Binetti all’Udc, addio senza rimpianti

16 febbraio 2010

E così, il dado è tratto: Paola Binetti, la teodem, la pasdran dell’Opus dei, dopo mesi di annunci, ha deciso di lasciare il Pd per trasferirsi all’Udc di Casini. Si potrebbe liquidare la cosa con le parole del ministro Roberto Calderoli:”E’ assolutamente condivisibile e rispettabilissima la scelta della Binetti di abbandonare il Partito Democratico, del resto solo gli stolti non cambiano mai idea. Ma se vuole essere davvero coerente la Binetti deve dimettersi da tutti i mandati ricevuti, incluso quello di parlamentare, con i voti del Partito Democratico”.

Si potrebbe liquidare la teodem del Pd come fa ironicamente il mondo del web. Saluti come “Ciao, cilicio”, “L’avevo detto che se nevicava a Roma, qualche altro miracolo sarebbe accaduto…” e via piangendo di disperazione per la dipartita. Ma invece una riflessione può essere utile. L’onorevole Binetti sbatte rumorosamente la porta perché si è “sentita un bersaglio”, perché le “è stato negato il diritto alla parola e alla rappresentanza dei valori cattolici” dentro il Pd. Pietra dello scandalo la candidatura di Emma Bonino.

Un momento. L’articolo 1 punto 6 dello Statuto del Pd, dice che il Pd “riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno” e “pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità, l’orientamento sessuale, l’origine etnica”. E nel manifesto dei valori del Pd c’è scritto che “la laicità presuppone uno spazio pubblico di libero confronto, “rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali”.

Ci piacerebbe che l’onorevole Binetti spiegasse quali di questi principi sono stati lesi dal Pd in questi mesi. Non sembra che siano stati lesi con la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio. Tra quanto scritto nel manifesto dei valori e le accuse della onorevole Binetti di “eccessiva laicità” alla candidata Presidente a suonare stonate sembrano le dichiarazioni della Binetti. Come stonato sembra l’aut aut “O lei o io” della nostra onorevole “nominata” con lo Statuto del Pd. Non sembra neppure che alla Binetti sia stata negata libertà di parola: neppure dopo l’augurio “provocatorio” della deputata teodem per una sonora sconfitta del candidato presidente del Pd in Lazio, e la sua esplicita dichiarazione di voto per Renata Polverini, nessuno nel Pd ha pronunciato scomuniche.

15 commenti a Binetti all’Udc, addio senza rimpianti

  1. bartolo

    ma con un “vaffanculo” non si faceva prima? Adieu, Binetti.

  2. Francesco

    Conosco molte persone che fanno parte dell’Opus e tutti puntano esclusivamente al soldo.
    Coerenza vorrebbe che la Binetti si dimettesse da parlamentare ma …. dall’Opus questo non è previsto e, soprattutto, non è cattolico!!!!
    Povero San Francesco..

  3. pio giorgio

    NON TI RIMPIANGE NESSUNO ORA POTRAI FARE DIETA DI CICORIA E MASOCILICIO A NON RISENTIRTI

  4. Binetti candidata alla presidenza dell’Umbria

  5. Pingback: Notizie dai blog su Binetti all'Udc, addio senza rimpianti

  6. Nomeklatura

    Io credo che questa vicenda ci dica una cosa molto importante: il PD puo anche essere un partito moderato, una sinistra che guarda al centro, ma il tentativo di inglobare l’ala teocratica del voto cattolico è un tentativo che fallisce e che è bene abbandonare. Ci sono voti al centro che sono irrecuperabili per il PD ed è ora che se lo mettano in testa i dirigenti del partito. Piuttosto sarebbe meglio che si tenessero stretti quei temerari elettori di sinistra che per anni hanno dovuto loro si ingoiare cicoria e cipolle per sopportare il continuo calpestamento delle idee laiche da parte di una minoranza di flagellanti che pretendeva di convertire tutto il partito al vaticano e non mi riferisco a quello secondo.

  7. Tetsuo

    Forse la domanda è provocatoria… ma perchè la gente eletta nelle liste del PD (vedi binetti, Rutelli e compagnia cantante) che abbandona il partito che lo ha fatto leleggere, non si dimette da parlamentare e lascia il posto ad altri del PD?

    In fondo non sono stati eletti nominalmente (e li era giusto tenersi il posto), ma messi in lista dalle segreterie, quindi stanno in parlamento perchè la gente ha votato il partito non la persona.

    • Z

      E’ semplice: perché loro non son lì per mandato elettorale, ma per volere divino. Per queste persone, che rifiutano di riconoscersi in uno Stato laico e secolare, il voto è solo il mezzo per realizzare la volontà di Dio, l’unica vera e possibile.

      Se il PD fosse un partito, considererebbe questi presupposti ideologici, prima di candidare teocrati ululanti nelle proprie file.

      Ma siccome è solo un votificio, se ne sbatte i coglioni e poi se lo piglia, giustamente, nel culo.

  8. Il punto è che non esiste un’ ideologia politica compatta! e, fin quando la politica rimarrà ancorata alla religione, ci saranno tanti cambiamenti di bandiera: è un grosso errore mischiare la politica con l’etica!

