Esteri

Obama e il piano anti Iran: la Russia è d’accordo?

12 febbraio 2010

Attraverso le difese antimissilistiche gli USA cercano di evitare il peggio, ma quando si parla di dispiegarle anche in Europa, allora Mosca si fa sentire.

Il braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti riguardo al programma nucleare di Teheran per ora non sembra trovare una soluzione condivisa da tutte le parti in causa. L’ amministrazione Obama sta quindi prendendo le uniche contromisure plausibili: isolare politicamente ed economicamente il regime iraniano tramite sanzioni internazionali e ridimensionare la minaccia dei suoi missili schierando difese antibalistiche. Nell’ ipotesi peggiore, ovvero nel caso in cui l’Iran stia cercando di dotarsi di armi atomiche ( la scoperta dell’ impianto di arricchimento dell’ uranio a Qom – nascosto alla comunità internazionale fino a settembre 2009 – non depone certo a favore dell’ ipotesi “nucleare pacifico”, queste misure serviranno ad aumentare i “costi” e a diminuire i “benefici” di un simile proposito. D’ altra parte, nel giro di due settimane Ahmadinejad e Khamenei hanno ripetuto per tre volte che manca poco alla fine del “regime sionista” (Israele). C’è poco da scherzare, insomma, perchè proprio Israele potrebbe essere tentato di risolvere l’ attuale situazione di stallo col vecchio metodo già sperimentato con la Siria e con l’Iraq di Saddam: un bombardamento preventivo.

NEL GOLFO OK, MA IN EUROPA? - Di conseguenza, sono stati dispiegati nel Golfo Persico (i paesi principalemente coinvolti sono Qatar, Kuwait, Bahrein e Emirati Arabi Uniti ) missili Patriot e navi Aegis dotate di radar e di intercettori Standard Missile, così da fornire una copertura agli alleati ( arabi e israeliani ) e alle basi militari degli americani presenti nell’ area contro i missili a medio e corto raggio iraniani. Sempre a tal fine è stata condotta l’ anno scorso da Israele e Stati Uniti l’ esercitazione “Juniper Cobra”, che ha contribuito a testare le difese antimissilistiche di Tel Aviv. I veri problemi però stanno arrivando con l’ intenzione di dispiegare analoghe difese in Europa. Il piano di Obama ( A “Phased, Adaptive Approach” for Missile Defense in Europe ), illustrato a settembre, prevede non solo il dispiegamento di unità navali Aegis, ma anche di alcune basi terrestri di intercettori (tre, secondo il generale J. Cartwright ). Entro il 2015 saranno installate difese contro missili a medio raggio, dal momento che il programma iraniano di missili intercontinentali e a lungo raggio va a rilento, mentre entro il 2020 dovrebbero diventare operativi anche gli intercettori contro quest’ ultime categorie. Da notare che il nuovo approccio è stato ben salutato dal governo russo – anche se non dal capo di stato maggiore, Nikolai Makarov. Non c’è da stupirsene: già da luglio 2009 Medvedev e Obama trattavano un accordo per la riduzione degli armamenti strategici, ovvero per stabilire un tetto massimo di 1.500-1675 testate e 500-1.100 vettori di lancio per ciascun paese entro sette anni. Evidentemente, nonostante le divergenze sull’ ampliamento dello “scudo spaziale” ( che peraltro già copriva con meno di 30 intercettori anti-ICBM il territorio nazionale degli USA ), la possibilità di ridurre il proprio arsenale nucleare non spaventava Mosca, tantopiù che una riduzione da parte russa sarebbe stata quasi inevitabile a causa dei costi eccessivi per la sostituzione dei vettori obsoleti.

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