei passi già percorsi, senza essere cambiati di una virgola, nell’ormai lontano 1999 (tra l’altro facendo pendere sulla testa di Peli una maledizione simile al destino di Myrick e Sanchez, artefici di Blair Witch Project e incapaci di esprimersi in una qualsiasi altra pellicola anche solo lontanamente dignitosa).

UN FILM SBAGLIATO – Non inganni però questo parallelismo fin troppo facile. A livello stilistico Paranormal Activity riesce a distinguersi, in qualche modo. In particolare si distingue in negativo. Tutto l’impianto di film ripreso con tecniche amatoriali, o pseudo tali, dal 1999 in poi è ormai diventato un vero e proprio genere, con le sue regole e dogmi. Il film ne infrange alcune, in maniera fin troppo palese per sembrare delle sviste causate da inesperienza o incapacità del regista. Mi riferisco in particolare all’utilizzo della colonna sonora, che viene utilizzata senza alcun significato con il solo scopo di sottolineare l’inquietudine dello spettatore. E’ ovvio che un film del genere non può avere una colonna sonora, come non può avere l’ostentato montaggio che Peli dà al film, in quanto la realtà una colonna sonora non ce l’ha. Sono errori poveri semanticamente, con un’utilità puramente spettacolare e ben diversi dalle licenze di flashback di un Cloverfield, o dalle riprese poco verosimili per un fuggitivio di Diary of the dead. Se l’intento di Peli di distaccarsi dal genere scelto è palese, rimane il fatto che tali scelte impoveriscono il film invece di renderlo più forte.

TERRORE – Quali erano dunque questi nuovi intenti che Peli ha cercato di esaltare? Fonparanormal activity dwrks2 Paranormal Activitydamentalmente quello di riuscire a dare una maggiore profondità a questo sottogenere dell’horror. In particolare c’è qualche linea di dialogo e qualche elemento di sceneggiatura che suggerisce una lettura più profonda, che cresce dalle radici del terrore come lo conosciamo noi abitanti del XXI secolo. I personaggi arrivano ad avere “terrore nella propria casa”, il protagonista maschile porta una sfida a questa minaccia del terrore e ne è obiettivo diretto (la spaccatura sulla foto). Il demone che abita la casa è lo spauracchio del terrorismo, che rende le persone straniere e spaventate nella loro stessa terra, senza sapere nè cosa le minaccia nè chi verrà colpito. In questo il finale originale poneva una chiusa molto più debole di quella efficace suggerita da Spielberg (anche se ne dovrebbe esistere un’altra alternativa a sua volta ancora più importante e significativa). La lettura a strati in questo sottogenere non era quasi mai stata posta con questa qualità. Forse il solo primo episodio di Rec, con la sua dimensione casalinga del condominio, arrivava a tanto. Tutto ciò rafforza notevolmente il lavoro svolto. Purtroppo a livello di spavento questo Paranormal Activity non riesce a raggiungere nemmeno i livelli di un Rec 2 e, se ricordate bene le mie parole all’epoca della sua uscita, questo non può che significare la mancata sufficienza del film.