I social network, Konrad Lorenz e Heinz Kohut

16/02/2010 - L’idea geniale di quello che poteva essere mio zio ma non lo è stato. Purtroppo. Mark Elliott Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha un patrimonio netto stimato intorno al miliardo e mezzo di dollari. La sua è una di quelle

     
 

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L’idea geniale di quello che poteva essere mio zio ma non lo è stato. Purtroppo.

Mark Elliott Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha un patrimonio netto stimato intorno al miliardo e mezzo di dollari. La sua è una di quelle idee paragonabili all’invenzione dei lacci per le scarpe. Avrebbe potuto averla anche mio zio, ma ce l’ha avuta Mark Zuckerberg. Ridotto ai minimi termini, Facebook è una collezione di foto e facezie provvista di link. Io ho 205 amici su Facebook, più di quanti me ne occorrano per una vita lunga e prosperosa. La maggior parte di questi non li ho mai visti, ma sono lì, pronti a intervenire, perché un amico si vede nel momento del bisogno.

AMICIZIA 2.0 - Secondo gli etologi evoluzionisti l’amicizia è riducibile a un accordo tra pari finalizzato alla massimizzazione delle probabilità di sopravvivenza dei geni di entrambi. Io faccio un pompino a te e tu fai un pompino a me. Io ti spulcio e tu mi spulci e insieme ci spulciamo meglio di quanto non farebbe ciascuno per conto proprio.  L’amicizia è un contratto implicito, ed è proprio per questo che un amico si vede nel momento del bisogno. Se non si vede è perché non è un amico, non è qualcuno su cui posso contare, e allora che minchia l’ho spulciato a fare?  Facebook consente di nutrire la sensazione di onnipotenza di avere centinaia di amici su cui contare. Risorse, perché gli amici al di là della facile retorica sono risorse, come un conto in banca, come un portafoglio di azioni e di obbligazioni. Quando ne ho necessità li posso convertire in offerte di lavoro, cugine da impalmare, finanziamenti per protestati e cattivi pagatori.  L’amicizia è un dare e un avere, ed è per questo che è importante dare. Se non paghi il biglietto diventi un free rider dell’amicizia, uno che prende più di quanto non dia. La tua popolarità nel gruppo di scimmie amicali cala e per spulciarti ti devi comprare uno di quegli arnesi per grattarsi dietro la schiena che vendono i marocchini.

QUINDI - La masturbazione è la punizione del mercato per chi non ha un valore di mercato adeguato, per chi non ha coltivato le sue rendite ed è finito nella casella Imprevisti del Monòpoli del mercimonio sessuale. Io posso offrire simpatia, tre case, un aspetto piacevole che promette endorfine, un paio di chiappe sode che regala spinte pelviche adeguate. In cambio voglio l’usufrutto del tuo canale vaginale, quattordici pasti settimanali, un paio di seni da ostentare tra i miei amici macachi per fare carriera. Volevo dire ti amo.  Heinz Kohut dal canto suo era uno psicoanalista. Secondo Kohut i bambini sono narcisisti che vogliono essenzialmente due cose: essere idealizzati e idealizzare. Guarda, madre, che bel bastone fecale che ho edificato, come edifico io non edifica nessuno. Bravo figliolo, sei la luce dei miei occhi, il miglior figlio unico che io abbia mai avuto, la Blattodea per antonomasia. Padre, io ti idealizzo, sei bello come un dio greco e la tua nerchia è di dimensioni narrate dal Cantore Cieco. Figliolo, ne hai ben donde, vieni qui che ti compro uno zucchero filato.  Per tutta la vita, chi più chi meno, abbiamo il bisogno di idealizzare e di essere idealizzati. Il bisogno di idealizzare si manifesta nel bimbominchismo, la pretesa irragionevole che vi sia un vitello d’oro dotato di auree corde vocali al quale immolare la propria verginità mentale su un altare di capelli strappati e accessi isterici. Ma si manifesta anche nell’amore a tinte omosessuali per il capitano c’è un solo capitano, Capitan Futuro e Super Mario. Sei mejo te, ma io sono te, e mi nutro della tua potenza pallonara, in un effetto alone che da buon calciatore ti rende Maestro di vita e di eleganza.

