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Stefania Prestigiacomo, l’addio a Silvio della più bella

Certo, a Berlusconi di lei mancheranno certamente le doti politiche. Ma l’addio di Stefania Prestigiacomo, la più bella delle ministre del Popolo delle Libertà, è qualcosa che colpisce il premier e ne è segnale di un ulteriore segno di decadenza il premier. Repubblica, che oggi dava la notizia del suo addio, la presenta così:

Una vita sulla scia di Silvio Berlusconi, imprenditrice, entrata a meno di trent’anni alla Camera, è tra i pochi parlamentari in carica ad aver affiancato l’avventura politica del leader da Forza Italia nel ’94 ad oggi. Ministra delle Pari opportunità nel Berlusconi ter e dell’Ambiente nell’ultimo esecutivo. Non senza scintille. È passato agli annali il pianto del 2005 quando partito e governo le voltarono le spalle sulle quote rosa, ma anche la battaglia di principio condotta e persa col referendum sulla fecondazione assistita. Come pure gli scontri con Tremonti per i fondi via via sottratti al dicastero per l’Ambiente, negli ultimi anni.

Carmelo Lopapa malignava che l’addio sia dovuto al fatto che si pensava di non ricandidarla alle prossime elezioni. Di certo c’è che i virgolettati oggi pubblicati sul quotidiano non stridono affatto con quanto da lei dichiarato in altre occasioni:

“Con lui rapporti sempre ottimi” ha spiegato. È con tutto l’establishment del partito che non si ritrova più. Rapporti azzerati. Dialogo nullo. “Sono sconcertata da tutto – ha confidato – Del sogno berlusconiano in questo partito non c’è più traccia. Siamo circondati da piccoli gruppi di potere che passano le giornate a litigare”. Ecco, di fronte allo spettacolo delle ultime settimane, la deputata aretusea si definisce “disgustata”. Il Pdl, così com’è, lo ritiene ormai un “partito inesistente”.


Ed è difficile non ricollegare il tutto alle parole dette in tante occasioni dalla Prestigiacomo. Come nelle telefonate con l’amico Luigi Bisignani, finite su tutti i giornali nel giugno dell’anno scorso (LEGGI QUI):

I l 15 novembre del 2010 il ministro Stefania Prestigiacomo è intercettata nell’ufficio di Luigi Bisignani mentre parla del caso Campania ed esprime considerazioni critiche sul presidente Berlusconi “non intelligente” e che “dà ragione alla Carfagna su tutto”.
Prestigiacomo: cosa ti ha detto Denis (Verdini, ndr)?
Bisignani: mi ha detto che domani (incomprensibile) per fare questa cosa
P: lui gli consiglia di non occuparsi (inc.) però Berlusconi deve essere intelligente e purtroppo non lo è
B: appunto
P:lei li fa contribuire gli fa quattro cose e lui cancella tutti quelli (inc.) e dà ragione a Mara (Carfagna, ndr) su tutto e lui gli dice e a Salerno quindi li bisogna già che lei ci vada con una soluzione di (inc.) che non fa danni, poi la perdonerà sul piano personale e va da Berlusconi, così Berlusconi poi (inc.) adesso deve chiedere di interessare tutto questo (…) lo hanno preparato alle otto di sera del giorno prima, lui quando si mette in testa di fare i decreti, io prima con Bertolaso lui mi chiamava quindi noi avevamo dei rapporti diretti quindi loro sapevano dove dovevano arrivare e dove potevano arrivare perché questa (inc.) responsabili non è che (inc.) la discarica di Terzigno adesso noi riportiamo (inc.) di Terzigno (inc.) la Campania è stata condannata per questo motivo.

La Carfagna non sembra essersela presa più di tanto, visto che oggi le consiglia di tornare nel Popolo delle Libertà. “Stefania Prestigiacomo non e’ soltanto una importante dirigente del Pdl, ma un politico che raffigura come pochissimi altri la storia di Forza Italia e dell’evoluzione del centrodestra in Italia dal 1994 ad oggi. Le sue critiche, il suo malessere, dunque, non possono essere derubricate -come spesso molti usano fare – a problemi politici personali. Mi auguro che Stefania non voglia perdere l’occasione di aiutare i tanti – come me – che nel Pdl continuano a credere e pensano che si possa migliorarlo anche da dentro, che continui a battersi per cambiarne i metodi, svecchiarlo, renderlo piu’ aderente ai principi che ispirarono la prima Forza Italia nel 1994 e che i nostri elettori – vecchi e nuovi – ci chiedono ancora oggi”. Ma la Prestigiacomo all’epoca (LEGGI QUI) ne aveva per tutti:

Con la Prestigiacomo (Bisignani detiene la sua password istituzionale e il suo telefono ha l’utenza collegata al ministero dell’Ambiente) lo spione scambia 128 telefonate. La “Presti” ne ha per tutti. Sulla Gelmini: «Berlusconi avrà detto: io non voglio una bambina, ma sbaglia perché lei ha il diritto». Su Cosentino: «Siccome fino a quando non si fottono a Berlusconi Nicola questo passo indietro lo deve fare…». Sulla Carfagna: «Con quella non ho niente a che vedere… Lei fa quattro cose e lui (Berlusconi) cancella tutti e dà ragione a Mara». Bisignani confesserà a Flavio Briatore: «Berlusconi è nel pallone poverino». E a Pomicino dice: «Paolo, non c’è nessun collante, lo stesso povero Letta è in balia… Sai chi è che fa le trattative riservate in questo momento? È la Rossi, una che ha l’ottava misura».

