Per alcuni facciamo parte dei PIIGS, per altri dei GIPSI. In entrambi i casi siamo “soci” del poco esclusivo club dei cinque paesi europei con i problemi economici più gravi.Intanto la Banca d’Italia segnala che le famiglie italiane sono sempre più povere.
Sui grandi giornali economici internazionali come il Financial Times o il Wall Street Journal, un nuovo acronimo sta facendo rapidamente strada: PIIGS sigla composta dalle iniziali dei
seguenti cinque paesi europei: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna che, secondo molti osservatori economici internazionali, presentano i problemi più seri nei loro fondamentali economici, a cominciare dal loro debito pubblico. Non solo, l’acronimo fa il verso al termine inglese “pigs” ovvero maiali, quasi a volerne evidenziare i limiti, le lentezze e, soprattutto, le pesantezze che ne impediscono una rapida reazione all’attuale difficile congiuntura economica mondiale.
MAIALI D’EUROPA - Va detto subito che i cinque paesi pur versando in condizioni serie, sono afflitti da mali, almeno in origine, diversi. Inoltre, il loro status di paesi fondatori dell’Unione europea, con peraltro la stessa moneta: l’Euro, impedisce di vagliarne la loro debolezza congiunturale usando gli stessi criteri che si applicano, per esempio, alle economie dei paesi emergenti. In caso contrario, tutti e cinque, sarebbero da considerare a rischio di “default”. Proprio l’Euro e la presenza di una struttura intergovernativa di controllo come la Bce, di fatto, rende molto improbabile, almeno per ora, i rischi di insolvenza. Questo, tuttavia, non vuol dire che conti pesantemente sotto pressione non possano determinare gravi ripercussioni sulle singole economie nazionali e, più in generale, nei mercati finanziari continentali e non. Quando i mercati finanziari vanno sotto pressione, specie per la sistematica presenza della speculazione internazionale, la prima conseguenza evidente si riflette sui differenziali d’interesse pagati sul debito di questi Stati, diciamo così a rischio, rispetto ai titoli di stato tedeschi (considerati quelli più stabili e sicuri). Si pensi, ad esempio, che per l’ultima crisi del mercato finanziario europeo, l’Euro si è indebolito di quasi 10 punti percentuale rispetto al Dollaro nel breve volgere di appena due mesi. In questo frangente, i differenziali sono cresciuti di quasi 350 punti per la Grecia, e di oltre i 150 punti per Irlanda sui premi per assicurarsi contro l’insolvenza di questi Stati. Si tratta dei famosi Spread dei Cds. I contraccolpi ci sono stati sui mercati azionari europei (ma anche Wall Street e Tokio hanno avvertito lo scossone) ed in particolare, in quelli di quei paesi dove risultano esserci diverse banche esposte nei confronti dei governi, a cominciare dalla Spagna.
SIAMO A RISCHIO? - Facciamo, per prima cosa, una rapida disamina della situazione macroeconomica così come riporta una precisa analisi del sito di informazione economica lavoce.info dei 5 “maiali” d’Europa. Chi probabilmente sta peggio di tutti è l’Irlanda. A dircelo è la seguente tabella ricavata dall’ultimo World economic outlook database del FMI,
che mette sotto osservazione proprio la vulnerabilità dei PIIGS. Curiosamente, il Fondo monetario, magari per non urtare la suscettibilità dei cinque paesi, anziché PIIGS li definisce GIPSI, sigla che ricorda il termine l’inglese “gipsy”, ovvero zingari. Tra i vari fattori di rischio (riportati tutti nella prima colonna) due assumono un fattore fondamentale. La crisi di solvibilità e quella della liquidità. Dalla tabella risulta che il debito estero irlandese è 9,28 volte il prodotto interno lordo. Gli altri PIIGS ad eccezione del Portogallo (2.33 volte) sono più o meno allineati. Il debito pubblico irlandese sull’estero è 2.55 volte le entrate, le riserve della Banca d’Irlanda coprono solo 1/461mo del debito a breve. Il tasso di cambio irlande si è rivalutato del 13% dal 2005 mentre il Pil è sceso del 7,5% nel 2009. Analogamente si può notare come l’Italia, tra questi paesi, è quella messa meglio. In sostanza, siamo primi tra gli ultimi, se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno. L’impatto della recessione è evidente. la Spagna nel 2007 aveva un avanzo di bilancio pari a circa il’2% del suo Pil, mentre nel 2009, con l’avvento della crisi che in Spagna ha colpito particolarmente duro, si ritrova con un deficit del 12%!


E senza contare che i due motori possibili della ripresa per l’Italia sono la domanda estera, soggetta a profonde modificazioni che mettono a rischio la tenuta delle nostre imprese esportatrici, e la domanda interna, dove i consumi privati languiranno anche a causa dell’aumento della disoccupazione e la spesa pubblica ha i vincoli che sappiamo (siamo o non siamo zingari o maiali)?
Dott. Leftorium, se lo lasci dire: lei FORSE sarà un disfattista, ma di CERTO è molto bravo.
Emerito collega Comicomix, Innanzitutto grazie
Tanto per cambiare pure oggi i tg hanno “manipolato” un po’ di dati economici. Tipo: “Sì, il Pil è sceso del 4,9% (nessuno che dica il 5%, per carità) però il Debito pubblico a dicembre è stato di 20 miliardi (20 su 2.000 miliardi, badi bene) inferiore rispetto a novembre… Come dire, fuori ci sono 2 metri di neve però un mese fa erano 2m e 2mm (2 metri e 2millimetri). Contenti loro, contenti tutti. Su, con l’ottimismo
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Riguardando la tabella del FMI (http://i46.tinypic.com/fa8u46.jpg) vorrei far notare come tra i maialini d’Europa (PIIGS) siamo quelli col debito pubblico più alto (quasi il 116% sul Pil), eppure rispetto al 2005 il nostro rapporto di cambio si è apprezzato meno di tutti gli altri: 3,49%. Questo significa che le merci italiane almeno rispetto agli altri 4 malati hanno potuto contare su un rapporto di cambio certamente più favorevole, ciò nonostante le nostre esportazioni continuano a calare vistosamente.
stiamo meglio di quelli che stanno peggio di quelli che stanno meglio
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