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Omicidio Aldrovandi: “Stacca! Non registrare”

14 febbraio 2010

Un’intercettazione presentata dall’accusa aggrava la posizione processuale di due poliziotti. In primo grado, quattro agenti di Polizia furono condannati a tre anni e mezzo di reclusione per “l’omicidio colposo” del giovane Federico Aldrovandi.

Era l’alba del 25 settembre del 2005, un ragazzo di soli 18 anni, Federico Aldrovandi, moriva a Ferrara. Poco tempo prima era stato fermato dalla Polizia. Una storia di “ordinaria” ingiustizia, di omissioni, coperture e squallide reticenze che, però, sono state spazzate via dalla lunga battaglia civile e morale di sua madre, Patrizia.

“UN PESTAGGIO INGIUSTIFICATO”Federico era uscito per andare ad un concerto dove, secondo l’autopsia, aveva presa una pasticca di ecstasy. Sua madre Patrizia quando lo rivide morto, per il suo riconoscimento, quasi non lo riconobbe, tanto era stato sfigurato dalle percosse; i suoi abiti erano completamente inzuppati di sangue. Proprio la madre, da subito, cominciò a chiedere la verità. Scrisse la storia di Federico su un blog che, in poco tempo, diventò uno dei più visitati nella rete. In quelle pagine si leggeva, tra l’altro, “Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati. Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante“. Il questore di Ferrara negò ogni violenza da parte dei suoi uomini. Parlò di un intervento resosi necessario “solo per fermare il ragazzo da comportamenti autolesionistici visto che colpiva i pali della luce col capo“. Calava così una cappa d’incredibile omertà e reticenza, che aveva per protagonisti principali proprio dei “servitori dello Stato”. Poi, però, vennero fuori alcuni testimoni oculari: raccontarono delle disperate richieste d’aiuto del giovane, vennero rinvenuti i manganelli piegati e rotti dall’incredibile violenza dei colpi assestati dalla “squadraccia” al corpo martoriato del giovane. La verità cominciava a farsi finalmente strada.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO – Dopo più di quattro anni dal fatto si è arrivati, finalmente, alla “prima” verità processuale. Le responsabilità degli agenti (tre uomini e una donna), coperte fino all’inverosimile da spiegazioni spesso grottesche, sostenute da perizie a dir poco fantasiose, cominciavano così ad apparire evidenti. Federico Aldrovandi fu ucciso per la “conseguenza della violenta colluttazione con i quattro agenti, armati di manganelli, decisi ad immobilizzarlo e ad arrestarlo ad ogni costo, per fargli scontare le conseguenze di una precedente fase di conflitto, con reciproci atti di violenza, nel corso della quale venne danneggiata l’auto della pattuglia alfa 2“. Il giudice, Francesco Caruso, con queste parole sentenziò l’esito dei 2 anni di processo in aula e dei 4 anni d’inchiesta per la morte del ragazzo. Per il magistrato si trattò di un “pestaggio ingiustificato” ed una ritorsione “brutale, sproporzionata, violenta e incongrua” da parte degli agenti Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto. Un pestaggio gratuito, certo, eppure solo un “omicidio colposo“. I quattro poliziotti furono, infatti, condannati a soli tre anni e sei mesi di reclusione. Le aggravanti e l’accusa di omicidio volontario caddero, come si legge scorrendo le 576 pagine della “motivazione” della sentenza, pubblicate lo scorso ottobre, per “insufficienza di prove per una diversa e più grave motivazione”.

