Durante un’udienza di Calciopoli, per la prima volta il faccia a faccia tra Luciano Moggi e il colonnello dell’Arma che lo intercettò.
Stanza 216, nona sezione penale, Tribunale di Napoli, 9 Febbraio del 2010. Il cuore dello Stato è appena un marciapiede da casa mia. Farò da pubblico all’audizione del super teste d’accusa nel processo a Calciopoli, quella maschera(ta) che ha coperto Luciano Moggi per coprire la verità. Oggi è il giorno di Auricchio, l’occhi e orecchie della Procura, la testa più che
il teste, il braccio più che la testa. Sembrava irraggiungibile più di una bella donna. L’hanno dipinto in tv e sui giornali come una Madonnina laica tanto che s’è fatto pregare. L’ultima volta che non era venuto, l’aveva persino giurato sulla testa del figlio. Ma la latitanza è terminata. Oggi in questo mondo di ladri finalmente la parola alla guardia. Mi metto in fila tra gli altri dannati, entro, ovviamente lo Stato è più forte di me. (Mi) perdo. Quando vedo De Santis, capisco di non essere solo. Alto, abbronzato. Elegantissimo. Da come fa avanti e indietro dall’aula, si vede che associa ancora giustizia e regolamento al suo movimento. Arriva Moggi. Saluto. Entra nel varco avvocati, lo seguo. Mi siedo. Dove neanche dovrei stare. L’aula è nutrita. Giornalisti, avvocati. Li riconosci all’istante. Simpatiche carogne con una diversa filosofia di vita. I giornalisti stan lì come a un funerale, gli avvocati danno sempre l’impressione di rimorchiare. Davanti a me che neanche potrei c’è gente che registra e guarda nei monitor. Neanche dovrei ma rubo in primo piano la prima fila. Questo è Narducci. Se Moggi è Sanremo, lui è il Premio Tenco. E’ un napoletano atipico e non solo perché tifa Bologna. Sembra un tipo preciso. Barba curata, capello in tinta. Non fa una piega. Eppur si muove. Sgrana periodicamente gli occhi forse per indicare come si fa con le claque quali sono le parti salienti dove ci si deve inquietare. Quando parla Auricchio invece sembra chiudersi quasi per sentire bene le note. A metà tra Jurman di Amici e un segnalibro. Non guarda mai i suoi imputati. Dipendesse da lui, certa gente alla sua festa nemmeno verrebbe invitata. Se si rivolge a loro, scandisce impostato la sua differenza come neanche quelli che danno apposta le informazioni sbagliate. E’ una vita d’inferno. Urla anche per dire buongiorno perché nessuno pensi all’inciucio. Se Moggi è l’Italia, lui è la cura. Gli avvocati di Moggi son Trofino e Prioreschi. Perfetti quando si mostrano assieme. Uno alto, uno basso, uno marca Luciano, l’altro il resto del mondo. C’è anche la futura signora De Santis, l’avvocatessa Silvia Morescanti. Buoni o cattivi, morti dentro o ancora vivi, sono tutti innamorati di lei. Anche Narducci potesse smetterla di dare le spalle al mondo e distogliersi un attimo dalla sua missione per conto di Io, con lei aprirebbe gli occhi del tutto. Peggio che bella, sensuale. Gran senso pratico se la origli (anche) parlare. Come Teresa Casoria del resto. La presidente del gineceo che farà giustizia della giustizia degli uomini, la Moggi della Triade rosa che giudicherà. Napoletana anche lei ma da uguale per tutti. Se Narducci fa Wagner, lei è il caffè.
“Attilio Auricchio, nato a Casoria il 30 Marzo ‘70”. Cavolo. E’ della provincia, più giovane di me di sette giorni e ha combinato settanta volte sette più guai di quanti gli si possa perdonare. Ma chi è questo, sembra quello che stava in classe con te, no semmai quello che sgambettasti tu. Tutto qui Auricchio ? La banalità del male aveva un maglione più sgargiante a mio avviso.
