Il social network di Mark Zuckerberg ha recentemente chiuso un gruppo australiano contro le donne. Nato probabilmente per gioco, istigava pesantemente alla violenza nei confronti delle prostitute. Per uno cancellato ce ne sono altri che restano aperti. E non tutti sono malvagi.
Non c’è proprio più riconoscenza per nessuno, nemmeno per le professioniste del sesso. C’è chi, dopo averle usate, nemmeno vuole pagarle. “Meglio ammazzarle, piuttosto, così si
risparmia“. È questo che insegnano agli allievi di una scuola cattolica in Queenslanld, in Australia? Al motto di: “Killing your hooker so you don’t have to pay her“, ovvero: “Uccidi la tua puttana così ti diverti gratis“, in un gruppo su facebook i ragazzini timorati di Dio hanno raggruppato ben 18.000 persone. Ora chiuso, non ne resta più traccia se non nella cache di google e nelle news. È stato cancellato solo pochi giorni fa, a seguito delle proteste di alcuni utenti e dell’associazione delle sex workers austrialiane. Elena Jeffreys, la loro rappresentante, ha rilasciato alcune dichiarazioni: “La gente pensa che l’industria del sesso debba essere legata alla violenza, è un’accusa molto triste questa, ma è così, ha detto. “Tutto ciò non è divertente. È molto irresponsabile questo genere di atteggiamento nei nostri confronti, è assurdo che queste cose siano tollerate e considerate normali, così come impiccare un nero ad un albero o bruciare un ebreo o violentare una ragazzina. Non è colpa di facebook ma certe pagine non dovrebbero esser create con tanta facilità“.
UN PROBLEMA DI CULTURA?- La donna ha contattato la scuola australiana offrendo di inviare nell’istituto delle operatrici del sesso per parlare con gli studenti e spiegare loro la realtà della prostituzione. Ci sembra di capire che non ha ricevuto risposta… Forse non ha tutti i torti nell’allarmarsi, la signora Jeffreys. Ci si potrebbe anche scherzare su se non fosse che sembra un passatempo piuttosto diffuso. Il gruppo chiuso non è infatti l’unico nel suo genere. Ci sono altre pagine sul social network e in rete che trattano questa storica categoria di lavoratrici come se non si trattasse di esseri umani. Alcune sono legate ad un videogame, il “Grand Theft Auto “, “furto aggravato d’auto” uno dei videogiochi più venduti al mondo, che, tra le varianti di vita criminosa possibili, simula quella di un uomo che va con una prostituta e poi la investe con la macchina. Questo video:”GTA IV prostitutes: how do you kill yours?”, non è poi tanto divertente.



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Chissà a quale “casata nobiliare” appartengono le prostitute nel nostro belpaese!
nfatti, me lo stavo giusto chiedendo:)
lucia la macchia devo caccellare