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Il capo che ci provava con le dipendenti

Il giudice del lavoro ha condannato a risarcimento complessivo di 90mila euro un datore di lavoro di Pistoia accusato di aver molestato due giovani dipendenti. Si tratta di Mario Romano, titolare della Lh Espress, incastrato dalla testimonianza di altre ragazze impiegate.

 

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DENISE, 19 ANNI – Le cifre da versare non sono per nulla simboliche e faranno da base per altre sentenze. Del caso parla il quotidiano il Tirreno in un articolo a firma di Carlo Bartoli:

«Io avrei preferito dimenticare subito. Chiudere tutto in un cassetto e non pensarci più. I miei genitori, però,mihannoaiutato a parlare, mi hanno consolato e convinto a rivolgermi al sindacato e fare causa. Non tanto per i soldi, quanto per la mia dignità ». Inizia così lo sfogo di Denise Galli, una bella ragazza che sembra il ritratto della salute e della spensieratezza, anche se mentre parla la voce le si incrina. E’ costretta ad asciugarsi gli occhi, manon si interrompe, vuol continuare a parlare. Racconta delle molestie fisiche e verbali che hanno portato ad una vera e propria “causa pilota”: un maxi- risarcimento di 25mila euro più il reintegro e quattro anni di stipendi arretrati nei suoi confronti, 40mila per la sua collega Michela Bonari, altri 25mila per il consigliere di parità. Cifre certamente non simboliche, come stabilisce una direttiva europea e che faranno certamente da base per altre sentenze. Denise all’epoca aveva 19 anni, era appena uscita dalla scuola e l’impiego alla Lh Express di Pistoia era il suo primo lavoro. Un lavoro durato alcuni mesi e conclusosi con un licenziamento, ritenuto dal giudice del lavoro Elisabetta Tarquini, illegittimoe discriminatorio, una «ritorsione a fronte del rifiuto della lavoratrice di accettare le avances », del titolare della Lh Espress, Mario Romano.

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MICHAELA, 23 ANNI – Il capo a quanto pare non impiegava molto tempo ad individuar i suoi bersagli, Michaela, 23 anni, è stata molestata pochi giorni dopo il suo arrivo in azienda. Continua Bartoli sul Tirreno:

La storia di Denise Gallinon è però appunto la sola. Michela Bonari, all’epoca dei fatti” di anni ne aveva ventitré, aveva già svolto qualche lavoretto e sperava di trovare una sistemazione più stabile, per poter aiutare la mamma. La sua permanenza nella sede della piccola azienda di recapito postale di Pistoia è durata appena una settimana. Anche lei ha trovato in famiglia la forza di parlare e di ribellarsi. «Mia madre è iscritta alla Cgil e quando, vedendo che ero sempre di cattivo umore, mi ha convinto a parlare, mi ha proposto di andare al sindacato a denunciare tutto». Michela non ha impiegato molto a capire che qualcosa non andava: «Già dal colloquio, per un posto da portalettere, mi è stato detto che potevo aspirare a un lavoro di maggior prestigio, che sarei potuta andare a Roma per dei viaggi di lavoro. Già nei primi brevi spostamenti con il titolare – racconta – non ho gradito i suoi atteggiamenti, il fatto che mi accarezzasse il viso. E così, dopo essermi confidata con un’altra ragazza che lavorara in ditta, mi sono licenziata e ho deciso di rivolgermi al sindacato. Mi sono detta, io vengo via e a chi viene dopo di me cosa accadrà?». Michela e Denise hanno fatto causa e l’hanno vinta, una terza ragazza si è costituita parte civile nel procedimento penale ancora in corso, e per quanto riguarda altre due ragazze che hanno testimoniato, il giudice ha ordinato a Mario Romano e alla Lh Express di notificare la sentenza anche a loro «con contestuale avviso della loro facoltà di ottenere risarcimento delle lesioni patite».

 

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