Quello che prendeva sei e mezzo legandosi alla sedia non avendo altri mezzi aveva una sedia con più personalità. Cribbio, è panico. Altro che svenimenti. Altro che signore romantiche pronte a scrivergli nell’ineffabile maniero la passione per il vizio e per l’abuso. Altro che pipistrelli sulle spalle, schioppettate ardite e le risalite, cani poliziotto amici, barba incolta delle grandi passioni. Sbirro che non deve chiedere mai ? Ma se sembra appena uscito da un armadio, e non come un amante ma come uno che ha sbagliato a bussare. Menti raffinatissime ? Sembra uno che ha appena fatto reclamo a Trenitalia. Altro che. Altro che Impero del Male. Che delusione. Fascinoso come una telefonata di circostanza, spigoloso come un ottusangolo, massiccio magara e neanche incazzato. A domanda risponde. E’ un giudice ragazzino con l’aspetto da secchione per corrispondenza. Un bruttino (quasi) stagionato. Somiglia a uno dei tanti che andava verso un due stanze e bagno, il destinatario naturale di una casettina in periferia. Invece è qui. Ha fatto il colpo della sua vita a scapito di far prendere un colpo alle nostre e neanche illustra con dovizia di particolari. Neanche un po’ di arte a nobilitare il crimine. Legge. E legge. E legge. A chiamarlo colonnello non ci si crede. Avesse un difetto, una pancia, una inclinazione. Ai nostalgici è vietato persino di ricordare gli anni ’70, quando al cinema Lino Banfi faceva il “coglionello”. Era pur sempre per farseli tutti. O la battuta di Fortebraccio su Cariglia che s’era fermata la macchina ed era sceso nessuno, era Cariglia. Avesse una faccia, una voce. C’è uno che prova ad offenderlo ma viene subito zittito. Come si fa ad odiare chi è preciso e identico a quello che t’ha riparato il computer più di una volta per pochi spicci di conversazione ed un saluti alla signora o a quello che t’ha portato la pizza anche se ha la laurea perché arrotonda o al bravo figlio che sconta le rate e porta le corna ma per il momento si arrangia. Come si fa ad odiare l’italiano medio, il ragazzo della porta accanto, la casalinga di Voghera. E’ tutti e nessuno, ce ne fossero pure di centomila. Le difese lo contestano. Non parla. Legge. E legge. E legge. Mentre non parlava di panettoni barra milioni e di arbitri di partite mai arbitrate, si poteva credere talmente a tutto, anche si fosse spogliato l’avvocato di De Santis. Legge. E legge. E legge. E’ una gabbia di nonsense più che un Romanzo Criminale. Nessuno in aula è nel gabbiotto ma siamo tutti prigionieri. Legge. E legge. E legge. Per Narducci, Auricchio ha sempre ragione perché il mondo si divide in brogli e brogliaccio. Legge. E legge. E legge. Moggi protesta, Bergamo pure. Narducci è all’Opera: zittisce i profani che non vanno a tempo con le arie (fritte) di Auricchio. Legge. E legge. E legge. Casoria difende Moggi perché il mondo si divide in chi la ragione se la prende, chi ragione se la dà. Non appesantiamo oltre perché oltre non c’è. Legge. E legge. E legge. Ma dove sta il quadro d’assieme, l’intelligence, il criterio, la rilevanza. La docenza d’indagine. L’unica cosa messa off side qui sembra il centralino dei Carabinieri. Legge. E legge. E legge. Poi chiede il certificato medico per andarsene prima. L’accusa non lo ha preparato. Ha un figlio malato, ma promette. Ho imparato a fare i riscontri. E’ solo per questa volta. Pericolo scampato. S’è fermata la Storia ed era Auricchio.
Narducci anche sta a posto. La ragione può averla. Legge uguale per tutti.



“Legge. E legge. E legge.”
Bella questa reitarazione: sembra un gocciare, il ticchettio di un orologio, insomma uno di quei rumori di fondo a cui dopo un po’ non si fa più caso.
Vergognatevi e si vergogni chi scrive.
Vergognati TU che non sai nemmeno di cosa parli! Cercare giustizia, quella vera è un diritto oltre che un dovere per tutti a cominciare da gente pagata dallo stato, cioè da noi, come l’ex ten.col. Auriccchio, che si è nascosto per anni decine di intercettazioni che forse davano fastidio a qualcuno che LUi conosce molto bene!
Oggi questo signore è stato denunciato, e prima o poi ci dovrà spiegare cosa intende LUI come giustizia!
Non ci servono supereroi in italia, no, nemmeno per fare le indagini.
ci serve gente che fa il suo mestiere senza clamore e senza protagonismi.
E questo auricchio il suo mestiere evidentemente lo sa fare.
A differenza di chi ha scritto quest’oscenità di articolo.
auricchio supereroe???? hahahhaha spero che auricchio abbia ragione, se non fosse cosi sarebbe una repubblica delle banane
Caro Piero,
credo sia il caso che si legga alcuni atti del processo, le deposizioni di Auricchio, ma soprattutto la sua storia professionale. Sono certo cambierà idea
Caro Roberto, evidentemente è lei a non conoscere la storia professionale di Auricchio. Questo articolo è una vergogna e lei dovrebbe informarsi prima di dare fiato.
Egregio Mario, la storia professionale di Auricchio, parla di un soggetto che già in precedenza è stato denunciato per aver alterato delle intercettazioni!
Il signore poi, è collaboratore diretto di un tale Arcangioli; le dice nulla? E’ quello che si è fregato la Agenda di Borsellino appena dopo la strage! Loro due iniziarono le indagini su calciopoli!
Questo sign. Auricchio in Aula a Napoli è stato penoso e vergognoso nel cercare di giustificare le decine di intercettazioni che ha omesso ed alcune le ha addirittura alterate. Si informi LEI piuttosto!
Aggiungiamo la ciliegina sulla torta con il Filmato che gira da diverso tempo sul WEB, dove si vede il Suo EROE mentre tutto nascosto in un angolino di un locale, mentre se la fa con il Presidente dell’INTER Moratti! Forse parlavano di canto e cucito oppure di ricette di cucina?
Ma ci faccia il piacere! Questo signore è una pedina del più grande imbroglio che sia mai accaduto al calcio Italiano…!
L’articolo, onestamente, è davvero illeggibile. Una pugnetta infinita.