Una barista

14/02/2010 - Mi sveglio e sto qualche secondo prima di aprire gli occhi sperando che sia solo un brutto sogno. Ma poi riapro e non vedo niente, forse ho dormito poco ed è ancora notte. Sento il cellulare ma, no no no,

     
 

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Mi sveglio e sto qualche secondo prima di aprire gli occhi sperando che sia solo un brutto sogno. Ma poi riapro e non vedo niente, forse ho dormito poco ed è ancora notte. Sento il cellulare ma, no no no, non è la chiamata è la batteria che si sta scaricando. Che stupida: dovevo spegnerlo così non si scaricava. Sono le 10 ma non è sera, è mattina e qui è tutto buio e muto, e io non ce la faccio più, Lorenzo mi graffia ancora il viso perché ha fame e io gli ridò il seno e piango, piango perché non ci credo che arriveranno in tempo. Siamo da 15 ore qua sotto e nemmeno un rumore si sente, nemmeno uno. Ma non posso piangere, non posso perdere i liquidi anche se sento che mi sto facendo sotto. Chissà Lorenzo con i suoi pannolini, io che non facevo passare mai più di 4 ore anche di notte per non fargli arrossare il culetto. Ma ora, ma ora a che serve, non c’è più niente, resteremo qui fino a quando non finisce la coca cola. Ne prendo ancora un po’ ma non la bevo tutta forse devo cominciare a razionarla.

Lorenzo piange e io comincio a cantargli una canzoncina. La ripeto all’infinito fino a che si addormenta lui ed io

Provo a riaccendere il cellulare mi da appena un guizzo e mi dice che sono le 22. Poi si spegne e questa volta è l’ultima davvero. L’ho orientato per vedere il viso di Lorenzo. Se devo morire voglio che l’ultima immagine che mi resti impressa sia la sua. Quanto è bello, quanto è bello…Non è giusto.

Bevo ancora l’ultima bottiglia e lo attacco al seno. Sento che il latte esce ancora ma sento lui sempre più stanco. Come me dorme e piange poco, un lamento sommesso senza più forza.

Non ci credo più che arrivi qualcuno, non ci credo più. Ma io il suo volto lo voglio vedere ancora, è troppo bello e devo vederlo ancora.

I ghiaccioli! Certo che quelli non perdono l’acqua. Era una confezione che pareva a tenuta stagna. Si saranno scongelati ma è sempre acqua. Metto la mano al piano dei ghiaccioli e ce ne sono tanti. Li prendo con cura e poi li apro ad uno ad uno sulla mia bocca per non perdere nemmeno una goccia. L’acqua è come fuoco sulla mia gola impolverata. Ma ritorna un po’ di vita e io lo so un po’ di latte per il mio bambino.

Non posso conservarmeli, non posso conservarmeli rischiando che non faccio latte. Tutti, uno dopo l’altro, e l’ultimo è per lui. Non so se questa acqua gli farà bene ma gli darà un po’ di liquidi. Ormai non si muove dal mio seno ma è vivo perché succhia, speranzoso succhia ancora, attaccato alla mia tetta come alla vita che non vogliamo mollare.

Se si muove ancora è ancora vivo e io ho ancora un senso. Non la voglio più questa vita, non mi interessa per davvero ma la devo a lui. Lui è uscito dalla mia pancia e io ho il dovere di proteggerlo. Se mi graffia è vivo ancora e io vivrò per lui

Mi graffia ancora, il mio povero Lorenzo perché il mio seno non prende più niente. E ora l’ha mollato. Peccato, proprio ora che c’era la luce, la sento tra le mie palpebre ma non ho la forza di aprire gli occhi. Lo cerco con la mano ma non lo trovo. Una mano stringe forte la mia ma è troppo grande per essere la sua. Una mano callosa, piena di polvere che mi accarezza. E’ un angelo che mi accoglie o quei soccorsi che hanno tardato troppo, troppo, troppo, hanno fatto finire coca cola e coppette, ghiaccioli e cubetti di ghiaccio. Troppo perché un bimbo di 2 mesi potesse succhiare, potesse sopravvivere, troppo, troppo.

Urla, grida, applausi ma io sento la mancanza delle sue manine. Mio marito mi scuote mentre mi mettono sulla barella ma io non ho la forza di dirgli che mi dispiace per il nostro bambino. Lui mi dice che va tutto bene ma io non ho la forza di credergli. Voglio dormire, dormire per sempre, perché la mia vita è finita la sotto e mi hanno dissotterrata per niente, ero morta e morta voglio restare, per sempre.

La terra trema ancora ma oggi, dopo una settimana dal terremoto, io finalmente posso aprire gli occhi. Mio marito fa la spola tra il mio letto e la sua culletta. Non riesce a credere che ci può guardare ancora e continua a non saziarsi del mio viso e del suo. Non riesco ancora a parlare ma ha capito che voglio vedere una sua foto. Lorenzo è ancora sporco e magrissimo da far paura ma vivo.

Tutti hanno gridato al miracolo ma in fondo devo tutto ad un frigorifero. Rivedendo la sua immagine vorrei urlare di gioia ma non ne ho la forza. Questa volta dormo per riposarmi ma so che la prossima volta che mi sveglio sarà lui a strillare. Ancora una volta, urlando per la sua vita, si trascinerà dietro quella della sua povera madre.

Dedicato a tutti quelli che non ce l’hanno fatta e a quelli che, uscendone a stento, stanno tornando faticosamente alla loro vita normale

     
 

3 Commenti

  1. Lisa72 scrive:

    “uante volte mi sono commossa sentendo che avevano estratto uno salvo anche due giorni dopo anche una settimana dopo”

    anche io, sempre… così come mi sono commossa a leggere questa storia…

    bravo!

    un caro saluto, Lisa

  2. Pingback: Aquila: mentre qualcuno rideva, per altri era solo l’inizio di un incubo | Selvaggio Web

  3. Luigi scrive:

    Davvero emozionante, ti spinge ad andare all’ultima riga con la speranza di leggere che la madre ed il bimbo sono stati salvati….per fortuna c’è ancora chi attira l’attenzione sullo stato di coloro che sono sopravvissuti ma che continuano e continueranno a vivere il dramma dovuto alle gravi perdite subite nel terremoto.

    Grazie!

    Luigi

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