  9. Macello

    Il problema è esattamente lo statuto del pd, che ammette al suo interno tutto e il contrario di tutto. Quello statuto che Cipiciani, sorprendentemente, difende, quando è esattamente uno dei sintomi dei numerosi e serissimi problemi del pd. Sintomi come le accorate dichiarazioni addolorate di Letta e di tutti coloro che hanno espresso disappunto per la mossa della Binetti – una lista bell’e pronta di altri nomi che dovrebbero lasciare SUBITO il pd, senza tentennamenti.
    Un partito non vaticanizzato è qualcosa che non solo serve all’Italia (parere personale) ma può contare su un serbatoio di voti stabile e numeroso. Fa parte della vocazione suicida del pd fare di tutto per annacquare quest’ultima pregiudiziale vincente in un paese ormai completamente asservito al cupolone.
    Quanto alla Binetti, che non lasci il seggio ottenuto grazie al pd è razionale utilitarismo oltre che legittima applicazione dell’art. 67 Cost. va ricordato infatti che i seggi non sono proprietà dei partiti che li hanno ottenuti.
    per il resto, quoto letteralmente l’intervento di Z che condivido in pieno nei contenuti e nei toni.

    • Ciao, macello.
      Il Pd – nel quale inizialmente avevo riposto delle speranze – mi ha molto deluso. Ma vorrei precisarti che qui non si tratta di difendere lo statuto del Pd, ma di mettere in luce la scarsa coerenza (in quanto membro di un partito, e la Binetti lo era sino a ieri l’altro) dell’onorevole teodem.

      Se io (Paola Binetti) faccio parte di un partito che “riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno” e che assicura “pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità, l’orientamento sessuale, l’origine etnica” non posso andarmene dal partito perché viene candidata una “laica” alla Presidenza di una Regione. Anche perché – per fare un altro esempio, ci sono Agazio Loiero da una parte e Mercedes Bresso dall’altra

      Personalmente trovo comunque il pluralismo delle posizioni un arricchimento per tuttoi perché è dalla contaminazione di idee che si fanno passi avanti. Ovviamente a patto di essere in grado di fare una sintesi. Su questo Z ha ragione: non si può essere tutto e il contrario di tutto, allo stesso tempo. Sennò non sei un partito, ma un votificio

      Ah, per quanto mi riguarda la laicità dello stato è uno dei principi inderogabili.

      Il fatto è che, secondo il mio punto di vista, la Binetti non avrebbe mai dovuto far parte del Pd, proprio perché era portatrice di una sua “verità” incontestabile e non sarebbe stata disponibile a “contaminarsi” . Ed è un bene che se ne sia andata

      Tutto qui

      Grazie, un sorriso semplice.

      C.

  10. Marcello

    La “r” è saltata, che lapsus (significativo).

    Caro Comicomix, estremizzando il tuo argomento e prendendo sul serio lo statuto del pd, in questo partito dovrebbe confluire chiunque, destra, sinistra, cattolici, musulmani, ricchi, poveri, evasori, tartassati, mafiosi e legalisti… purché riconoscano “l’importanza del pluralismo e del confronto tra idee”. Il fatto è che a monte dei principi di confronto deve stare un’idea precisa in POSITIVO che aggreghi consenso. Non è possibile fondare un partito sul solo principio del pluralismo e del confronto tra idee, perché non ha senso. Non lo ha in generale e non lo ha in particolare nel contesto italiano, ideologizzato e partigiano come pochi altri in Europa.

    La Binetti ha lasciato il pd perché stanno per fondare la nuova dc ed è lì che il braccio secolare del vaticano sta orientando il suo interesse. Il resto, l’adesione allo statuto, il pluralismo, è tutta fuffa. Ma è logico, è politica, in quanto strategia e tattica, lotta per il potere. I piddini dovrebbero anche smetterla di fare la morale a tutti con questa storia della coerenza.

    • Caro marcello,
      In effetti, quando si parla di Pd la parola macello ci sta bene ;-)

      “l fatto è che a monte dei principi di confronto deve stare un’idea precisa in POSITIVO che aggreghi consenso.” sono assolutamente d’accordo, tanto è vero che
      1. Ho scritto che “è dalla contaminazione di idee che si fanno passi avanti. Ovviamente a patto di essere in grado di FARE UNA SINTESI”
      2. “Il Pd – nel quale inizialmente avevo riposto delle speranze – mi ha molto deluso”
      (anche se al momento non è che di altre forze politiche si può essere entusiasti, eh?)

      Infine, per quanto mi riguarda, indipendentemente dal Pd, dal Pdl, dalla lega, dal PRC, anzi dalla politica in generale, la coerenza è un valore. Non smetterò mai di praticarla. Se poi nel mondo di oggi dovesse essere diventata una cosa da disprezzare, io sarò coerente: seguiterò ad affermarlo.

      Grazie di nuovo. :-)

  11. rebyjaco

    NON VI E’ SISTEMA POLITICO EFFICIENTE, SE NON VI SONO POLITICI RESPONSABILI!!!
    Comunque, questo è uno dei vantaggi (ma ve ne sono moltissimi altri) del Bipolarismo o quasi. La Sporcizia, tende “”Naturalmente”" ad aggregarsi, presto avremo, non DUE come adesso, ma UNO solo, Partito dei “”Siciliani”". Devono ancora “”affinare gli accordi”" dividersi le incombenze, il VATICANO, (NO LA CHIESA, con MAIUSCOLA) deve discutere dei PROPRI interessi economici, POI, si appattumeranno. Rutelli, la cui moglie, è da sempre “”molto credente”" ha cercato di sabotare il PD. gli è andata male, (sicuramente per mancanza di capacità. e nonostante l’aiuto della testa di rapa di Veltroni, e l’intrallazzatore Dalema), cercherà di occupare una “”seggiolina con Casini, sarà dura, penso che gli “”Sponsor”" di Casini, non ne vogliano sapere di “”gentetta”" come Rutelli, o la BINETTI, “”LORO”" (gli sponsor Siciliani) puntano a “”Dilagare”" non si accontentano di appaltucci e bustarelle, nel LAZIO, devono aver visto un AFFARONE!

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