8 commenti a Omicidio Aldrovandi: “Stacca! Non registrare”

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  4. AngelDevil

    Quest’omicidio, perché di omicidio si tratta, come quello di Cucchi mi fa orrore e mi fa tristezza per aver visto morire così brutalmente un ragazzo giovanissimo di soli 18 anni. Qualsiasi cosa lui avesse fatto non meritava nulla di tutto questo e soprattutto la connivenza e l’omertà di tutte le persone coinvolte, dal centralinista al capo dell’Upg ed agli agenti stessi che dovrebbero essere i primi a far rispettare le leggi e non commettere reati, l’hanno fatto morire due volte, soprattutto per la famiglia che resta ad essere testimone del seguito di questa storia e processo e per tutti noi che non restiamo indifferenti alle ingiustizie ed al valore di qualsiasi vita.

    Una cosa mi ha meravigliato più di tutte: nella squadraccia ad aver visto e partecipato al pestaggio c’era anche una donna, Monica Segatto, una possibile futura mamma. Mi chiedo spesso quando succedono atti così crudeli ed efferati se queste persone abbiano una coscienza umana…stento a crederlo.

  5. ricchiuti

    Che ci sia una donna conferma che non ci sono differenze di genere. Che è l’abito che fa il monaco. Che tutta quella retorica sul diamo spazio alle donne che salveranno o cambieranno il mondo è fuffa da quattro soldi. E’ la funzione che fa la persona, non il sesso. Una donna che fa il poliziotto spaccherà la vita di un diciassettenne solo perché ha osato graffiargli il cofano esattamente come i suoi colleghi maschi. La Thatcher dissanguerà il proletariato inglese lasciandoci una manciata di belle canzoni e una generazione di eroinomani esattamente come un maschio conservatore della peggior specie.
    Quando a Napoli fecero le prove generali di Genova nel 2001, le poliziotte di turno furono le più zelanti nel perseguitare, pestare e insultare a sangue e con i peggiori insulti sessisti le ragazze che avevano manifestato.
    La verità è una sola.
    Che non c’è alcuna speranza da riporre in palingenesi di genere.
    Che sia Adamo o Eva, o sei serpente. Oppure scappa.

  6. do ragione a chi dice che la violenza non conosce sesso, ma ricordo che questo modo di reagire si fonda su una base primordiale di principi prettamente mashili e maschilisti “LA RAGIONE DELLA FORZA” ciò non toglie né giustifica che le donne che vogliono avere gli stessi diritti dei maschi,che criticano anche nella loro violenza, per averli debbano per forza imitarli negli atteggiamenti ed istinti peggiori, nulla giustifica un tale atto e per questo sono, quelle che lo fanno, peggiori dei maschi e per loro sento un senso di schifo e di vergogna, non esiste solo il modo di pensare al maschile quando questo si esprime con la violenza e la donna, per l’istinto materno che dovrebbe essere in ognuna di noi, dovrebbe diventare un esempio razionalizzando con calma ogni situazione e non seguirlo a ruota nel gregge in una violenza come “una pecorona ignorante”.

  7. ricchiuti

    La ragione della Forza è asessuata. Che si sia uomo o donna, se puoi spaccare la testa senza pagare dazio lo fanno tutti.
    E poi smettiamola con questa fola dell’istinto materno. Quello vale per i propri figli, e a volte nemmeno per quelli.

  8. rebyjaco

    NON CI SIAMO ! Queste vicende si ripetono con “”regolarità”, per poterlo fare, bisogna “”necessariamente”" che nella Polizia etc., abbiano arruolato “”Delinquenti”", gente PREPOTENTE e senza scrupoli, mi viene il legittimo sospetto, che vengano “”scelti”" deliberatamente e istruiti “”deliberatamente”". Le peggiori conseguenze si hanno, quando questi individui, convinti della LORO impunità, danno sfogo ai loro peggiori istinti. Non è facile, (sicuramente) avere un corpo di Polizia “”Efficiente”" e rispettoso delle Leggi allo stesso tempo, non facciamone una polemica, l’impegno, dovrebbe essere quello di ottenere la “”Maggiore Istruzione”" delle forze dell’ordine, solo un’educazione alla cultura “”dell’umanità”" e della Giustizia, può cambiare la “”Mentalità”".

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