IN SOSTANZA - Per David Hume siamo orgogliosi di tutto ciò che ci riguarda, anche lontanamente, anche per mera associazione ̶ la mia patria, il mio dio, il mio uomo, la mia marca di bagno schiuma. Un insulto a Marco Carta è un insulto alla mia persona, io sono in lui e lui è in me, la transustanziazione dell’autostima, la libera circolazione dell’amore di Sé.  Il bisogno di essere idealizzati non cessa con l’età adulta, per Kohut abbiamo sempre bisogno di risposte appropriate dagli oggetti-Sé, le persone nelle cui mani riponiamo le alterne vicende della nostra autoefficacia e del nostro amor proprio.  Il bimbo-uomo kouhtiano ha bisogno di ricche pacche sulle spalle per rendersi conto che ha delle spalle (vengo paccato sulle spalle ergo sum), che è pensato nei pensieri della madre (penso di essere pensato e quindi sono). Abbiamo bisogno di conferme non solo per essere confermati nel vostro scarrafonico valore intrinseco ma per sapere di esistere.  Gli amici di Facebook riducono l’anomia della folla, che non è solo mancanza di norme, a-nomos, ma mancanza di nome, a-omonia. Se non mi chiami, non so chi sono e mi dissolvo.  E quindi ti prego, accetta la mia amicizia, dai una risposta ottimale ai miei bisogni di Oggetto-Sé, favvami la foto su Flickr, linkami il blog, piacimi lo status. Che non sarà un granché, ma è il Mio, e ti basta un click per ricordarmi di esser vivo. Tu fai un pompino a me, che io faccio un pompino a te.  Mark Zuckerberg è un genio e Fakebook è la fabbrica dei pompini al cioccolato. Commenta quest’articolo e come in una mossa di aikido userò l’energia della tua pacca sulla spalla per darne una anche a te. Arigatò.

     
 

6 Commenti

  1. Jacopo scrive:

    Assolutamente geniale!

    Adesso mi aggiungi come contatto fakebook??

  2. vertigoz scrive:

    se mi dici chi sei sì

    V.

  3. AngelDevil scrive:

    Riflessione tanto divertente quanto vera. Mi hai fatto tornare alla mente un blog che esisteva qualche anno fa che recitava: “Mettete la vostra immagine su **********.com oppure votate l’immagine degli altri. Li trovate “fighi” (hot) oppure no? Un massaggio all’ego, gratis”.
    Facebook oltre a condividere interessi, notizie con i propri amici e conoscenti e tenere in contatto amici a volte anche fisicamente lontani è sicuramente un massaggio all’ego e per giunta gratis o come la chiami tu “la fabbrica dei pompini di cioccolato”.

    Un sorriso a V per VertigoZ! :)

  4. hubrys scrive:

    io ho solo 21 amici; però ho chiesto amicizia ottenendo un rifuto – alle seguenti persone:
    Velba, M.
    Michaels, G.
    Loren, A.
    Vevrier, C.
    Jansen, N.
    Flora, B.
    Sparxx, L.
    Jay, S.
    Devine, A.
    Non so che uso fai di facebook, ma se sei amico di una di queste, allora sei anche amico mio.

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  6. konrad lorenz scrive:

    Beh, che sia un’idea che poteva averla chiunque, certo. Però è anche vero che bisogna essere poi capaci di realizzarla e Zuckerman l’ha fatto veramente bene. Prima di Facebook esistevano già altre piattaforme simili ma nessuna aveva la semplicità e le caratteristiche vincenti di facebook.

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