Obama e il piano anti Iran: la Russia è d’accordo?

12/02/2010 - TUTTO MA LA ROMANIA NO - Tutto bene fino a febbraio, quando il presidente romeno ha fatto sapere che il Consiglio Supremo di Difesa ha approvato la partecipazione della Romania al collocamento degli intercettori terrestri. In effetti la Romania si

     
 

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TUTTO MA LA ROMANIA NO - Tutto bene fino a febbraio, quando il presidente romeno ha fatto sapere che il Consiglio Supremo di Difesa ha approvato la partecipazione della Romania al collocamento degli intercettori terrestri. In effetti la Romania si trova nel raggio d’ azione degli MRBM iraniani ( come lo Shahab-3 ) ed è quindi comprensibile che voglia dotarsi di contromisure; inoltre, è plausibile che ci sia un fine politico nel volere militari americani sul proprio territorio. Comunque, la sua posizione geografica gli consente di essere fuori tiro dei missili a corto raggio di Teheran e di poter garantire la difesa degli altri paesi balcanici nel raggio d’ azione dello Shahab-3. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi: Obama è venuto incontro alle richieste del Cremlino, spostando gli intercettori più a sud rispetto al piano-Bush ( come auspicato dal ministro degli Esteri russo nel 2007 ) e installando difese contro i soli missili a medio raggio ( dunque senza alcuna minaccia agli ICBM russi ). Non sia mai ! Immediata è scattata la protesta russa: il colonnello Igor Korotchenko ha detto che “la Russia deve ammonire la Romania sul fatto che accettando questi elementi dello scudo missilistico americano diventa un obiettivo di possibili attacchi preventivi russi“, mentre il presidente della commissione Difesa della Duma ritiene che “in questa maniera si mette a rischio la sicurezza dell’intera Europa“. Non poteva mancare il solito Makarov, secondo il quale “lo sviluppo e la realizzazione dello scudo missilistico è rivolto contro la Federazione Russa” ed è proprio questo progetto degli americani a ritardare il rinnovo del trattato Start riguardo al disarmo nucleare.

EPPUR SI MUOVE – Siamo all’ assurdo: lo stesso piano che veniva tollerato fino a ieri è diventato l’ origine di ogni minaccia al deterrente nucleare russo. In verità, viene confermato il fatto che Mosca non osteggia le difese antimissilistiche ( come quelle dislocate in Alaska, California e medio-oriente ), ma solo il loro posizionamento nei paesi dell’ est europeo. Consideriamo il piano dell’ amministrazione Bush: 10 intercettori anti-ICBM ( quindi indifesi contro i missili a medio e corto raggio ) proprio a ridosso dei confini russi ( quindi alla portata dei missili a medio e corto raggio russi, ma non di quelli iraniani ) che ovviamente non rappresentavano alcun reale problema, tant’è che il Cremlino aveva già preparato come risposta il dispiegamento di missili a corto raggio Iskander che avrebbero garantito l’ inutilizzabilità dello “scudo” contro la Russia. Eppure le proteste non mancarono, ed hanno portato il nuovo inquilino della Casa Bianca a inaugurare una politica più “conciliante”.Per ora il portavoce della Casa Bianca si è limitato a rispondere che “il presidente russo Medvedev non ha sollevato il problema come ostacolo” al rinnovo del trattato Start. Tutto sta quindi nella decisione di quest’ ultimo, tenuto presente che la riduzione dell’ arsenale russo nei prossimi anni è data quasi per scontata. E’ più probabile che, come ha ribaduto più volte il premier Putin, la principale reazione sarà lo sviluppo di nuove armi adatte a contrastare l’ efficacia di questi sistemi difensivi – e non è una grossa novità – mentre è incerto in che modo questa ennesima frizione influirà sulle relazioni russo-americane riguardo all’Iran. D’ altra parte, l’ approccio “diplomatico” della comunità internazionale nei confronti del regime non ha sortito gli effetti sperati, e quindi le azioni di Obama stanno seguendo sempre più un percorso obbligato: le difese antimissilistiche, a prescindere dal fatto che si voglia mettere in atto un intervento militare oppure no, sono un elemento prezioso nel negoziato con gli Iraniani. Difficile rinunciarvi, considerati anche gli interessi economici e politici legati al loro dispiegamento.

     
 

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