E anche con gli alleati non è che fosse così tenera (LEGGI QUI):

Con solerzia il ministro dell’Ambiente comunica a Bisi le proprie infelicità professionali. Nella conversazione del 19 ottobre 2010, parlano di Angelo Alessandri della Lega, presidente della commissione Ambiente definito “un coglione” (…)
Bisignani: “Una guerra insomma”
P re s t i g i a c o m o : “E per forza, il Ministro quando va in Parlamento prende sempre legnate(…)”
Bisignani: “Chi è il Presidente della commissione?”
P re s t i g i a c o m o : “Un coglione della Lega (…) Un coglione vero eh (…) quello che è stato commissariato in Romagna perché rubava i soldi del partito” (…).

E c’è anche da ricordare che quelle parole in libertà hanno scatenato belle reazione negli house organ del Cav. Come quella volta che il Giornale la attaccò in prima pagina con critiche di grande fondatezza (LEGGI QUI). La firma era di Giancarlo Perna e le accuse erano due: è inadeguata ed è innamorata di De Magistris”.

Nel caso specifico, l’atteggiamento si spiega con semplicità. La signora Prestigiacomo ha voluto compiacere Gigino de Magistris, notorio essendo il suo debole (politico, per l’amordiddio) per l’aitante guascone che guida Napoli. Ma come – direte voi -, se quello è intruppato a sinistra che debole politico può avere la ministra senza rinnegare se stessa? Eppure, è così. Stefania scioglie inni a Gigino a ogni piè sospinto. Dice che è «il nuovo che avanza», che è «coraggioso» e lo trova «affascinante politicamente, e non solo». A chi le ricorda che De Magistris ha massacrato il Pdl, replica soave: «Mi sta bene anche così, perché Gigino fa sognare i napoletani». Né la distoglie dall’infatuazione, il fatto che De Magistris favoleggi di sbarazzarsi della rumenta senza termovalorizzatore. Un velleitarismo che, come titolare dell’Ambiente, dovrebbe mandarla in bestia. Cosa che, in effetti, accade quando nella sua Sicilia, Raffaele Lombardo, il presidente della Regione, sostiene le stesse astruserie di Gigino. Col conterraneo è in polemica feroce, con l’altro più dolce di un bigné. Potenza del fascino «non solo politico» del bruno partenopeo. Spiraglietto sui gusti di Steffi: trova che abbia una «faccetta simpatica» Pecoraro Scanio (lo ha perfino lodato come suo predecessore all’Ambiente) e che sia «un bell’uomo» Marco Rizzo, ex pugile comunista e testa alla Kojack. Fate voi.

Ed ecco le motivazioni di Perna per il presunto voltafaccia della Prestigiacomo:

Qui sta il problema. Presty non si sente più amata dal Berlusca. Alla sua quinta legislatura – è entrata alla Camera ventottenne (’94) – ha perso il monopolio femminile dei primi anni. Quando conobbe il Cav a Siracusa, che poi la portò ad Arcore con altri giovani di Forza Italia, fu circondata dalle sue premure: «Come sei bella, come sei alta» e cose così. Ne era la pupilla ancora negli anni 2001-2006 quando la fece ministro – appena trentaquattrenne – delle Pari opportunità. Oggi, la ribalta è delle Carfagna, Gelmini, Meloni. Di qui, l’inquietudine, il volersi mostrare a costo di andare contro. A ogni Consiglio dei ministri c’è l’attesa di scintille a causa di Stefania: un battibecco, un pianto dirotto, ecc. Epici gli scontri con Giulio Tremonti, notoria faccia da sberle. Ci fu una lite sui fondi per parchi naturali. All’insistente richiesta del burigozzo, Giulio replicò: «Stefania, hai un modo così siciliano di ragionare…». L’altra si inviperì e pianse. Poi lasciò la sala sibilando: «Me ne vado, sennò alzo le mani».

Celebri, poi, i suoi scontri in consiglio dei ministri con quel simpatico mattacchione di Giulio Tremonti (LEGGI QUI):

“Ovviamente – dice – non potrò votare nè in Consiglio dei Ministri nè in Parlamento una legge di stabilità che di fatto cancella il ministero dell’Ambiente”.

E infine, come non ricordare il famoso litigio che la portò sull’orlo delle lacrime con Fabrizio Cicchitto, che poi causò un primo addio al PdL. Del quale accusò senza mezzi termini Daniela Santanché, considerata l’ispiratrice (LEGGI QUI) degli attacchi del Geniale. All’epoca tutto rientrò. Oggi, mentre dopo la notizia di dichiarazioni della Daniela non c’è neanche l’ombra, lei rincara la dose:

“Maria Stella Gelmini sa meglio di me che per riempire le sale e parlare di contenuti bisogna lavorare fuori dal Pdl. Quella nomenclatura ha fallito. E lo sa anche Berlusconi. E’ solo lotta fra bande che a tutto pensano tranne che ai problemi della gente. Mentre il Nord soffre il Sud affonda. Apriamo gli occhi”

Magari un po’ in ritardo, ma alla fine li ha aperti anche lei.