A pensarci bene la storia che vede coinvolti Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri incaricati della gestione dei “grandi eventi” e gli imprenditori Diego Anemone dell’omonimo gruppo, che si è aggiudicato l’appalto per la conversione dell’ex arsenale della Maddalena e che ha interessi nei lavori per i Mondiali di nuoto, e Mauro della Giovampaola, e che coinvolgerebbe in modo non lieve anche il super capo della protezione civile, Guido Bertolaso è davvero, come l’ha descritta il Gip di Firenze, “un’ordinaria storia di corruzione”.
L’Italia ne è piena. Com’è ormai piena di scandali a base di escort, sesso e potere. Il fatto che nella rete cada un uomo come Guido Bertolaso, se ne saranno accertate le responsabilità, l’uomo che incarna più di ogni altro quel “governo del fare” che Berlusconi vanta come la cifra distintiva della sua azione politica ed amministrativa, come ricordava ieri Donato De Sena è, alla fin fine, non molto rilevante. Non sono certo queste “sciocchezzuole” che impressionano una pubblica opinione che da mesi, forse anni, osserva senza battere ciglio la sistematica sopraffazione dello stato di diritto in nome della “legittimazione popolare”.
L’ indifferenza di quasi tutti gli italiani, senza quasi distinzione di parte politica, allo svuotamento della funzione legislativa del parlamento, all’attacco a qualsiasi istituzione di garanzia che verifichi l’operato del “principe”, alla “privatizzazione” strisciante di pezzi di pubblici poteri è un dato quasi acquisito. Anzi, i “principi e principini” sparsi nei governi nazionali, regionali e locali si sentono e forse sono ormai degli intoccabili a prescindere, che possono trattare come “cosa loro” la res publica, la cosa pubblica, siano i servizi locali, le emergenze sismiche, l’organizzazione dei mondiali di nuoto al G8 e chissà che altro.
Ma c’è qualcosa che, speriamo, anche in quest’ Italia ormai sorda a qualsiasi considerazione su etica, separazione dei poteri, corruzione, occupazione del potere di “bande di sciacalli”, può ancora fare indignare. Sono quelle parole agghiaccianti che – mentre si contavano i morti sotto le macerie de L’Aquila – alcuni attori di quel “sistema gelatinoso” di tangenti, appalti, sesso di cui sarebbe protagonista il vice di Bertolaso e dove forse è rimasto impigliato lo stesso capo della Protezione civile, si scambiano al telefono, proprio quel 6 aprile di un anno fa: “Alla Ferratella occupati di ‘sta roba del terremoto, perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”. Con l’altro che ripete “Lo so”, e ride. “Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro il letto” e così via.
Ecco. Vogliamo sperare, assieme al sindaco Massimo Cialente, che i protagonisti di questo sistema, a parte la corruzione, i giri di soldi, sesso e potere che personalmente aborriamo ma che fanno ormai parte di questi “anni del fare”, abbiano un rigurgito di dignità e di buongusto e chiedano scusa e si vergognino. E che tutti coloro che – in quanto pubblici ufficiali – in quel sistema gelatinoso, dove l’efficienza diventa discrezionalità fuori controllo, hanno inzuppato il pane, vengano cacciati a calci nel culo. E se fra loro – ci auguriamo sinceramente di no – dovesse esserci Guido Bertolaso, che personalmente stimiamo nonostante qualche errore di troppo nella gestione del dopo sisma aquilano, non saremmo disposti a fare un’eccezione.




In un paese normale Bertolaso sarebbe stato ingabbiato il giorno dopo il terremoto aquilano, dopo che i suoi, uscendo dalla commisione grandi rischi, dissero che non c’era nessun problema.
Condivido l’amarezza per l’indifferenza con la quale gli elettori assistono allo smantellamento dello Stato così come è stato disegnato nella nostra Costituzione.
Vorrei però sottolineare, al di là della responsabilità dei singoli (pur grande) la pericolosità di un sistema Protezione civile Spa quale è stato immaginato da Berlusconi in regime di “emergenza permanente”: su mandato del governo (decisione politica) si attiverebbe un centro di spesa che sfugge a qualsiasi controllo se non quello del governo committente.
Ancora una volta verrebbe eluso il meccanismo dei pesi e contrappesi che è alla base di ogni democrazia parlamentare.
Sono totalmente d’accordo con te. La mia amarezza verte SOPRATTUTTO su questo punto: sul fatto che non si capisca che quando c’è di mezzo la res publica i controlli SERVONO, ed anzichè aggirare regole farraginose le si cambia.
Il resto (appalti truccati, tangenti, marciume vario) viene da sè.
Grazie
C.